Tre immagini Youssef Siher
Messaggi programmati e bloccati, un manuale di piazza e un chatbot usato per scrivere i comunicati: cosa contiene il decreto con cui la Procura di Milano ha fermato il trentenne bresciano ritenuto l’anima del gruppo nato dopo gli scontri. Oggi l’udienza di convalida
Due messaggi, programmati per le 14.31 e le 15.31 di sabato 24 ottobre. Erano già in coda nell’app Telegram Desktop di un notebook HP EliteBook, pronti a comparire nella sezione «Comunicati» del gruppo «Movimento 17 ottobre».
Contenevano, secondo gli investigatori, i luoghi in cui migliaia di iscritti avrebbero dovuto concentrarsi nelle piazze di mezza Italia. Non sono mai arrivati a destinazione: la Polizia postale ne ha bloccato l’invio.
È attorno a quei due messaggi che ruota il decreto di fermo firmato dalla pm Francesca Crupi nei confronti di Youssef Siher, 30 anni, nato a Gavardo e cresciuto nel Bresciano. Per la Procura sono la prova che la sua istigazione era «realmente efficiente ed efficace», e che nuove violenze, dopo quelle del 17 e 18 ottobre, «non sono accadute solo grazie all’intervento della PG operante». Siher è detenuto a San Vittore. Oggi, lunedì 26 ottobre, il gip di Milano deve decidere se convalidare il fermo.
Le tre accuse, una per una
Il decreto contesta a Siher tre capi d’imputazione. Il primo riguarda il profilo Instagram del movimento: l’istigazione a delinquere (art. 414 del codice penale) per un post del 20 ottobre. «Lo Stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove», recitava. E ancora: «Meloni dichiara guerra al futuro di questo paese e noi dichiariamo guerra a questo presente infame».
Il secondo capo riguarda il gruppo Telegram e Siher non è solo: gli viene contestato in concorso con la moglie, Sagia Hammoud, 32 anni, mediatrice interculturale comasca, indagata a piede libero e indicata come co-amministratrice. Nel mirino ci sono un messaggio del 18 ottobre, «dobbiamo fare come la Francia, lì sono ben organizzati e soprattutto attivi», e un pdf pubblicato il 22 ottobre. Su entrambi i capi pesa l’aggravante della finalità di terrorismo, prevista dall’articolo 270-bis.1, e quella dell’uso di strumenti informatici.
Un dettaglio tecnico, spesso confuso nelle prime ricostruzioni: nel decreto la finalità di terrorismo è un’aggravante dell’istigazione, non un’accusa di associazione terroristica. Il terzo capo è invece una novità assoluta. È il reato di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche (art. 420-bis), introdotto dal decreto-legge n. 190 entrato in vigore il 22 ottobre, appena due giorni prima del fermo. A Siher si contesta di aver dato indicazioni il 23 ottobre su dove concentrarsi e «su come affrontare le forze dell’ordine».
Dal profilo @meziyo all’appartamento di Milano
L’inchiesta nasce dalle giornate del 17 e 18 ottobre, quando a Milano cortei pacifici contro carovita, salari bassi e affitti alti sono stati sfruttati da gruppi a volto coperto per devastare e saccheggiare negozi. Lo stesso decreto descrive quei giovani come «profondamente eterogenei», molti minorenni, arrivati da periferie e hinterland e «non appartenenti a gruppi o associazioni politiche o d’area». A Siher non vengono contestati quei fatti: il suo gruppo Telegram nasce dopo, la sera del 18 ottobre alle 19.58.

Nei giorni successivi decine di chat sui disordini cambiano nome e amministratori, e si spengono. «Movimento 17 ottobre» fa eccezione: al momento degli accertamenti conta 6.153 iscritti, saliti poi a quasi 9.500 secondo le cronache dei giorni successivi. È diviso in sezioni tematiche e in sottogruppi per undici città, da Milano a Bari. Il 20 ottobre il Cosc di Firenze, tramite il portale che Telegram riserva alle forze dell’ordine, identifica l’amministratore nel profilo @meziyo. L’utenza telefonica collegata risulta intestata a Siher.
Sabato il trentenne non si trova nella sua residenza bresciana. Viene rintracciato in un appartamento di Milano, insieme alla moglie e ad altre due donne. Secondo il Fatto Quotidiano, a guidare gli agenti è stato il cellulare della moglie, perché il suo era spento. Siher non fornisce le credenziali dello smartphone, ma il notebook non ha password.

Cosa c’era nel computer
La perquisizione informatica, eseguita dalla Polizia postale della Lombardia, restituisce secondo la pm «un quadro oltre modo allarmante». Oltre ai due messaggi programmati, su WhatsApp Web ci sono richieste di informazioni sulla manifestazione del 24 arrivate da terzi. Nella cronologia del browser c’è l’accesso a un portale di intelligenza artificiale, interrogato su «strategie rivoluzionarie». Il chatbot sarebbe servito anche a scrivere il secondo comunicato del movimento.
Quel comunicato esce alle 14.58 di venerdì 23 ottobre e diventa subito virale. Definisce il nuovo decreto sicurezza «un pugno autoritario contro chi dissente, di una durezza che non si vedeva dall’epoca del fascismo». Annulla le piazze annunciate senza rinunciare alla protesta: i nuovi punti di ritrovo sarebbero stati comunicati alle 14.30 di sabato, la «piazza finale» alle 15.30. Dodici minuti dopo l’amministratore chiude i sottogruppi cittadini, lasciando aperte solo le sezioni di lettura.

Il manuale «Rivoluzione, istruzioni per l’uso»
Nella cartella dei download c’è anche un pdf modificato l’ultima volta il 21 ottobre, simile a quello poi pubblicato nel gruppo: «Rivoluzione, istruzioni per l’uso. Liberamente ispirato dal manuale della Rivoluzione egiziana del 2011». Lo stesso decreto lo descrive come una guida alla «disobbedienza civile contro il Governo Meloni», con tre obiettivi: manifestare il dissenso, coinvolgere più persone possibile, proteggere i partecipanti. Suggerisce acqua, kit di primo soccorso, felpe con cappuccio, occhiali protettivi, kefiah e guanti.

Accanto a questo, però, ci sono le parti che preoccupano gli inquirenti. Le illustrazioni mostrano scudi e vernice spray per accecare i vetri dei blindati e le telecamere. Spiegano come forzare gli sbarramenti delle forze dell’ordine e suggeriscono di raccogliere i lacrimogeni e rilanciarli contro gli agenti. Secondo la Procura, alcune indicazioni espongono anche i manifestanti stessi «a seri rischi».
C’è poi un passaggio che si presta a letture opposte. Il decreto annota che «sono stati molteplici gli inviti di Siher alla cautela». Per la pm, però, lo scopo era «limitare i controlli delle forze dell’ordine», non frenare gli iscritti. Nel gruppo, intanto, non mancavano utenti che invocavano apertamente l’assalto alle banche.
Il nodo del terrorismo
Il punto giuridicamente più delicato è l’aggravante della finalità terroristica. La Procura la motiva con l’effetto sulla popolazione: polizia ed esercito schierati nelle strade di Milano, negozianti che abbassano le serrande o montano barriere per paura di nuovi saccheggi. Per la pm, Siher avrebbe approfittato del 17 e 18 ottobre per «dare corso a un progetto finalizzato a porre in essere atti delittuosi con finalità eversive» e «ingenerare terrore nella popolazione».

Il fermo, non un’ordinanza ordinaria, è giustificato con il pericolo di fuga. Secondo la Procura, pur essendo «italiano di seconda generazione», l’indagato avrebbe «particolari abilità e capacità di muoversi» e contatti che potrebbero aiutarlo a far perdere le proprie tracce. Saranno questi i passaggi su cui il gip dovrà pronunciarsi.
Chi è Youssef Siher
Diplomato al liceo Fermi di Salò, laureato in Scienze umanistiche per la comunicazione alla Statale di Milano, Siher è stato nel Senato accademico e alla guida dell’associazione degli studenti musulmani. È stato research trainee all’Osservatorio Medio Oriente e Nord Africa dell’Ispi, che precisa di non collaborare più con lui dal 2024. Ha scritto per il Fatto Quotidiano, dove non pubblica da circa un anno e mezzo, e nel 2022 un articolo per il Foglio. Ha lavorato anche come assistente in biblioteca e come rider.
Il decreto lo indica come figura emergente del nucleo milanese dei Giovani Palestinesi d’Italia, con contatti nell’area antagonista e sindacale tra Firenze e Brescia. Dal gennaio 2024 si presenta come presidente dell’associazione «Organizzazione Alba Nascente», nata per contrastare islamofobia e razzismo. La Procura di Genova sta verificando eventuali contatti con il gruppo coinvolto nell’inchiesta della Dda sui presunti finanziamenti ad Hamas. Secondo quanto riportato finora, il suo nome non compare in quell’indagine.

Le piazze di sabato
Sabato le devastazioni non si sono ripetute. A Milano circa 15mila persone hanno sfilato pacificamente da Cairoli a piazza Leonardo da Vinci, mentre le forze dell’ordine identificavano circa 3mila persone. In città 196 sono state accompagnate in questura, con 5 arresti e 44 denunce. Tensioni e cariche si sono registrate a Torino, Roma, Firenze e Bologna, con 36 agenti feriti nel complesso. Diversi gruppi rivendicano una protesta «dal basso, senza una regia» e guardano ora allo sciopero generale del 30 ottobre.
Siher, difeso al momento del fermo dall’avvocato d’ufficio Marco Ermenegildo Menegatti, non ha ancora potuto dare la sua versione davanti a un giudice. Le accuse sono quelle formulate dalla Procura nella fase delle indagini preliminari, e valgono per lui e per la moglie la presunzione di innocenza.
@Etrurianews

