Civitavecchia Porto – Il presidente Di Majo scrive ai portuali ma è tardi. Testa a testa tra Musolino e la ex ministra Trenta per il nuovo corso

Dopo quattro anni passati tra montagne innevate, lunghe vacanze e quarantene dorate è giunto il momento di fare le valige. Il lungo scritto dell’avvocato ha provocato, tra gli addetti ai lavori, l’effetto Calboni “C’è poco da stare tranquilli”

CIVITAVECCHIA – Nella giornata di ieri l’articolata e complessa macchina organizzativa del presidente, ligio alla trasparenza, ha inviato alle redazioni giornalistiche (tranne la nostra ovviamente) una lunga ed accorata lettera di misericordia rivolta agli operatori portuali e la città.

Gli stessi che ha snobbato per quattro anni e riempito di vertenze di ogni genere.

La lettera prolissa dell’avvocato Francesco Maria Di Majo ha avuto, tra gli addetti ai lavori, l’effetto Calboni.

Vi riproponiamo la scena e subito dopo andiamo avanti.

L’attuale presidente, voglia Dio, sembra tagliato fuori dai giochi. La partita dell’AdSP del Tirreno Centro Settentrionale era ristretta a cinque nomi ma, è in atto un vero proprio braccio di ferro tra il PD che sponsorizza il giovane Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale Pino Musolino e l’ex ministro della Difesa Elisabetta Trenta sostenuta dal Movimento 5 Stelle.

Gli outsider sono nell’ordine Vincenzo Conte, Jacopo Signorile e Pallottini. Francesco Maria Di Majo non pervenuto.

Mentre da una parte cerca di fare pace con la città e le aziende che operano nel porto, dall’altra aumenta le tariffe per cercare di “mascherare” un bilancio che difficilmente supererà la prova dei revisori contabili. Un disastro. Dieci milioni di passivo nonostante abbia in cassaforte un vero e proprio tesoro.

Se tutto questo non fosse sufficiente a ricordare a chi fa le nomine dei disastri compiuti da questo soggetto, persona sicuramente buona, professionalmente incapace, segnaliamo che dal 15 novembre, cioè da quando finirà il blocco ai licenziamenti, tanti lavoratori saranno mandati a casa per mancanza di lavoro e di risorse. La prima a smobilitare Port Mobility che, dopo aver incontrato i sindacati, ha stabilito i primi 35 tagli definitivi dall’organico.

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