Secondo l’associazione di rievocazione storica “I Rasenna”, il corpo di Felice II, l’antipapa del IV secolo che la tradizione vuole decapitato a Ceri, potrebbe essere stato deposto in una tomba etrusca già esistente, tra due vie cave. Un’ipotesi suggestiva, che intreccia storia, leggenda e un luogo oggi in abbandono
CERVETERI – Un papa, anzi un antipapa, sepolto in una tomba etrusca. È l’ipotesi lanciata sui social dall’associazione culturale Rasenna, che da quindici anni studia e fa rivivere il popolo etrusco tra Cerveteri e dintorni. «Noi pensiamo di sì», scrivono, accompagnando il post con le foto del luogo dove, secondo la leggenda, sarebbe stato ucciso San Felice II.
La leggenda del mulo che non si mosse
La tradizione racconta che Felice fu decapitato proprio nelle campagne di Ceri, il borgo medievale arroccato sul tufo a pochi chilometri da Cerveteri. Due versioni della leggenda concordano su un punto: quando si tentò di riportare il corpo a Roma, a San Pietro, l’animale che trainava il carro, un mulo in un racconto, due buoi nell’altro, si rifiutò di muoversi. Fu letto come un segno, e il santo venne sepolto sul posto.

In quel punto sorse poi una piccola chiesa, crollata nel 2015. Ed è qui che si inserisce l’intuizione di Rasenna. Il luogo è attraversato da due vie cave parallele, le profonde trincee scavate nel tufo tipiche del paesaggio etrusco, una delle quali particolarmente suggestiva. Per l’associazione è molto probabile che il corpo sia stato deposto in una tomba etrusca già presente, prima di essere traslato nella chiesa al centro di Ceri, dove le reliquie si trovano ancora oggi.
A sostegno dell’ipotesi, i rievocatori indicano un dipinto conservato nella chiesa del borgo: raffigura un mulo che traina un carretto con le reliquie e, sullo sfondo, una chiesa che sembra proprio quella crollata.

La devozione per il santo a Ceri ha radici antiche. La chiesa del borgo, oggi santuario della Madonna di Ceri, era in origine dedicata a San Felice II «papa e martire». Il catalogo nazionale dei beni culturali registra a Cerveteri un reliquiario del Quattrocento che custodisce reliquie del santo e ricorda la tradizione del suo martirio nei dintorni di Ceri.
Chi era Felice II
La vicenda storica è tra le più controverse della Chiesa antica. Nel 355 l’imperatore Costanzo II, favorevole agli ariani, esiliò papa Liberio in Tracia perché si era rifiutato di condannare Atanasio di Alessandria, difensore del Credo di Nicea. Il clero romano giurò di non riconoscere altri vescovi finché Liberio fosse vivo, ma l’imperatore convocò a Milano l’arcidiacono Felice e lo fece consacrare vescovo di Roma da tre vescovi ariani.

Gran parte del clero lo accettò, il popolo no. Quando Costanzo visitò Roma nel 357, una delegazione di matrone romane gli chiese il ritorno di Liberio, che rientrò l’anno seguente. Il tentativo di far governare insieme i due vescovi fallì: Felice fu costretto a lasciare la città, tentò di occupare la basilica di Santa Maria in Trastevere e venne infine esiliato con voto unanime del senato e del popolo.

Sugli ultimi anni della sua vita le fonti sono scarse e contraddittorie. Avrebbe vissuto ritirato in una sua proprietà nei pressi di Porto. La tradizione locale lo vuole decapitato a Ceri, ma molti storici considerano il martirio una leggenda nata più tardi, quando la figura di Felice fu confusa con quella di Liberio. Ed è proprio in questa zona d’ombra che si muove l’ipotesi di Rasenna.
Un luogo da salvare
«Sono storie da approfondire», scrivono i rievocatori, che denunciano anche lo stato di abbandono dell’area: un luogo che si sta rovinando e che meriterebbe invece attenzione, studi e tutela.
Rasenna, del resto, non è nuova a progetti di questo tipo. L’associazione è nata il 10 aprile 2011 a Cerveteri, dall’incontro, prima sui social e poi di persona, di appassionati di civiltà etrusca. Si occupa di rievocazione storica e negli anni ha collaborato con musei, enti pubblici, centri di ricerca e università italiane e straniere. Abiti, armi e strumenti musicali sono realizzati dai soci stessi, a volte insieme ad artigiani specializzati, con l’obiettivo di ricostruire la vita degli Etruschi nel modo più fedele possibile alle fonti.
L’ipotesi della sepoltura etrusca dovrà ora passare al vaglio degli studiosi. Ma intanto riaccende i riflettori su un angolo del territorio dimenticato, dove storia antica e devozione popolare si sovrappongono da secoli.

