Un esposto al Ministero delle Infrastrutture denuncia il limite “provvisorio” imposto da ANAS più di un anno fa invece di riparare l’asfalto. E sui tratti in buone condizioni spuntano gli autovelox dei Comuni
ROMA / VITERBO – Una superstrada a quattro corsie, pensata per i 110 all’ora, dove oggi chi va a 75 rischia la multa. Succede sulla SS 675 “Umbro-Laziale”, nel tratto tra Viterbo e Orte.
Alessio Carramusa, automobilista di Vasanello che la percorre ogni giorno, la definisce una situazione «paradossale e insostenibile». Il 29 ottobre ha presentato un esposto formale al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il testo è duro, e ha ragione a esserlo.
Prima il limite, poi (forse) i lavori

La storia della strada racconta da sola il problema. La SS 675 nasce come superstrada a carreggiate separate, progettata per i 110 km/h. Negli anni il limite è sceso a 90 per carenze di manutenzione e per alcuni standard mai adeguati. Poi, il 19 giugno 2025, un motociclista è morto in un incidente autonomo al km 38,100. A luglio 2025, di fronte a un manto stradale sempre più rovinato, ANAS ha abbassato il limite a 70 km/h su tutto il tratto. Il provvedimento era presentato come “provvisorio”. Il 9 maggio 2026 un altro motociclista ha perso la vita al km 56, tra Viterbo e Bagnaia.
Più di un anno dopo, quel limite “provvisorio” è ancora lì. L’esposto lo chiama senza giri di parole una «palese scorciatoia amministrativa». Invece di riparare buche e avvallamenti, il gestore ha preferito far rallentare tutti. In questo modo il costo del proprio disservizio è stato scaricato interamente sugli automobilisti. E la manutenzione resta in attesa.
Gli autovelox dove la strada è buona
Ed è qui che la misura di emergenza diventa altro. Secondo l’esposto, i Comuni attraversati dalla superstrada hanno colto l’occasione per installare postazioni di controllo della velocità. Il risultato: «migliaia di verbali per violazioni minime», a partire dai 70 km/h, tolleranza di legge esclusa.
Il paradosso sta nella posizione degli apparecchi. Gli autovelox non si trovano dove l’asfalto è dissestato, cioè dove il limite avrebbe un senso. Si trovano nei tratti regolari e scorrevoli, «privi dei dissesti macroscopici che si riscontrano altrove». Sono proprio i punti in cui un automobilista, su una strada nata per ben altre velocità e senza pericoli visibili, fa più fatica a tenere un’andatura così bassa. Se la sicurezza fosse davvero l’obiettivo, i controlli starebbero dove la strada è pericolosa. Se stanno dove la strada è buona, il sospetto che l’obiettivo sia un altro è più che legittimo.

L’esposto parla di «opportunismo sanzionatorio» e di un limite che «da più di un anno è usato per vessare gli automobilisti più che educarli». È difficile dargli torto. Un limite nato per proteggere gli utenti da un pericolo, cioè l’asfalto rotto, viene fatto rispettare con le multe proprio dove quel pericolo non c’è.
La palla passa alla Prefettura
Gli autovelox su una strada extraurbana non spuntano da soli. Servono i decreti prefettizi di autorizzazione. Per questo l’esposto chiede al Ministero due cose precise:
- Un’ispezione su ANAS. Il Ministero deve verificare i tempi e lo stato reale dei piani di ripristino della pavimentazione. Deve anche valutare il ritorno ai 90 km/h nei tratti in cui l’asfalto è in buone condizioni, mettendo fine a quella che l’esposto chiama «un’ingiustificata uniformità al ribasso».
- Un controllo sugli autovelox. Va verificata la legittimità dei decreti prefettizi e delle modalità di gestione dei Comuni. Va anche valutata una moratoria sulle multe emesse in base a un limite ridotto, motivato solo dall’incuria del gestore.
La Prefettura di Viterbo non può limitarsi ad aspettare. Se il presupposto di quei controlli è un limite d’emergenza nato dall’inerzia di ANAS, le autorizzazioni vanno riesaminate subito. E se il limite resta, gli apparecchi vanno spostati dove servono davvero alla sicurezza, oppure spenti. Lasciare tutto com’è significa accettare che una strada dello Stato, rovinata da chi doveva curarla, diventi una fonte di entrate per i bilanci comunali.
La sicurezza stradale è una cosa seria. Proprio per questo non può diventare l’alibi per non fare i lavori da una parte e per fare cassa dall’altra. Sulla SS 675 servono asfalto nuovo e limiti ragionevoli, non altri verbali.

