Tarquinia – Era di Stefano Taccini la villa sequestrata a Marina Velka

L’imprenditore romano, legato alla Banda della Magliana e ai Casamonica, riciclava soldi dei cinesi e si divertiva a finanziare team da corsa su moto. La Lega chiederà che tutte le proprietà sequestrate ai mafiosi vengano assegnate alle associazioni di volontariato che si occupano di assistenza ai disabili

TARQUINIA – La villa sequestrata alla banda della Magliana a Tarquinia  e più precisamente a Marina Velka, che sarà a brevissimo riassegnata, era dell’imprenditore romano Stefano Taccini.  Così aveva affermato Matteo Salvini, ministro dell’Interno, nella trasmissione “Porta a Porta” prima della fine dell’anno.

La Lega Tarquinia è intenzionata a presentare, nel proprio programma elettorale, le finalità di tutti gli immobili sequestrati dalla DDA nel corso di questi ultimi anni.

In tutto a Tarquinia, secondo quanto emerso nell’ultima conferenza dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati, gli immobili sottratti alla criminalità organizzata sarebbero dodici per un valore di un milione 314 mila euro, e per ognuno di loro il Comune di Tarquinia ha presentato una manifestazione di interesse per poterli utilizzare per scopi sociali e istituzionali. Si tratta di immobili, terreni e annessi, che fanno capo a due proprietà principali: quella situata in località San Giorgio e quella di Marina Velca. Al vaglio, ancora, la destinazione d’uso della villa di San Giorgio, oggetto di confisca già nel 2015.

La maggior parte degli immobili furono oggetto di sequestro da parte dei Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Roma.

Diedero esecuzione ad un’ordinanza, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Roma, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, che dispose l’arresto di 20 persone, tutti gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di riciclaggio aggravato dalla transnazionalità, autoriciclaggio, impiego di denaro di provenienza illecita, emissione ed utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti.

Le complesse indagini dei Carabinieri consentirono di accertare l’esistenza di due sodalizi criminali dediti al riciclaggio: uno, facente capo a due imprenditori italiani di Roma, che era già riuscito a riciclare 15 milioni di euro, illegalmente accumulati nella provincia di Milano e derivanti dall’illecita raccolta di profitti conseguiti da appartenenti alla comunità cinese.

In particolare, determinate persone giuridiche, dopo aver ricevuto in contanti i capitali illecitamente raccolti dai predetti soggetti cinesi, effettuavano bonifici bancari giustificati da fatture per operazioni in realtà inesistenti, emesse da società riconducibili all’organizzazione.

A loro volta, tali società trasferivano il denaro sui conti correnti di una società, con sede a Londra, controllata da prestanomi dei cittadini cinesi che rientravano così, all’estero, in possesso del denaro “ripulito”; un secondo sodalizio, facente capo anche in questo caso ad un italiano, imprenditore della provincia di Roma, risulta aver riciclato 3 milioni di euro provenienti dal traffico di sostanze stupefacenti sul territorio della Capitale.

Uno degli arrestati, Stefano Taccini, imprenditore romano, operante nel settore del commercio d’auto, già in passato era stato arrestato per operazioni di riciclaggio effettuate a favore del noto Enrico Nicoletti. Era sua la villa mostrata nella slide dal ministro Matteo Salvini.

L’attuale indagine trasse spunto da un’altra attività investigativa, condotta sempre dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma,  riguardante le ipotesi di reato di riciclaggio e fittizia intestazione di beni, aggravati dall’utilizzo del metodo mafioso, a carico di un commercialista, originario di Napoli ma da anni residente a Roma, permanentemente a disposizione di esponenti di organizzazioni criminali di tipo camorristico operanti su scala nazionale, favorendone le attività di riciclaggio e reimpiego dei capitali illeciti, arrestato il 16 novembre 2015 per diversi episodi di trasferimento fraudolento di beni e valori, aggravati dall’utilizzo del metodo mafioso.

I personaggi

Il gruppo criminale che riciclava soldi per i cinesi faceva capo a Stefano Taccini, romano di 54 anni, legato all’ex Banda della Magliana, Enrico Nicoletti; e a Fabio Splendori.

Conoscenti di Taccini, anche Vittorio e Consilio Casamonica del noto clan dei nomadi, e anche Massimo Nicoletti, figlio dell’ex cassiere della “Banda della Magliana”, Enrico.

L’inchiesta coinvolse anche Raffele Gerbi, patron della società “Professional e Partners Group”, famoso per aver assistito numerosi clienti vip.

Nell’azienda lavoravano anche noti esponenti della criminalità organizzata: Angelo Senese e Michele Senese, oltre a Jacopo Sansovin già coinvolto nell’indagine “Mafia Capitale”.

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