Civitavecchia – Morte di Edoardo Serafini, la Procura chiede il processo per i vertici di Maccarese Spa

L’incidente al giovane operaio romano è accaduto il 24 gennaio 2024

CIVITAVECCHIA – Gli hanno affidato un’attività manutentiva complessa e pericolosa per la quale non aveva le necessarie competenze, che non era in alcun modo prevista e regolata dai documenti contenenti le procedure dell’impresa, che richiedeva personale specificamente qualificato e, soprattutto, lo hanno fatto senza dotarlo di attrezzature idonee. È frutto delle solite, gravi e fatali violazioni delle più banali norme di sicurezza l’ennesima morte sul lavoro, quella, ad appena 29 anni, del romano Edoardo Serafini, deceduto il 24 gennaio 2024 in seguito ad un gravissimo infortunio occorsogli presso la Maccarese Spa, una delle più grandi aziende agricole e zootecniche del Paese, che appartiene al gruppo Benetton, che si trova a Fiumicino e nella quale il giovane era regolarmente assunto.

Al termine delle indagini preliminari del procedimento penale per il reato di omicidio colposo, con l’aggravante di essere stato commesso con la violazione delle norme antinfortunistiche, il Pubblico ministero della Procura di Civitavecchia titolare del fascicolo, Roberto Savelli, ha chiesto il rinvio a giudizio per tre figure apicali della Maccarese iscritte nel registro degli indagati: Claudio Destro, 64 anni, di Padova, in qualità di amministratore delegato e datore di lavoro della vittima; Carlo Tomasetto, 45 anni, quale dirigente delegato dal datore di lavoro, e Simone Sebastiano, 41 anni, preposto dell’azienda, e, riscontrando l’istanza, il Gip, Matteo Ferrante, ha fissato per il 16 aprile 2025, alle 10, in tribunale a Civitavecchia, l’udienza preliminare di un processo da cui i familiari del lavoratore, assistiti da Studio3A-Valore S.p.A., in collaborazione con l’avvocato Lorenzo Marcovecchio, si aspettano verità e giustizia.

Il sostituto procuratore, per citare il suo atto, accusa i tre imputati, per colpa consistita nella violazione di svariati articoli del Testo unico sulla sicurezza sul lavoro, “e, comunque, per imprudenza, negligenza e imperizia, di non aver impedito che l’operaio specializzato Edoardo Serafini, mentre stava eseguendo un intervento di riparazione di una gru Benelli posta su di un autocarro Iveco, consistente nella manutenzione della ralla tramite smontaggio della stessa gru, venisse travolto da quest’ultima che gli cadeva addosso, con conseguente decesso per trauma chiuso toracico e addominale da schiacciamento”.

Più precisamente, il Pm imputa a Destro, quale Ad dell’impresa, “di aver elaborato il Documento di valutazione dei rischi che, da una parte, non conteneva una valutazione dei rischi inerenti riparazioni meccaniche complesse ed in particolare quella della gru, comportante nello specifico lo smontaggio del braccio della gru dalla base della stessa sull’autocarro, dall’altra non indicava le procedure per effettuare in sicurezza tale attività nonché le corrispondenti misure di prevenzione e protezione”.

A Tomasetto, in qualità di dirigente delegato dal datore di lavoro, Savelli ascrive invece la colpa di “aver fatto svolgere all’addetto le operazioni di riparazione della gru nonostante la mancanza di attrezzature idonee a tele tipo di lavoro, quali un adeguato carroponte per le sua movimentazione e stoccaggio in sicurezza, nonostante lo stesso dipendente fosse privo di competenze specifiche e tali operazioni non fossero previste dalle istruzioni d’uso del fabbricante, e, infine, su di un’area esterna adiacente l’officina priva di difese contro la caduta o l’investimentro di materiali in dipendenza dell’attività lavorativa”: a dispetto della giovane età Serafini era un operaio tecnico specializzato, si era diplomato all’istituto tecnico agrario “Garibaldi” di Roma, aveva seguito corsi di specializzazione anche all’estero, era esperto, oltre che appassionato, di trattori e mezzi agricoli, ma non aveva ricevuto una formazione specifica anche per l’intervento di riparazione che gli è risultato fatale. A Sebastiano, infine, quale preposto, il Pubblico ministero imputa di “non aver interrotto l’attività di riparazione svolta da Serafini, nonostante le condizioni di pericolo nell’esecuzione dello smontaggio del braccio della gru derivanti dall’assenza di personale qualificato in materia specifica e di attrezzatura idonea al lavoro da svolgere”.

Per essere assistiti, fare piena luce sui tragici fatti e ottenere giustizia i congiunti di Edoardo Serafini, attraverso l’Area manager per il Lazio e responsabile della sede di Roma, Angelo Novelli, si sono rivolti a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, che sta profondendo ogni sforzo, in collaborazione con l’avvocato Lorenzo Marcovecchio del Foro di Isernia, per dare loro delle risposte: Studio3A ha anche messo a disposizione per l’autopsia disposta dal magistrato, quale consulente tecnico di parte, il medico legale dott. Antonio Grande. In tal senso, la richiesta di processo da parte dell’autorità giudiziaria per i vertici della Maccarese rappresenta un punto fermo fondamentale. I familiari della vittima confidano in una condanna dei responsabili dell’infortunio ad una pena congrua alle imperdonabili violazioni e infrazioni commesse ma auspicano un’assunzione di responsabilità anche da parte della Maccarese Spa sul piano risarcitorio, non avendo sin qui ricevuto un centesimo: la compagnia di assicurazione dell’azienda, Helvetia, ha ripetutamente diniegato le richieste presentate da Studio3A per conto dei propri assistiti, sostenendo che le mansioni che stava svolgendo la vittima sarebbero esulate dal rischio assicurato. E dinanzi a questo rifiuto, in assenza del ben che minimo risarcimento, all’udienza del 16 aprile le parti offese si costituiranno inevitabilmente parte civile.