Autorità Portuale – Dopo il gran rifiuto del generale Paoletti si pensa al secondo, cioè l’avvocato Daniele Barbieri (oppure a rifare il bando)…

Di Majo da quando a Civitavecchia non ne azzecca una. Oltre la grana della Port Authority Security adesso qualcuno vuol fargli anche i conti in tasca

CIVITAVECCHIA – Anche la nomina dell’amministratore unico della PAS, fatta dal presidente Di Majo, sta diventando un “caso” da segnalare alle autorità di controllo. Troppi giochetti fatti al buio e poca, anzi, zero trasparenza. Di Majo sapeva bene, fin troppo bene, che approdare a Molo Vespucci sarebbe stato difficile (anche su come ci è arrivato sarà avvincente scrivere nei prossimi giorni).

Tutto immaginava ma non quello che gli sta capitando con una serie impressionante di effetti negativi tanto da pensare che vicino a lui ci sia qualcuno che porti sfiga. Sperando che questo sia frutto dei soliti superstiziosi parliamo dell’ultimo capolavoro che i suoi collaboratori gli hanno confezionato (in gergo romano si dice “pacco”).

Il nuovo presidente, per far vedere e, soprattutto credere, di fare scelte dettate dal curriculum professionale, ha inanellato una serie di bandi che passeranno di certo alla storia delle nuove autorità portuali di sistema.

Il primo bando, quello disegnato a pennello per il suo amico Ivan Magrì lo ha dovuto congelare in attesa di non meglio precisati giudizi di merito dell’ANAC.

Il secondo, quello da pochi giorni concluso, ha visto vincitore il dottor Paolo Risso. Noi avevamo indovinato il suo nome, novelli Maghi Merlino, già dai primi giorni di gennaio.

Adesso il terzo. Zero trasparenza sul sito dell’Autorità Portuale, pochissima su quello della pasecurity.it dove comunque, qualche cartuccella l’abbiamo trovata e siamo riusciti a sapere qualcosa.

Scopriamo, a differenza del bando vinto da Risso, con non vi sono elenchi e punteggi assegnati a coloro che avevano presentato la domanda. Leggiamo invece che ci sarebbero agli atti pseudo relazioni ma non sappiamo da chi redatte.

Abbiamo altresì scoperto che in 14 hanno presentato domanda e accatastato altrettanti curricula nell’ufficio protocollo.

Di questi, 4 (diconsi quattro) hanno fatto perdere le loro tracce, forse non avevano neanche il minimo sindacale richiesto.

Degli altri, invece, la graduatoria esiste e adesso ve la scriviamo (anche se l’avete già letta in fotografia).

Vincitore è risultato il Generale dei Carabinieri in pensione Giancarlo Paoletti, come scrive Di Majocon pluriennale esperienza presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. 

Non c’è traccia, da nessuna parte, della PEC inviata dal generale con la quale ha rinunciato all’incarico.

In attesa di vincere il bando o di essere chiamato direttamente o con qualche incarichetto da RUP, Ivan Magrì sta tentando una mediazione che sembra comunque impossibile. Del resto se lo hanno fatto vincere un motivo ci sarà pure stato altrimenti un generale con siffatto curriculum per quale ragione si sarebbe cimentato in questo “concorso” per gestire un plotoncino di addetti alla sicurezza portuale!

In attesa di notizie PUBBLICHE, colpisce che la graduatoria dei restanti 9 sia rimasta anonima almeno fino ad ora e cioè da quando pubblicata da noi.

Ecco i nove in ordine d’arrivo:

  1. Daniele Barbieri
  2. Gian Piero De Angelis
  3. Mauro Ranieri
  4. Gianni Ghiani
  5. Matteo Mormino
  6. Marco Mocci
  7. Romano Angeloni
  8. Umberto Saccone
  9. Guido Guinderi

Dunque, inspiegabilmente, il solerte e mal consigliato presidente dell’Autorità Portuale Francesco Maria Di Majo, invece di nominare subito e senza indugio il secondo, cioè l’avvocato Daniele Barbieri, sta aspettando istruzioni (non sappiamo da chi e perché).

Da ieri però non c’è solo questo a turbare il sonno del presidentissimo piovuto da Piazza Navona. Ci sono anche richieste di accesso agli atti presentati in appendice anche ad altri organi di controllo, dove si chiede di fare luce su alcune spese e consulenze.

Dei 6mila euro caricati o scaricati sulla sua carta di credito. Di alcuni incarichi dati a qualche amico in attesa di “giudizio”.

Insomma di carne al fuoco ce n’è molta a cominciare su qualche strano episodio che lo ha visto protagonista ancor prima che diventasse presidente.

Questa però è un’altra storia.

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