Civitavecchia Porto – Dimissioni Macii “abbraccio mortale” alla presidenza Di Majo

Il Sindaco Ernesto Tedesco, preoccupato, sollecita il Ministro dei Trasporti ad intervenire in modo drastico, anche con un commissariamento

CIVITAVECCHIA – I danni compiuti dal presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Tirreno Centro Settentrionale, Francesco Maria Di Majo, sono stati peggiori del coronavirus.

Ha raso al suolo l’economia del porto. Contenziosi che non si contano più. Il suo braccio destro, Roberta Macii, pur di vivere si è accontentata della liquidazione con preavviso ed ha fatto le valige lasciando l’esperto di “discese libere” da solo verso il baratro.

I suoi ultimi fedelissimi hanno chiesto addirittura di riavvicinare persone sottoposte a mobbing e vessate dalle sue azioni per trovare nuovi alleati. Niente. Nessuno vuole più avere a che fare con lui. Un personaggio da evitare. Prendere un caffé con lui può essere “letale” dal punto di vista politico e professionale. Un caffé metaforicamente simile a quello offerto al buon Gaspare Pisciotta. Tutti sanno la fine che fece il traditore del bandito Giuliano. Qui fortunatamente, nessuno rischia la vita ma solamente la carriera professionale.

Il raccomandato di casa Di Majo è paragonabile ad un’arma di distruzione di massa. Qualsiasi cosa abbia toccato questo personaggio, avvocato figlio di papà prestato alla portualità solo per capriccio, è andata perduta. Ha lasciato dietro di se una scia di “cadaveri” (imprese e lavoro) impressionante.

La relazione di Paolo Risso fu devastante. Questo signore non si lasciò pregare più di tanto e lo salutò come in tanti altri hanno fatto sia prima che dopo. L’ultima vittima, ma solo in ordine temporale perché altre ce ne saranno, è Roberta Macii. Lei, a differenza sua, ben consigliata dal ministero e dall’avvocato dei camorristi, ha mollato prima che il comitato di gestione discutesse le sue “dimissioni per giusta causa”. Meglio tacere che lasciarsi interrogare. L’avvocato merita la parcella, qualsiasi sia stata la richiesta. Gli ha salvato la pelle. Il resto è andato.

Dimissioni epilogo di una lettera fitta di contestazioni e di “reati comuni” che il leader maximo Francesco Maria Di Majo aveva messo nero su bianco, con estrema superficialità. Un atto di accusa pesante verso la ex segretaria. Una lunghissima serie di contestazioni con ipotesi di reati più o meno gravi.

Accuse che avrebbero messo con le spalle al muro la segretaria toscana. Lei preferisce stare faccia al muro, lo sanno tutti. Per questa non si è fatta fregare. Ha fatto fagotto e se n’è andata con i “quattro spicci” (si fa per dire) ed è tornata nella sua Piombino. Da sola. Senza essere accompagna dal Cernia suo fedele “muto” autiere.

Prima di andarsene però, Roberta Macii, ha lasciato una cartella con dentro una relazione firmata insieme alla dirigente del bilancio Angela Andriani. Una relazione quasi la fotocopia lasciata in eredità da un’altra vittima eccellente dello “sciatore”, Paolo Risso.

Una relazione che bocciava ed ha bocciato l’operato di un presidente palesemente incapace di ricoprire il ruolo a lui assegnato. Per carità, brav’uomo, onesto ma non capisce niente, decisamente niente di economia del mare e di come si gestisce un’Authority. Meglio tirare le pietre di granito su una lastra di ghiaccio. Da queste parti pochi conoscono il curling come lui.

Francesco Maria di Majo, questa volta il nome lo scriviamo come a lui piace, è riuscito a farsi bocciare anche dal sindaco Ernesto Tedesco che, storicamente, è uno che perdona tutto e tutti.

Anche il primo cittadino non ne può più di lui. Ha preso carta e penna e scritto al ministro: “salvate il porto di Civitavecchia… Cacciatelo”.

Questa la sintesi di una lettera che sembra essere la versione di latino uscita ad un esame di maturità. Talmente ben fatta e chiara che spiega tutto. Anche al porto le aziende non ce la fanno più e stanno raccogliendo le firme. Tanto per far capire a chi legge il clima che si respira a Civitavecchia basti pensare che, quando Di Majo entra in un bar a prendere un caffè, la tazzina la buttano nel cestino per evitare le nefaste maledizioni che si porta dietro per il suo dissennato modo di lavorare (occhio, malocchio,prezzemolo e finocchio) e giù nella pattumiera.

La Città di Civitavecchia, il porto, i lavoratori hanno le palle piene di un soggetto come questo. Presidente Di Majo, faccia un gesto di umana comprensione e doni a Molo Vespucci la libertà. Se ne vada.

 

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