Stamattina la solenne cerimonia, aperta sulle note dell’Inno di Mameli scandite dalla banda militare
VITERBO – Due anni scanditi da studio rigoroso, disciplina ferrea e intenso addestramento sul campo hanno trovato la loro consacrazione questa mattina nella caserma della Scuola Sottufficiali dell’Esercito di Viterbo. Gli allievi del 27esimo corso “Volontà” hanno appuntato sulle divise i tanto attesi gradi di maresciallo, tagliando un traguardo fondamentale che segna l’ingresso ufficiale nel ruolo operativo di comandanti di plotone.
La solenne cerimonia, aperta sulle note dell’Inno di Mameli scandite dalla banda militare, ha visto la partecipazione delle massime cariche istituzionali, civili, religiose e militari — tra cui l’assessore Giancarlo Martinengo in rappresentanza del Comune di Viterbo — e dei familiari giunti da tutta Italia per condividere l’emozione del momento. A fare gli onori di casa è stato il comandante dell’istituto di formazione, il generale Maurizio Taffuri, che ha richiamato i neo marescialli alle responsabilità del comando, indicando una rotta precisa fondata su tre pilastri cardine: saldo ancoraggio ai valori etici, padronanza delle tecnologie e continuo perfezionamento addestrativo per guidare le unità con spirito d’iniziativa e leadership.
Il momento culminante della mattinata è stato l’intervento del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il generale Carmine Masiello, che ha rivolto ai giovani sottufficiali un discorso denso di pragmatismo e visione etica, calato nella complessità dello scenario geopolitico contemporaneo. Nel richiamare il valore simbolico del nome scelto per il corso — la determinazione interiore indispensabile per superare i momenti di cedimento — Masiello ha messo in guardia sulle sfide future in un’epoca in cui «la parola guerra è ritornata purtroppo di attualità», richiedendo una gestione della complessità e dell’incertezza fondata su pensiero critico, coraggio e fermezza morale.
Il vertice della forza armata ha delineato con chiarezza il profilo del comandante moderno: autorevolezza costruita sulla coerenza e non sull’autoritarismo, capacità di delega, merito e, soprattutto, spinta all’innovazione. «Abbiate il coraggio di osare: chi sbaglia nell’iniziativa va incoraggiato, chi sbaglia nell’inazione va punito», ha rimarcato Masiello, ricordando che un esercito incapace di rinnovarsi è destinato a soccombere. Un monito chiaro anche sulla cura del personale affidato: servire gli uomini anziché servirsi di loro, presentandosi come i primi ad arrivare e gli ultimi ad andare via, facendo prevalere l’interesse collettivo sull’individualismo.
Un passaggio di profonda commozione è stato poi riservato alla consegna solenne dei gradi ai primi cinque allievi più meritevoli della graduatoria finale, premiati ai piedi della tribuna d’onore alla presenza dei vertici militari e accanto ai propri affetti più cari. A ricevere le insegne dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Carmine Masiello, accompagnato dalla madre, è stato il primo classificato, l’Allievo Maresciallo Capo Scelto di Reggimento Giovani Ion Bernardi. Il secondo classificato, Alessandro Bombara, è stato premiato dal Comandante per la Formazione, Specializzazione e Dottrina dell’Esercito, generale Antonello Vespaziani, affiancato dal nonno; il terzo classificato, Simone Scaccia, ha ricevuto il grado dal Comandante della Scuola Maurizio Taffuri con accanto la fidanzata; il quarto classificato, Antonino Cichello, è stato premiato dal Sottufficiale di Corpo dell’Esercito, Primo Luogotenente Michele Romano, insieme al padre; infine, a chiudere la cinquina dei migliori, Mariano Sanò ha ricevuto il grado dal Sottufficiale di Corpo dell’istituto, Luogotenente MAVM Giampiero Monti, insieme alla madre.
I festeggiamenti hanno rinnovato il profondo legame storico tra la Scuola Sottufficiali e la città dei papi, suggellato già nel pomeriggio di ieri dall’omaggio solenne al Sacello ai Caduti per la Patria con la deposizione di una corona d’alloro. Tra la lettura della preghiera dell’allievo, la benedizione e il fragoroso applauso di commozione delle famiglie schierate nel piazzale, i nuovi marescialli si preparano ora a raggiungere i reparti operativi con la consegna morale affidata loro dal Capo di Stato Maggiore: custodire per sempre, al servizio del Paese, la luce e l’orgoglio che brillavano nei loro occhi questa mattina.


