Frosinone – Inchiesta dell’Antimafia sul traffico illecito di rifiuti. Chiesto il rinvio a giudizio per Lozza, Vicano, SAF, Mad e altri 38 soggetti

Udienza dal Gup fissata presso il Tribunale di Cassino il 30 giugno prossimo (tutti i nomi degli indagati a fine articolo)

CASSINO – Un vero tsunami sta per abbattersi su tutta la ciociaria. Il sostituto procuratore della Procura di Roma, Alberto Galanti, distaccato alla Direzione Distrettuale Antimafia, ha chiesto il rinvio a giudizio per 42 soggetti tra persone fisiche e società. L’inchiesta riguarda il traffico illecito di rifiuti e vede coinvolti personaggi più o meno noti tra i quali spiccano quelli come Valter Lozza e Mauro Vicano (nella foto principale) che vede così sfumare, probabilmente, la sua candidatura a sindaco, tra le fila del centrosinistra, per la città di Frosinone. Indagate anche la Società Ambiente Frosinone Spa e la MAD Srl tra quelle più conosciute.

Tutto ha origine con l’operazione ‘Maschera’ portata avanti dalla procura Distrettuale Antimafia e affidata ad Alberto Galanti distaccato al quarto piano del Palazzo di Giustizia di Roma a Piazzale Clodio.

Il pubblico ministero Alberto Galanti, che ha coordinato il lavoro dei Carabinieri Forestali di Frosinone, ha ritenuto che le società finite sotto inchiesta non avrebbero agito secondo legge. L’inchiesta era partita dalla Procura di Cassino ma per competenza territoriale e tipologia di reato (si tratta di un presunto traffico illecito) è passata alla Distrettuale capitolina.

Due i filoni investigativi seguiti dagli uomini del Nipaaf, agli ordini del tenente colonnello Vitoantonio Masi: il primo filone ha visto al centro delle verifiche lo smaltimento di ingenti quantità di rifiuti pericolosi, declassificati a non pericolosi e come questo avvenisse all’interno della società Mad di Roccasecca dove Valter Lozza, attualmente ristretto ai domiciliari per un altra vicenda. Un metodo, secondo gli inquirenti, che avveniva attraverso l’utilizzo del codice Cer (Codice Europeo Rifiuti) a “specchio” sugli scarti che avrebbe dovuto indicare la non pericolosità dei rifiuti.

Le indagini dei Forestali unitamente alle analisi effettuate da Arpa e CTU, successivamente nominati anche dalla Procura di Roma, avrebbero accertato non solo una presunta superficialità nelle analisi eseguite (motivo per cui la Procura ritiene ci sia stata la complicità dei laboratori di analisi privati) ma anche la conseguente classificazione errata. Una probabile “declassificazione” degli scarti da pericolosi a non pericolosi avrebbe consentito alle società di smaltire all’interno della Mad di Roccasecca ingenti quantità di rifiuti. Questo a vantaggio delle ditte che ne avrebbero tratto un enorme profitto derivante dalla differenza dei costi di smaltimento.

La Direzione Distrettuale Antimafia e i Carabinieri Forestali hanno concentrato le indagini sul recupero dei Rifiuti Solidi Urbani da parte della Saf Spa. Le indagini hanno fatto emergere un probabile scarso e/o inefficace trattamento dei rifiuti urbani sia indifferenziati che differenziati. Ciò avrebbe determinato una maggiore quantità di rifiuti conferiti alla Mad (con maggiori costi di smaltimento da parte della Saf) e di conseguenza gli odori nauseabondi derivanti dalla scarsa bio-stabilizzazione e anche una maggiore produzione di percolato.

La Direzione Distrettuale Antimafia ha individuato ben 57 parti civili. Da sottolineare anche l’elevato numero degli avvocati della difesa che sono ben 36.

Alberto Galanti, nella sua richiesta di rinvio a giudizio, ha ritenuto che la SAF abbia recuperato una parte insignificante dei rifiuti organici provenienti dai comuni della provincia di Frosinone, che invece hanno versato un corrispettivo alla Società Ambiente Frosinone Spa affinché tali rifiuti venissero recuperati. Tale ipotesi spiegherebbe i reati di truffa aggravata e frode in pubbliche forniture a danno dei comuni della provincia di Frosinone. Una presunta frode che avrebbe consentito agli indagati di trarre un profitto dal valore di oltre 26 milioni di euro.

Adesso tutti gli indagati hanno tempo per preparare la difesa e cercare di dimostrare la loro estraneità ai fatti contestati ma, giudicando la grande mole di materiale prodotto dagli inquirenti il dibattimento in un’aula collegiale sembrava inevitabile.

Questi i nomi degli indagati:

  1. LOZZA Valter
  2. GIOVENCHI Aldo
  3. GRIMALDI Anna Claudia
  4. ZOMPANTI Serena
  5. REA Felice
  6. MAURIZI Fernando
  7. PANETTA Giancarlo
  8. CELLUCCI Fabio
  9. DI FOLCO Antonino
  10. BERNARDINI Giancarlo
  11. CONTI Fernando
  12. SCIOLETTE Stefano
  13. MARGARELLA Milena
  14. VERLEZZA Alfonso
  15. TRAVERSA Riccardo
  16. COCCO Irene
  17. FERONE Giovanni
  18. ARDUINI Enrico
  19. ARDUINI Marco
  20. RANDO Francesco
  21. SCAGLIONE Carmelina
  22. NAVARRA Bruno
  23. NAVARRA Rosettano
  24. SABELLICO Ottaviano
  25. RIZZI Francesco
  26. GIULIANO Antonio
  27. GIULIANO Enrico
  28. FURIA Rocco
  29. FARDELLI Cesare Augusto
  30. VICANO Mauro
  31. SUPPRESSA Roberto
  32. MAD Srl
  33. SOCIETÀ AMBIENTE FROSINONE Spa
  34. REFECTA Srl
  35. SE.IN. Srl
  36. FERONE Srl
  37. SOCIETÀ INDUSTRIALE MERIDIONALE Srl
  38. E. GIOVI Srl
  39. TECNO. GEA: Srl
  40. DSI SERVIZI INDUSTRIALI Srl
  41. VETRECO Srl
  42. CENTRO SERVIZI AMBIENTALI Srl

Parti offese: Regione Lazio. Comuni di: Acuto, Alatri, Anagni, Aquino, Arce, Arnara, Arpino, Atina, Boville Ernica, Cassino, Castelliri, Castro dei Volsci, Cave, Ceccano, Ceprano, Cervaro, Colfelice, Colle San Magno, Ferentino, Filettino, Fiuiggi, Fontana Liri, Fontechiari, Frosinone, Fumone, Gallicano nel Lazio, Giuliano di Roma, Isola del Liri, Monte San Giovanni Campano, Morolo, Paliano, Patrica, Pico, Piedimonte Sangermano, Pignataro Interamna, Piglio, Posta Fibreno, Ripi, Rocca d’Evandro, Rocca Priora, Roccasecca, Roiate, Sant’Ambrogio, Serrone, Sgurgola, Sant’Apolinnare, Sora, Strangolagalli, Torre Cajetani, Torre Trivigliano, Veroli, Vico nel Lazio, Villa Santa Lucia, Villa Santo Stefano, Unione comuni “Valle di Comino”, Unione dei comuni “Antica Terra di Lavoro”.

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