Tra Cassino e Frosinone il “cartello” dei rifiuti “alternativo” a Cerroni che intanto sbanca Viterbo con 130 milioni di euro

Mercoledì 19 ottobre inizia il processo “Maschera” a Cassino, Lozza e Tosini “sputtanati” dall’ex dirigente del Comune di Roma. L’intreccio geografico con la Ciociaria. Il ruolo (sconosciuto) di Ottaviano Sabellico e Giacomo D’Amico tra Acea, Terna, Regione Lazio, Leodori, idea4, Bellucci ecc.

VITERBO – Guerra, caro energia, reddito di cittadinanza, Giorgia Meloni, tanti argomenti, troppi, hanno distratto l’opinione pubblica da un argomento serio come quello dello smaltimento dei rifiuti. Robetta penserete voi. Invece no. Saranno mazzate sulla TARI e milioni di euro da versare nelle tasche dei soliti notabili.

Quando scrivevamo ad aprile dell’ampliamento della discarica di Monterazzano a Viterbo sembrava che stessimo bestemmiando. 

Viterbo – Monterazzano verso l’autorizzazione della nuova buca. Tre milioni di tonnellate di rifiuti romani in cinque anni

L’autorizzazione per il primo milione di metri cubi è in dirittura d’arrivo. Ci saranno le solite discussioni “viterbicole” ma alla fine, a 96 anni, il vecchio Manlio Cerroni, attraverso l’unica società non ancora raggiunta dall’interdittiva Antimafia, Ecologia Viterbo, porterà nel bisaccia la bellezza di 130milioni di euro.

Manlio Cerroni

Non finisce qui. La settimana scorsa è andata in scena la prima vera udienza del processo a carico di Valter Lozza e Flaminia Tosini. I due “amanti diabolici” secondo la Procura di Roma. Il primo si è fatto autorizzare di tutto e di più dalla Regione Lazio attraverso regalie, viaggi e depositi bancari fatti arrivare sul conto bancario della seconda. Di quell’udienza si è detto poco o niente perché la testimonianza di Laura D’Aprile, ex dirigente dell’area rifiuti di Roma Capitale, è passata quasi in sordina. Del resto la D’Aprile, da quel momento storico ad oggi di carriera ne ha fatta parecchia ma questo ci interessa meno, almeno per adesso. In sostanza lei, la D’Aprile, ha raccontato al giudice chi voleva a tutti i costi l’apertura di “Monte Carnevale“, la nuova maxi discarica dei sogni di Valter Lozza.

Valter Lozza

Al centro della vicenda il rilascio dell’autorizzazione a favore della società di Lozza per la realizzazione della nuova discarica di rifiuti solidi urbani di Roma, la cosiddetta Malagrotta bis.

Avevano indicato la cava dismessa di Monte Carnevale e di proprietà di Valter Lozza come non idonea a ricevere rifiuti solidi urbani di Roma ma poi Giuliano Pacetti, l’ex capogruppo M5s in Campidoglio e con delega ai rifiuti, e la stessa sindaca Virginia Raggi decisero diversamente”. Ha risposto Laura D’Aprile, ex responsabile della divisione rifiuti e inquinamento di Roma Capitale, alle domande del pubblico ministero.

La procura sostiene che grazie a preziose regalie, gioielli, vacanze e benefit elargiti da Lozza alla Tosini, l’imprenditore veniva agevolato nelle autorizzazioni per la realizzazione di nuove discariche, proprio come quelle di Monte Carnevale, o per ampliare quelle già autorizzate come quella di Roccasecca. Per questo, il 16 marzo 2020, i due vennero arrestati con l’accusa di corruzione, concussione e turbativa. Le conseguenze ulteriori furono che il procedimento per realizzare la discarica a Monte Carnevale si arrestò e la discarica di Roccasecca, non ottenendo l’autorizzazione ad un ulteriore ampliamento, chiuse. (Parleremo poi della soluzione alternativa trovata dai ciociari Ottaviano Sabellico, Giacomo D’Amico, Daniele Leodori e via discorrendo).

Flaminia Tosini

Il periodo storico è l’autunno del 2019; Roma è in piena emergenza rifiuti: “Quando la Regione Lazio – ha detto la D’Aprilechiuse la discarica di Colleferro” e contestualmente ci furono danneggiamenti e relative chiusure degli impianti di Tmb romani causati da incendi “casuali”. La discarica di “Colleferro – ha aggiunto – aveva una certa importanza per la gestione dei rifiuti la chiusura portava all’emergenza”.

Su disposizione dello stesso presidente della regione Lazio Nicola Zingaretticontinua l’ex dirigente metropolitano – venne istituito il 27 novembre 2019 un tavolo tecnico a cui partecipai io per Roma Capitale, Flaminia Tosini per la Regione Lazio e Paola Camuccio per la Città metropolitana. Avevamo un termine di 5 giorni per individuare le zone idonee a realizzare una discarica”.

D’Aprile ha sostenuto di aver portato a quel tavolo la “contrarietà di Roma Capitale a realizzare la discarica in una ex cava estrattiva” perché aveva diverse controindicazioni e, in particolare ha segnalato l’esperienza della Regione Campania che, avendo scelto diversamente, era incappata in procedure di infrazioni comunitarie. “Era disponibile la discarica Ecofer” sull’Ardeatina a Roma Sudcome soluzione immediata e perseguibile” in quanto era già autorizzata a ricevere rifiuti pericolosi, quindi “avrebbe potuto accogliere rifiuti solidi urbani nel giro di una settimana”.

A quel tavolo, però, “nei sette siti indicati venne inserito anche il sito della Engr”, Engineering la cava dismessa a Monte Carnevale la cui proprietà è riconducibile a Lozza. “Io mi opposi, Tosini era favorevole e Camuccio si astenne. Feci inserire nella relazione finale la mia contrarietà”, anche perché il sito era autorizzato a discarica di inerti e farla diventare adatta ai rifiuti urbani significava intraprendere un lungo iter. Altra cosa è stata l’aver ignorato tutte le altre proposte in giro per il Lazio a cominciare da quella di Paguro ad Aprilia osteggiata con ricorsi continui e costanti a tutti i livelli giudiziari per tenerla bloccata (tanto per fare un esempio).

Massimiliano Valeriani

I sette siti indicati dai tecnici, quindi passarono al vaglio della politica e in Campidoglio, quando si è trattato di scegliere tra quei sette siti, nonostante il no iniziale a Monte Carnevale, “Giuliano Pacetti capogruppo M5s in Campidoglio e con delega ai Rifiuti, e della stessa sindaca Virginia Raggi, decisero di indicare un’area qualsiasi in Valle Galeria perché era una zona già compromessa; l’unico sito a Valle Galeria era quello della Engr”. A quel punto spettava alla Regione Lazio l’ultima parola anche su un altro aspetto, quello dell’assoggettabilità del sito di Monte Carnevale ad una nuova Valutazione di impatto ambientale (Via). Secondo i due tecnici che hanno deposto venerdì scorso, sia D’Aprile, sia Camuccio, l’autorizzazione ad una discarica di rifiuti solidi urbani nella cava di Monte Carnevale necessitava di una nuova Via. La Regione Lazio decise che bastava quella già fatta per autorizzare il sito a discarica di inerti.

“Operazione Maschera”, la conferenza stampa della DDA con Pristipino e Galanti

Il 19 ottobre prossimo, intanto, inizia il processo “Maschera” a Cassino. Anche in questo caso ne usciranno delle belle ma non dimentichiamoci la lite del caso Ruberti dove, le indagini della Procura di Frosinone, potrebbero rivelare qualche sorpresa.

Sul banco degli imputati saranno in trentuno che, a vario titolo, dovranno rispondere di reati che vanno dal ‘traffico illecito di rifiuti’, alla ‘truffa aggravata’ alla ‘frode in pubbliche forniture’ e ‘violazioni alle prescrizioni AIA’ (Autorizzazione Integrata Ambientale). Una presunta frode che avrebbe consentito agli indagati di trarre un profitto dal valore di oltre 26 milioni di euro. L’inchiesta parte dalla Procura di Cassino, coordinata dal pm Maria Beatrice Siravo passata poi nelle mani della DDA e Alberto Galanti.

A sfilare dinanzi ai giudici del collegio penale presieduto dal dottor Marco Marcopido saranno quindi: Valter Lozza, in qualità di rappresentante e amministratore della Mad all’epoca dei fatti; Mauro Vicano, ex presidente Saf, Roberto Supressa, ingenere della Saf; Aldo Giovenchi, direttore tecnico della Mad; Serena Zompanti di Pignataro Interamna, responsabile dell’ufficio omologhe della Mad (escluso capo C); Riccardo Traversa di Anzio, amministratore unico Refecta; Irene Cocco di Supino, amministratore unico della Se.In; Giovanni Ferone di Cassino, amministratore della Ferone srl; Marco Arduini e Enrico Arduini di Frosinone, della Simer; Francesco Rando di Roma, amministratore unico E. Giovi; Carmelina Scaglione di Roma, amministratore unico E.Giovi; Bruno Navarra di Ferentino, presidente del Cda e rappresentante legale della Tecnogea; Rosettano Navarra di Ferentino, legale rappresentante della Navarra spa che è proprietaria del 91 per cento delle quote della Tecnogea; Ottaviano Sabellico di Alatri, amministratore unico della società D.S.I Servizi Industriali; Francesco Rizzi, domiciliato a Frosinone; Antonio Giuliano di Castelforte, amministratore unico della Centro Servizi Ambientali; Enrico Giuliano di Castelforte, comproprietario della Centro Servizi Ambientali.

-Segue

One Reply to “Tra Cassino e Frosinone il “cartello” dei rifiuti “alternativo” a Cerroni che intanto sbanca Viterbo con 130 milioni di euro”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *