Coronavirus – Viterbo, A Belcolle si potrebbero processare i tamponi

 

VITERBO – In questi giorni, da più parti si è sollevata la richiesta di consentire anche all’ospedale Belcolle di processare i tamponi eseguiti all’interno della provincia. Occorre, dunque, fare un po’ di chiarezza.

La sezione di Genetica molecolare del Laboratorio di genetica medica è attiva a Belcolle dal 6 ottobre 2017, in nuovi ambienti ristrutturati al piano 2 blocco A. Il servizio è attualmente dotato di attrezzature tecnologiche all’avanguardia, tra cui 2 estrattori automatici degli acidi nucleici (Dna e Rna), 5 diversi strumenti per l’amplificazione del Dna in Rt-Pcr (Real time polimerase chain reaction) e un sequenziatore automatico degli acidi nucleici.

A tutto questo va aggiunta la presenza di personale altamente qualificato.

La struttura ha preventivamente attrezzato i locali, predisposto le tecnologie e il personale formato, al fine di rispondere prontamente a eventuali attivazioni di test diagnostici su campioni biologici (tamponi, ecc) per la ricerca dell’Rna virale specifico del virus Sars cov-2.

Quindi, in sintesi, in caso di necessità, l’ospedale di Belcolle è preparato, da un punto di vista strumentale e professionale, a processare i tamponi per la certificazione di positività al COVID-19.

Secondo le linee guida internazionali, al fine di ottimizzare il percorso diagnostico mediante l’uso delle tecnologie di cui sopra, è necessario esaminare almeno 160 campioni biologici al giorno.

Per questa motivazione, nel rispetto di quanto contenuto nel Dca regionale sull’organizzazione dei laboratori COVID-19, l’hub di riferimento per la Asl di Viterbo, anche per quella di Rieti, è il Policlinico Gemelli di Roma, che garantisce la refertazione dei campioni inviati all’incirca 7 ore dopo la trasmissione. Occorre anche considerare che ogni campione, affinché dia un risultato certo, deve essere processato due volte e che il tempo tecnico di lavorazione dei campioni è di 5 ore. Perché, più che la celerità, è importante la certezza del responso.

Effettuando gli stessi esami in house, presso la sezione di Genetica molecolare di Belcolle, l’abbattimento dei tempi di realizzazione sarebbe al massimo di due ore (compresa la refertazione). Tutto ciò, tuttavia, comporterebbe un utilizzo massiccio di personale e di dispositivi di protezione, al momento contingentati in tutta Italia. Gli stessi dispositivi sono anche necessari per l’esecuzione dei tamponi a domicilio e per la realizzazione dei farmaci antiblastici per i pazienti oncologici. Quindi, in presenza delle due linee di attività, si potrebbe verificare una situazione complessiva di carenza dei dispositivi di sicurezza.

Come appare evidente, la questione è decisamente più complessa di come viene trattata in questi giorni.

Tuttavia, qualora fosse necessario, e la Regione Lazio ritenesse opportuno individuare il Laboratorio di genetica medica tra i centri autorizzati al processamento dei campioni biologici, la Asl di Viterbo sarebbe in grado di garantire l’operatività del servizio entro 24 ore dalla comunicazione.

Come ormai è noto, presso la Asl di Viterbo, da oltre due mesi, è operativa una task force per fronteggiare l’epidemia da Coronavirus nella nostra provincia, in stretta sinergia, e in contatto continuo, con la cabina di regia regionale coordinata dall’assessorato alla sanità.

All’interno di questa organizzazione, sono state avviate due linee di attività, i Team operativi Coronavirus (Toc1 e Toc2), il cui compito è quello di ricostruire la catena dei contatti stretti dei casi accertati al COVID-19, di attivare le misure necessarie di prevenzione, di monitorare i cittadini in isolamento domiciliare fiduciario e di effettuare i tamponi ritenuti necessari su tutto il territorio provinciale.

Nello specifico, ogni giorno, sei squadre di professionisti, si recano a domicilio dei pazienti per i quali è stata data indicazione per l’effettuazione dei tamponi. A questi si devono aggiungere quelli eseguiti presso le strutture della rete ospedaliera aziendale.

Ad oggi, in totale, si è raggiunta una media tra i 60 e i 70 tamponi eseguiti, grazie a un enorme sforzo organizzativo che parte già prima dell’esecuzione del test, ovvero dallo scrupoloso lavoro di ricostruzione epidemiologica di tutti i contatti stretti delle persone accertate positive al COVID-19.

 

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