I giudici dichiarano inammissibili i ricorsi di alcuni Comuni del Viterbese contro la Carta delle aree idonee: nessuna bocciatura nel merito, ma il deposito nazionale resta un dossier aperto e lo scontro si sposta alla fase finale della scelta
Non è una vittoria per lo Stato né una sconfitta definitiva per i Comuni della Tuscia. Il Tar del Lazio ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dai Comuni di Montalto di Castro, Arlena di Castro, Ischia di Castro e Tessennano contro la Carta nazionale delle aree idonee (CNAI) e la precedente Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (CNAPI), i documenti che individuano le zone ritenute compatibili con la realizzazione del Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi.
La decisione dei giudici amministrativi non entra però nel merito della questione. Il Tar ha stabilito che i ricorsi sono privi di un interesse attuale, poiché il procedimento amministrativo non si è ancora concluso con l’adozione del decreto ministeriale che individuerà definitivamente il sito destinato a ospitare il deposito. In sostanza, secondo il tribunale, la CNAI rappresenta ancora una fase preparatoria del procedimento e, finché non sarà scelto il luogo definitivo, nessun territorio può dirsi realmente leso da una decisione amministrativa.
La sentenza lascia comunque aperta la strada ai Comuni. Lo stesso Tar precisa infatti che gli enti locali potranno impugnare gli atti successivi qualora il Governo individui effettivamente uno dei loro territori come sede del deposito nazionale. La pronuncia, quindi, rinvia semplicemente il momento dello scontro giudiziario, senza escluderlo.
La vicenda riguarda soprattutto la provincia di Viterbo, che continua a essere il territorio maggiormente coinvolto nella procedura. Nella CNAI pubblicata nel dicembre 2023 sono state individuate 21 aree idonee nella Tuscia, la concentrazione più elevata a livello nazionale. La scelta ha alimentato negli ultimi anni una forte mobilitazione di amministrazioni locali, Provincia, associazioni e comitati cittadini, tutti schierati contro l’ipotesi che il deposito venga realizzato nel Viterbese.
La realizzazione del Deposito nazionale rappresenta uno dei principali nodi irrisolti della politica energetica italiana. L’impianto dovrà raccogliere in un unico sito i rifiuti radioattivi a bassa e media attività oggi distribuiti in numerosi depositi temporanei sul territorio nazionale, oltre a custodire temporaneamente quelli ad alta attività in attesa di una sistemazione definitiva. L’opera è ritenuta necessaria anche per completare il decommissioning delle ex centrali nucleari italiane e rispettare gli impegni assunti a livello europeo.
La partita, dunque, è tutt’altro che conclusa. Oltre ai ricorsi dei quattro Comuni decisi dal Tar, restano pendenti altri procedimenti promossi da enti locali e amministrazioni del territorio. Sul piano amministrativo, invece, il passaggio decisivo sarà il decreto dei ministeri competenti che dovrà approvare definitivamente la Carta delle aree idonee e avviare la scelta del sito. Solo allora, qualora una delle aree della Tuscia fosse confermata, potrebbe aprirsi una nuova e più incisiva fase del contenzioso davanti alla giustizia amministrativa.

