Civitavecchia Porto – Molo Vespucci sotto assedio (Cinque). Di Majo, la paura fa 90 e salta il banco “Privilege”

Troppe ombre, l’operazione condotta dal faccendiere Ivan Magrì e dal suo amico avvocato Vito Parenti lo ha spaventato. Intanto al setaccio le chat dei telefoni cellulari. Le chat segrete di Telegram del presidente e non solo

CIVITAVECCHIA – Cantiere Privilege, il presidente Francesco Maria Di Majo prende la decisione di rinviare la firma della concessione e scrive PEC a tutti, compresa la Procura della Repubblica di Civitavecchia. C’avevano messo la bocca un po’ tutti, a cominciare dal faccendiere Ivan Magrì e dal suo amico Vito Parenti che fin dal primo minuto hanno seguito con costante attenzione l’affare, chi dal punto di vista “politico” (il faccendiere) chi dal punto di “operativo” (l’avvocato).

La vicenda infinita di questo passaggio di consegne sembra non avere pace. Cosa è successo? Perché questa inaspettata decisione?

Tutto nasce da un incontro informale avvenuto tra il presidente ed alcuni portuali il fine settimana scorso. Uno di loro, legittimamente, avanzava dei dubbi su una delle società che, a voce dei portuali toscani loro amici, sarebbe praticamente sconosciuta.

Un dubbio legittimo che, anche se non sappiamo con esattezza le parole pronunciate, devono aver innescato un meccanismo di paura nella testa, decisamente confusa in questi giorni, del presidente dell’AdSP del Mar Tirreno Centro Settentrionale Francesco Maria Di Majo.

Come già noto, nel perimetro dell’asta rientrano gli immobili del cantiere, situato nella zona della Mattonara, composto da undici fabbricati per un totale di 102.200 metri quadrati che insistono su un’area demaniale oggetto di tre diverse concessioni, tutte in scadenza nel 2039.

Quest’ultimo (Di Majo), infatti, il giorno dopo quell’incontro informale, ha scritto una PEC a questo portuale e lo ha invitato a denunciare i suoi dubbi alla Procura della Repubblica di Civitavecchia; avvisandolo che comunque, lui stesso, lo avrebbe fatto citandolo poi come fonte di informazioni.

Perché questa reazione così forte e decisa da parte del presidente Francesco Maria Di Majo?

Eppure dovrebbe dormire “tranquillo”, su più cuscini in questo caso perché, tutta la vicenda ex Privilege, è stata seguita dal suo faccendiere personale Ivan Magrì e dall’amico di quest’ultimo Vito Parenti.

Pranzi e cene con personaggi più o meno ambigui legati a questa particolare vicenda ci sono stati nei mesi scorsi, ripetuti. Libanesi, maltesi, greci, tutti sempre accompagnati dall’infaticabile faccendiere che con orgoglio li presentava ed introduceva al mondo imprenditoriale e politico locale.

Ovvio che in molte circostanze fosse presente anche Di Majo e questo, evidentemente, dopo la sfilza di avvisi di garanzia ricevuti in questi ultimi giorni, non lo hanno fatto sentire affatto sereno.

Chiunque sia quel portuale ad avere fatto quelle affermazioni, ha solo manifestato a voce alta un pensiero che è quello di tutti, noi compresi.

La garanzia che la verità si saprà comunque, al di là delle PEC del presidente Di Majo, è che uno dei tanti Trojan sparsi per i telefoni dei portuali (o forse proprio il suo) avrà sicuramente registrato tutta quella conversazione che la Procura di Civitavecchia, se avrà tempo, potrà riascoltarer con attenzione.

La paura di Di Majo potrebbe essere quella di temere che, gli approfondimenti inevitabili e necessari dopo la nostra inchiesta dello scorso anno, con la pubblicazione di mail che rivelavano alla comunità i precedenti lavorativi di alcuni personaggi legati all’affare Privilege, non siano stati fatti bene o ritenuti incompleti.

Ad esempio, è stato chiesto un parere all’ANAC?

Si è fatto un passaggio all’antiriciclaggio per segnalare le operazioni in corso?

Il nostro pensiero sulla curatrice fallimentare del Privilege Yard, Daniela De Rosa, lo abbiamo scritto in passato e tale rimane (pessimo), anzi si rafforza quando andiamo a leggere la sua deposizione, come persona informata sui fatti, nel processo a Banca Etruria che si sta celebrando ad Arezzo.

Una professionista, diventata milionaria grazie a questa curatela, dovrebbe avere una memoria più lucida e conoscere meglio le varie fasi che hanno portato al fallimento la società di Mario La Via visto che lo ha trattato in prima persona.

Ad esempio ha fatto la “gnorri” sulla lettera del Cardinal Tarcisio Bertone e su tante altre cose ma a noi, fondamentalmente poco interessa perché, i soldi da lei recuperati (non si sa bene ancora quanti e come) molti sono finiti sul suo conto bancario (per il lavoro svolto e le percentuali di legge, quindi tutto regolare purtroppo), gli altri finiranno, inevitabilmente, nelle casse delle banche e i creditori come al solito, “cippa”.

Aver tenuto segreto il nome dell’acquirente, l’aver sempre alzato una cortina fumogena non facendo sapere cosa si stesse facendo, cosa realmente è stato fatto, ha alimentato leggende e storielle che, alla fine, hanno prodotto l’ennesimo stop e la mancata firma di oggi.

Gli acquirenti perché non fanno una bella conferenza stampa dove illustrano nei dettagli la loro operazione?

Perché non viene detto il nome di chi ha acquistato lo scafo P430?

Perché non viene detto quanto la curatrice fallimentare ha incassato con la vendita dell’energia elettrica prodotta dai centinaia di pannelli fotovoltaici posti sui tetti dei capannoni?

Alcune polizze fidejussorie sono state escusse dall’AdSP ma le altre che fine hanno fatto?

Visto che Frangi ebbe modo di farsi vivo con una nota a tutela del buon nome della Royalton, perché non si fa vivo adesso e ci racconta di come stiano realmente le cose allo stato attuale?

 

royalton

 

Tutto fumoso e tutto complicato ma che spingerà gli inquirenti ad approfondire le chat sul telefono del presidente Di Majo sequestrato dalla Guardia di Finanza la settimana scorsa. Chat importanti per vedere anche quante telefonate e messaggini (tutti recuperabili su Whatsapp e Telegram) ci siano stati con il faccendiere Ivan Magrì, che andava in giro a parlare con tutti, imprenditori e portuali, per nome e conto dello stesso presidente Di Majo.

I sindacati, nel frattempo, iniziano a perdere la pazienza.

“L’Autorità Portuale, la Royalton e tutti i soggetti in campo chiariscano cosa sta succedendo”. A parlare è la Fiom Cgil, che apprende dell’ennesimo rinvio a data da destinarsi di quello che sarebbe dovuto essere l’appuntamento finale per ufficializzare l’accordo tra Autorità Portuale e Royalton per l’inizio dei lavori sulla ex Privilege.

“La cittadinanza ha il diritto di conoscere che tipo di problemi ci sono, se ci sono, e come si andrà avanti, se si andrà avanti – attacca la sigla sindacale – soprattutto ne hanno diritto le persone che lavoravano in quel cantiere e i loro familiari, dopo aver subìto in prima persona le drammatiche conseguenze del fallimento Privilege Yard”.

In tutto questo, abbiamo ritrovato, grazie a Google Maps, gli uffici della Marine Goddess srl di Viareggio e come potete vedere voi stessi, si vede che hanno a che fare con il lusso e lo sfarzo dei megayacht e con i miliardari che se non li acquistano li affittano a cifre da capogiro per qualche settimana.

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