Civitavecchia Porto – Addio alla PAS. Con le dimissioni di Marcello fallimento alle porte. Di Majo peggio del bombardamento americano

In soli tre anni è riuscito nella missione, all’apparenza impossibile, di distruggere il porto in ogni settore e segmento. Molo Vespucci un carrozzone pieno di macerie

CIVITAVECCHIA – Il 5 marzo prossimo le dimissioni dell’amministratore unico della PAS (Port Authority Security), Raffaele Marcello saranno definitive. Con una dura e dettagliata lettera, si è dimesso l’ennesimo professionista chiamato, si fa per dire, a risolversi i problemi della società di vigilanza e sicurezza portuale.

Prima Umberto Saccone poi, cioè in meno di tre anni, si sono avvicendati Vincenzo Conte, Andrea Rigoni, Manuela Marsili e per ultimo Raffaele Marcello. Ultimo in ordine temporale a mollare una nave ormai affondata. 

Qualche settimana fa si era dimesso in blocco il nuovo organo di controllo che era composto da Valeria Giancola presidente (residente a Francavilla a Mare), Marcello Pollio (residente a Genova), Titoflavio Scibetta (residente a Roma) e supplenti Teresa Cantore (residente a Civitavecchia) e Matteo Pozzoli (residente a Firenze).

Un fallimento dietro l’altro perché, purtroppo, il bilancio è nelle mani della Procura di Civitavecchia e non sono più possibili le alchimie contabili e i trucchetti del passato.

Ennesimo colpo di scena, da segnalare alla Corte dei Conti per l’ingente danno erariale compiuto a danno dell’Azienda Porto. Cinque bandi, cinque commissioni esaminatrici, cinque amministratori, cinque revisori, fatture false e via discorrendo hanno minato quella società in house che, fino all’uscita di scena di Pasqualino Monti, era il fiore all’occhiello dell’Autorità Portuale.

La sciagurata disgrazia capitata a Civitavecchia è da imputare all’ex Ministro Delrio e del presidente attuale, Francesco Maria Di Majo.

Persona totalmente inutile, incapace professionalmente, inadeguato e impreparato personaggio dal curriculum discutibile, figlio di papà (quindi raccomandato) al quale hanno affiancato una segretaria generale, Roberta Macii, che ha contribuito al lavoro di distruzione di massa del nostro porto a vantaggio di Livorno e degli altri.

Dicono che abbia passato più tempo a limonare a destra e manca, a fare viaggi con l’auto di servizio che tutelare imprese portuali e lavoratori.

Hanno aperto vertenze sul carbone, sulle banane, sui terminal, sul navettamento, sulla Privilege, sull’automotive, sul porto storico. Insomma un’operazione scientifica di demolizione dell’economia portuale perfettamente riuscita. Sono riusciti a prendersi anche degli avvisi di garanzia da sbellicarsi dal ridere.

Le cose sono due, o l’ex ministro Delrio ha nominato Di Majo convinto della sua totale impreparazione e idiozia politica, con in mente la distruzione del porto o, e questo sarebbe peggio, lo ha fatto coscientemente sapendo che la mission del Di Majo era quella di distruggere coscientemente.

Senza prende troppo in giro i lavoratori della PAS, gli agenti, dovrebbero munirsi di pomodori e verdure fradice da tirare in faccia ai due artefici della fine del loro lavoro: Di Majo e Macii.

La PAS è virtualmente fallita. Adesso c’è da capire con quanta velocità e quanti saranno quelli che avranno un posto di lavoro garantito in futuro. Forse meno della metà.

Facciamo un appello al sindaco Ernesto Tedesco affinché lasci perdere cazzate, tipo la ricerca di talpe che non esistono, e inizi a chiedere la testa di questo personaggio che ha distrutto l’economia del Porto.

Se a questo inseriamo la sciagura del coronavirus che potrebbe far perdere fino al 25% di traffico crocieristico allora la frittata è completa.

Facciamo anche appello e ci schiereremo senza indugi al fianco dei portuali di Enrico Luciani affinché assedi e occupi Molo Vespucci cacciando a calci in culo questi incapaci.

Il presidente Francesco Maria Di Majo insieme all’altra sciagurata e indefinibile figura della segretaria generale Roberta Macii, non devono più mettere i loro piedi all’interno di Molo Vespucci per il bene del porto e della città.

Serve una rivolta come i Gillet Gialli contro Macron. Vanno presi a sassate e cacciati finché è possibile salvare qualcosa. C’è da andare a prendere i suoi uomini che si nascondono adesso a Civitavecchia ma che tutti conoscono bene e metterli in quarantena.

Questo è un grido di battaglia a difesa del nostro porto. Una guerra che non deve avere un colore politico, ma una bandiera di speranza e liberazione. Chi non lo farà sarà complice di queste persone che hanno infangato l’onore e la memoria di ha lavorato, combattuto e morto per rendere grande questo porto.

Francesco Maria Di Majo è stato, è e sarà il peggio presidente della storia del Porto dal dopoguerra ad oggi. Peggio di Attila, peggio dei Barberini (quod non fecerunt barbari, fecerunt barberini)

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