A lanciare un forte grido d’allarme è il comitato “Insieme per l’ospedale di Tarquinia”
TARQUINIA – Lo spettro dei tagli torna ad allungarsi minacciosamente sull’ospedale di Tarquinia, innescando la rabbia e la preoccupazione dei cittadini del litorale. A lanciare un forte grido d’allarme è il comitato “Insieme per l’ospedale di Tarquinia”, che teme un drastico ridimensionamento delle funzioni vitali del reparto di Chirurgia.
Il timore, messo nero su bianco dal comitato, è che l’attività chirurgica del presidio possa essere riorganizzata e limitata al solo modello della “Week Surgery”. Se questa prospettiva dovesse concretizzarsi, il reparto si ritroverebbe a poter gestire esclusivamente interventi programmati e caratterizzati da una breve degenza. Il risultato sarebbe drammatico per il bacino d’utenza locale: tutti i pazienti affetti da patologie più complesse, bisognosi di ricoveri ordinari e prolungati nel tempo, verrebbero sistematicamente dirottati verso gli ospedali di Viterbo o Civitavecchia. Una “migrazione sanitaria” forzata che comporterebbe enormi disagi logistici ed emotivi sia per i malati che per le loro famiglie.
Di fronte a questa inaccettabile prospettiva di arretramento, il Comitato ha deciso di chiamare in causa direttamente i vertici della sanità provinciale. In un intervento firmato da Emanuela Fanelli, viene chiesto esplicitamente a Egisto Bianconi, direttore generale della Asl di Viterbo, di fare chiarezza formale sul futuro del reparto. I cittadini pretendono di sapere, senza giri di parole, quali attività verranno concretamente garantite, con quale personale medico e infermieristico, e se la chirurgia generale con ricovero ordinario verrà salvaguardata.
La battaglia del comitato non nasce oggi, ma affonda le radici in impegni istituzionali ben precisi. Si richiama infatti la mozione approvata a larga maggioranza dal Consiglio comunale il 29 luglio 2025, un atto politico nato proprio su spinta del comitato per rivendicare il potenziamento del nosocomio, in totale coerenza con il suo ruolo fondamentale di “ospedale di base”. Secondo i cittadini, le previsioni contenute nell’Atto aziendale e nel programma della rete ospedaliera devono ora tradursi in servizi effettivi, perché un modello di pura Week Surgery non può in alcun modo sostituire un reparto pienamente operativo sulle complessità.
«Non chiediamo privilegi, né servizi al di fuori della programmazione sanitaria», precisano dal comitato, cogliendo l’occasione per rivolgere un sentito ringraziamento a tutto il personale medico, infermieristico e sociosanitario per l’assistenza garantita ogni giorno tra mille difficoltà. Ma l’avvertimento alla Asl è categorico: il comitato è pronto a mobilitarsi. «Ogni ulteriore riduzione sarebbe un arretramento – concludono –. È il momento di dare risposte concrete».

