Civitavecchia Porto – Cilp vince il ricorso. Di Majo aveva imposto il “frazionamento fittizio dell’illuminazione”

Adesso Port Utilities dovrà rivedere il piano volture applicato anche alle altre società di servizi

CIVITAVECCHIA – Gli strascichi giudiziari del vecchio presidente stanno piovendo su Molo Vespucci come grandine. Questa volta è il Tar Lazio a dare torto all’ex presidente Francesco Maria di Majo e ragione alla CILP (Cooperativa Impresa Lavoratori Portuali S.r.l.).

Veniamo ai fatti. La CILP  aveva impugnato il decreto del Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale n. 216 del 1° agosto 2019 – recante l’adozione del “Regolamento per il Frazionamento Fittizio (FF) di impianti di illuminazione di aree esterne” ubicati nella circoscrizione dell’Autorità – unitamente alla lettera della medesima Autorità prot. n. 11136 del 11 settembre 2019 e ad ogni altro atto connesso, presupposto e consequenziale.

La CILP per l’illuminazione delle aree in concessione aveva sottoscritto un contratto con la Port Utilities, titolare del servizio portuale di interesse generale per ottenere la distribuzione di energia elettrica e riceveva la fornitura di energia in bassa tensione con l’obbligo di versare un corrispettivo determinato sulla scorta delle tariffe approvate dall’Autorità di Sistema Portuale e pubblicate sul sito internet della società.

In data 6 giugno 2019 i dirigenti della CILP ricevevano una lettera con la quale l’Autorità portuale anticipava la necessità di effettuare la voltura, a carico della CILP, dei costi connessi agli impianti di illuminazione delle aree in concessione in quanto erroneamente addebitati all’Autorità portuale.

Infatti, l’ex presidente Francesco Maria di Majo, sempre all’affannosa ricerca di soldi, in data 1° agosto 2019 pubblicava un decreto a sua firma dove adottava un “Regolamento per il Frazionamento Fittizio (FF) di impianti di illuminazione di aree esterne”.

In questo decreto si decideva, sulla base della percentuale di superficie illuminata dagli impianti e tenendo conto della potenza dei proiettori impiegati, di far sostenere alla CILP i costi dell’intervento di frazionamento fisico ad opera della Port Utilities.

Di conseguenza, i costi di manutenzione e fornitura di energia elettrica relativa a tali impianti sarebbero stati addebitati alla società stessa sulla scorta dei contenuti del Regolamento adottato per il “frazionamento fittizio” di impianti di illuminazione di aree esterne.

Ovviamente la lievitazione dei costi è stata sostanziosa e quindi il ricorso alla giustizia amministrativa inevitabile.

La CILP quindi proponeva ricorso basato su tre elementi ben precisi:

  1. Violazione e falsa applicazione dell’art. 4 bis della legge n. 84/1994, nonché del decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 27 settembre 2017. Sviamento”;
  2. Violazione dell’art. 6, comma 4, lett. b) e c) della legge n. 84/1994 e dell’art. 1 del decreto del Ministero dei trasporti e della navigazione 14 novembre 1994, anche con riferimento all’art. 13 della stessa legge 84/1994 e all’art. 23 Cost.. Indeterminatezza. Eccesso di potere. Sviamento. Difetto di motivazione e di istruttoria”;
  3. Violazione degli artt. 36 e 39 cod. nav. e degli artt. 16, 19, 23, 24 e 34 reg. nav. mar. Violazione di precedente provvedimento. Contraddittorietà, illogicità. Eccesso di potere. Difetto di istruttoria”.

Inoltre la CILP faceva presente di aver provveduto all’installazione a proprie spese di impianti di illuminazione sulle aree oggetto di concessione e di aver stipulato un contratto di fornitura di energia elettrica con la società titolare del servizio di distribuzione di energia elettrica presso il porto, procedendo regolarmente al pagamento delle relative fatture alle scadenze previste.

Il 21 maggio scorso, il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza), definitivamente pronunciandosi, lo accoglieva annullando tutti i provvedimenti impugnati e condannava l’AdSp al pagamento delle spese.

 

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ricorso cilp adsp

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