Baby squillo in trasferta da Blera a Viterbo, gli appuntamenti tramite Whatsapp

VITERBO – Un via vai continuo tra Blera e Viterbo per adescare clienti alle fermate degli autobus e poi portarli all’interno di un appartamento affittato in città per consumare veloci rapporti sessuali. Avrebbero avuto poco più che 15 anni le ragazzine costrette a prostituirsi da due uomini oggi sotto processo: si tratta di un 74enne di Montefiascone e di un 34enne rumeno che dovranno rispondere di induzione alla prostituzione minorile.

Entrambi, rinviati a giudizio dalla direzione distrettuale antimafia di Roma, nel 2015 avrebbe cercato di convincere le adolescenti a vendere il proprio corpo in cambio di pochi spicci.

”Le indagini sono partite da un’inchiesta uscita sul quotidiano Il corriere di Viterbo – ha spiegato ai giudici del collegio viterbese il brigadiere Salvatore Taddeo in forza ai carabinieri di Ronciglione – nel piccolo paesino di Blera non sono passati inosservati i movimenti di queste ragazzine, sempre in compagnia di uomini ben più grandi di loro e sempre insieme, con i cellulari in mano”.

”Le giovani ricevevano oltre cento contatti al giorno, tra chiamate, messaggi e Whatsapp – ha proseguito il brigadiere – tra tutti ne abbiamo trovati alcuni con contenuti espliciti: erano richieste di appuntamenti e di incontri anche da parte di uomini ben più grandi delle 15enni”.

Centinaia di messaggi e telefonate passate al setaccio dagli inquirenti e che ora sono arrivate sul banco del tribunale, come prove regina del tentativo dei due imputati di trasformare le adolescenti in baby squillo: verranno trascritte e depositate.

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