Civitavecchia Porto – Il Mit obbliga Di Majo a convocare il comitato di gestione. La sua presidenza ha le ore contate

Un lungo dossier, in continuo aggiornamento, è stato consegnato dalla ex segretaria generale alla Ministro De Micheli. Un atto d’accusa pesantissimo caratterizzato da scelte incomprensibili

CIVITAVECCHIA – Il 27 agosto prossimo si riunisce il comitato di gestione. Pensavamo che, dopo diverse richieste scritte presentate dai membri che lo compongono, il presidente di Molo Vespucci, Francesco Maria Di Majo, avesse ceduto e convocato la seduta.

Niente affatto. Lui quel comitato di gestione non aveva alcuna intenzione di convocarlo. Invece il ministero lo ha di fatto già esautorato e invitato a rispettare i ruoli.

Non sarà un comitato di gestione facile per lui. Oltre a dover rispondere a tante domande dei rappresentati di questo “consiglio d’amministrazione”, dovrà vedersela con una voce inquietante, il bilancio ma non solo. Tengono ancora banco, inevitabilmente, le dimissioni della segretaria generale Roberta Macii.

Con decorrenza 1° settembre lei lascerà definitivamente il suo ufficio a Molo Vespucci.

La proposta transattiva messa nero su bianco dal presidente Di Majo, oltre ad essere irricevibile, è illegittima.

Dal ministero dei trasporti trapelano, nel frattempo, le prime indiscrezioni. L’ufficio di gabinetto del ministro De Micheli sta istruendo un dossier in continuo aggiornamento.

I funzionari del ministero avrebbero ricevuto un’ingente mole di documenti che metterebbero a nudo tutte le scelte politiche adottate dal presidente Di Majo in questo suo primo mandato.

Azioni più controllate dopo lo spavento della perquisizione della Guardia di Finanza ma che nei primi due anni del suo mandato gli costeranno la carriera almeno in ambito portuale.

Sulla PAS un capitolo pesante. Al di là dei suoi torbidi tentativi di addossare responsabilità alle passate gestioni, cercando di gettare fango addosso a Pasqualino Monti, in questo aiutato da qualche pusillanime locale, è storia quanto accaduto dalla nomina del generale Saccone ad oggi. Storia che culmina con la riconferma (illegittima) dell’amministratore unico Raffaele Marcello.

Nel comitato di gestione riunione anche con i revisori dei conti che, soltanto qualche giorno fa, avevano evidenziato una preoccupazione profonda per il bilancio di competenza e per la notevole flessione delle entrate. Proprio il problema della carenza di liquidità e del perché si è arrivati a questo, è stata presentata al ministero una nota integrativa che boccia, in modo inequivocabile, l’operato dell’attuale presidente.

C’è dell’altro. Nomine e affidamenti ad avvocati, amici degli amici, tutto messo nero su bianco ed inviato alla Corte dei Conti.

Vista la situazione sarà difficile che Francesco Maria Di Majo, nonostante abbia rimesso in moto tutte le amicizie politiche del padre che lo avevano raccomandato, possa evitare un commissariamento nonostante manchino poco più tre mesi alla fine del suo mandato.

Lui ostenta sicurezza e sprizza gioia come quella che dei ciclisti di una volta che, intervistati dal mitico De Zan affermavano: “Sono contento di essere arrivato uno. Ciao Babbo. Ciao Mamma“.

 

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