Tarquinia – Volontaria della Protezione Civile insulta il sindaco: “Non sappiamo leccare il culo”

Lo sfogo di Alberta Bonafede, anche se rimosso, è diventato virale. Dopo poco il comunicato dei Comunisti che polemizza con l’altra associazione…

TARQUINIA – Su Facebook è apparso un post di Alberta Bonafede, volontaria della Protezione Civile Comunale che insulta, senza menzionarlo, il primo cittadino Alessandro Giulivi colpevole, secondo la ragazza, di non considerare il gruppo con il quale opera in città in modo adeguato.

Le dinamiche che muovono le associazioni di volontariato ed in particolare la Protezione Civile sono lodevoli, del perché in una piccola cittadina come Tarquinia ce ne siano due non lo sappiamo. Quello che è certo che il lavoro svolto è sempre stato all’altezza del compito loro assegnato o almeno non traspariva, fino ad oggi, una rottura così netta tra i due gruppi.

Detto questo, in pochissimo tempo è diventato virale un post di Alberta Bonafede, volontaria della Protezione Civile Comunale, che inveisce contro chi sembrerebbe non tenerli sufficientemente in considerazione.

Questo il post:

Quel “tu” così imperativo è rivolto al primo cittadino che, in questi giorni, avrebbe rinnovato una convenzione con l’altro gruppo di volontari della Protezione Civile.

A supporto di questo “sfogo”, fastidioso nei toni e intollerabile nei contenuti e che probabilmente non rimarrà senza conseguenze, il comunicato stampa del Partito Comunista Italiano sezione di Tarquinia che, in qualche modo, fa capire che c’è una “protezione civile” trascurata.

Il Partito Comunista, anche se ormai estinto in tutte le sue forme, ha ancora qualche inossidabile brontosauro che ne tiene viva la memoria e , proprio in questa circostanza, esce allo scoperto facendo intendere che una delle due protezioni civili possa godere di una sorta di protezione “rossa”.

Al di là del fatto che chiunque faccia parte di una Protezione Civile non dovrebbe avere una connotazione politica, eventuali chiarimenti, sfoghi, punti di vista, reclami o altro dovrebbero essere il presidente o il rappresentante del gruppo delegato a discutere con l’Amministrazione comunale.

Se questa signorina ha avuto questo sfogo, evidentemente, ha voluto esternare il pensiero “silente” del suo gruppo di appartenenza.

Non sappiamo quale sarà la reazione del sindaco e dell’amministrazione, certo è che questo messaggio, anche se rimosso, avrà molti effetti collaterali. Tutto questo accade nel momento in cui, proprio il sindaco, attraverso la Regione Lazio, stava cercando di rafforzare le unità operative cercando uno spazio adeguato per uomini e mezzi, insomma, trovare una struttura molto più simile ad una caserma che ad un garage.

A questo punto appare evidente che si debba lavorare per unire gli sforzi e quindi evitare ogni forma di dualismo e rendere grande ed efficiente una sola Protezione Civile.

 

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