VITERBO – Un presunto giro di prescrizioni irregolari per ottenere sussidi pubblici destinati agli apparecchi acustici. È questa l’accusa che ha portato a processo D.S., ex otorino dell’ospedale di Belcolle, difeso dall’avvocato Giovanni Labate.
L’uomo è imputato con le accuse di truffa e peculato, mentre l’azienda sanitaria locale si è costituita parte civile nel procedimento.
Il processo, in corso presso il tribunale di Viterbo, è entrato nel vivo con le prime testimonianze raccolte dal pm Massimiliano Siddi. Tra queste, quella di un militare del Nas, che ha ricostruito l’indagine avviata in seguito alla denuncia di un altro professionista, deceduto lo scorso anno.
Secondo quanto emerso, D.S. avrebbe utilizzato timbri e firme di altri medici, anche di diverse specializzazioni, per convalidare richieste di contributo per protesi acustiche a beneficio di pazienti con patologie certificate. Tuttavia, la normativa prevede che tali prescrizioni debbano essere rilasciate da un medico specialista dell’Asl in servizio, mentre Sacconi era già in pensione.
Le perquisizioni avrebbero portato alla scoperta di numerosi ricettari: alcuni firmati dallo stesso imputato, altri con timbri di colleghi, e alcuni persino in bianco, ma contrassegnati.
A spiegare il meccanismo di erogazione dei sussidi è stata la responsabile dell’area assistenza protesica dell’Asl, che ha fornito agli inquirenti i fascicoli dei pazienti coinvolti nel caso. “Per ottenere il contributo di 1.488 euro per l’acquisto di un apparecchio acustico – ha dichiarato – il paziente deve presentare una domanda corredata da documenti personali, un verbale di invalidità che attesti la patologia e il risultato dell’esame audiometrico. Le richieste vengono poi inserite nel sistema regionale Sanpro, che verifica i requisiti di chi ne fa domanda”.
Alcune delle pratiche contestate risalirebbero al periodo in cui il dottor D.S. era ancora in servizio, altre sarebbero state redatte dopo il suo pensionamento. Se la documentazione risultava formalmente corretta, l’anomalia riguarderebbe l’effettivo rilascio delle prescrizioni da parte dell’imputato, che non avrebbe avuto l’autorità per firmarle.
Il processo proseguirà con l’ascolto di nuovi testimoni e l’esame della documentazione sequestrata dagli inquirenti.