Civitavecchia Porto – Di Majo dice bugie, ecco il documento della Corte dei Conti che attesta uno dei suo esposti

Sette esposti contro l’AdSP presentati dall’ex presidente e cinque contro la PAS. Sono false le dichiarazioni rilasciate a TRC o la redazione ha diffuso fake news?

CIVITAVECCHIA – Adesso non ci sono più dubbi e ombre sugli esposti presentati alla Corte dei Conti contro l’AdSP del Tirreno Centro Settentrionale e la Port Authority Security.

Abbiamo la prova documentale che Francesco Maria Di Majo ha presentato personalmente gli esposti come dimostra, in modo inequivocabile, questo documento (scarica):

 

esposto Di Majo

 

La polemica nasce quando proprio dalle pagine di un sito di informazione locale, che oltre a godere di lauti finanziamenti elargiti da Di Majo quando era presidente (ha il privilegio anche di avere una mega redazione gratis a disposizione) ha iniziato a pubblicare le veline trasmesse da quest’ultimo, su azioni e accertamenti in corso da parte della Corte dei Conti.

Le risposte piccate da parte dell’attuale presidente Pino Musolino, che accusava proprio Francesco Maria di Majo di essere l’artefice di questa “carneficina”, furono respinte da quest’ultimo ma, alla luce del documento pubblicato, lasciano davvero sgomenti.

Che Di Majo sia un bugiardo seriale è cosa assodata. Lo ha fatto anche in Tribunale e presto ne dovrà rispondere. Però, questa volta, la cosa è ancora più grave.

Su un articolo pubblicato la settimana scorsa su TRC, c’era un virgolettato che riportava la seguente dichiarazione:

 L’ex presidente di Molo Vespucci, Francesco Maria di Majo, smentisce infatti di aver presentato alcun esposto, sia dopo la sua uscita di scena che negli ultimi mesi di mandato. Di fatto, di Majo smentisce anche l’attuale presidente, Pino Musolino, che commentando la vicenda aveva avuto parole di fuoco nei confronti del suo predecessore.

Mi trovo costretto, mio malgrado – esordisce di Majo – ad intervenire per riportare la verità dei fatti rispetto ad alcune dichiarazioni che appaiono avere l’unico obiettivo di delegittimare il mio operato e di tutti coloro che hanno lavorato, con professionalità, al mio fianco negli ultimi 4 anni all’interno dell’Autorità di Sistema Portuale dei porti di Roma e del Lazio. Innanzitutto vorrei precisare, concedendo all’attuale neo Presidente, Pino Musolino, l’attenuante di non poter già conoscere fatti molto risalenti nel tempo, che sulla questione dell’elevato costo del personale è oramai notorio che sia il MEF che la Corte dei Conti, ben prima del mio mandato, avessero avviato degli accertamenti e tale aspetto è stato nuovamente evidenziato nella relazione finale della Commissione ispettiva del MIT nel 2019”. Rispetto a tali accertamenti, di Majo sostiene che era suo dovere e obbligo, nonché del Segretario Generale e dei dirigenti competenti, relazionare sulle attività che progressivamente sono state poste in essere. “nonché – aggiunge – segnalare la necessità, come peraltro evidenziato nella citata relazione della commissione ispettiva, di un intervento delle amministrazioni di controllo per affrontare quelle tematiche, segnatamente degli emolumenti economici accessori, di carattere generale che riguardavano tutte le Autorità Portuali.

Quanto alla mancata approvazione dell’ultimo bilancio di previsione – continua l’ex presidente dell’Autorità Portuale – mi limito a ribadire che l’ente negli ultimi mesi del mio mandato ha svolto tutte le attività utili e necessarie per compensare le mancate entrate dalle tasse e diritti portuali derivanti dalle misure restrittive sui traffici e del calo del carbone destinato alla centrale dell’Enel e che il bilancio sarebbe stato in equilibrio se fosse stato dato parere positivo alla nostra richiesta di un svincolo di pochi milioni di euro dal capiente fondo contenziosi, i quali sarebbero peraltro poi stati coperti, almeno parzialmente, dai contributi relativi al fondo istituito dal Governo a favore e Authority più penalizzate dalle misure restrittive adottate a seguito dell’emergenza sanitaria. Rammento, infine, che il 15 dicembre 2020, l’ente registrava una avanzo di amministrazione di oltre 51 milioni di Euro, la gran parte vincolato al predetto fondo contenziosi, ed un avanzo di cassa di ben circa 28 milioni di euro, ovvero somme nettamente superiori a quelle che trovai all’inizio del mio mandato, a parità di contenziosi. Auspico che questo chiarimento possa far cessare il diffondersi di inesatte informazioni e che il porto di Civitavecchia possa avere tutto il supporto necessario per superare le diverse criticità che sta vivendo derivanti dall’emergenza sanitaria”.

Falso. La Corte dei Conti riporta, nero su bianco, la firma di questo personaggio che, consigliato dai soliti noti, ha avuto il compito, del resto ben riuscito, di distruggere l’economia del porto e della città, Francesco Maria di Majo. Non pago, pur avendo a disposizione tutti gli strumenti che un presidente ha per porre rimedio a cose non fatte bene, non solo si è ben guardato dal farle ma per mettere al sicuro la sua persona e i suoi beni da azioni di responsabilità ha denunciato gli altri. Bilancio disastroso non approvato e ben sette esposti che finiranno sicuramente col travolgere anche il suo operato. Speriamo che la Corte dei Conti gli presenti presto il conto e recuperi gran parte del danno economico compiuto dalla sua dilettantesca gestione. Ne ha di case e conti bancari dai quali recuperare soldi. Si faccia presto.

Anche Musolino aveva risposto per le rime:

Il comunicato di Di Majo è solo un cumulo di ricostruzioni fantasiose. Almeno in questo momento ci si aspetterebbe un minimo di correttezza nelle rappresentazioni dei fatti. Sul bilancio la sua visione è talmente lontana dalla realtà da essere imbarazzante e lo sanno anche i muri, i bilanci sono chiari da leggere e consultare.

Sulla banchina 25 se – come sostiene il mio predecessore – l’ente, avesse posto in essere, durante il suo mandato, tutte le attività necessarie, oggi non ci ritroveremmo con un terminal sotto sequestro.

Mentre sugli esposti abbiamo i documenti che nero su bianco riportano come il presentatore dell’esposto sia lui.

Su questi e altri temi, l’Adsp sta facendo in cento giorni molto più di quanto purtroppo non sia stato fatto nei quattro anni precedenti, dovendo ora da un lato portare avanti le azioni necessarie a risolvere concretamente i problemi trovati sul tappeto, e dall’altro profondere tempo ed energie per fornire risposte puntuali su come tali problemi siano stati affrontati da chi ha presentato gli esposti.

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