Vent’anni senza Giovanni Paolo II, il ricordo del pontificato di Karol Wojtyła che cambiò la storia

Sportivo, attivista, combattente contro il comunismo e liberatore di popoli

ROMA –  Vent’anni fa, il 2 aprile 2005, il mondo si fermava per rendere omaggio a Papa Giovanni Paolo II, scomparso dopo un lungo pontificato di quasi 27 anni. Un Papa che ha attraversato epoche e trasformazioni globali, lasciando un’impronta indelebile nella storia della Chiesa e della società mondiale. Oggi, a due decenni dalla sua morte, il suo ricordo è più vivo che mai.

La sera del 2 aprile 2005, alle 21:37, Giovanni Paolo II si spegneva nel suo appartamento in Vaticano, circondato dalle preghiere dei suoi più stretti collaboratori e dall’affetto di milioni di fedeli raccolti in Piazza San Pietro e in tutto il mondo. Le sue ultime parole, secondo le testimonianze, furono “Lasciatemi andare alla casa del Padre”. La sua morte segnò la fine di un’epoca e diede inizio a un’ondata di emozione senza precedenti: milioni di persone affollarono Roma per rendergli omaggio, e il suo funerale fu seguito da circa due miliardi di telespettatori.

Nato Karol Wojtyła il 18 maggio 1920 a Wadowice, in Polonia, fu eletto Papa il 16 ottobre 1978, diventando il primo Pontefice non italiano dopo oltre 400 anni. Il suo pontificato si distinse per una straordinaria vicinanza ai fedeli e per un’intensa attività diplomatica e pastorale. Fu un protagonista nella lotta contro il comunismo, giocando un ruolo determinante nella caduta del Muro di Berlino e nel declino dei regimi comunisti dell’Europa orientale. Il suo sostegno al movimento polacco Solidarność fu cruciale per il crollo dell’Unione Sovietica.

Nel 1981 fu vittima di un attentato in Piazza San Pietro, quando l’attentatore turco Mehmet Ali Ağca gli sparò più volte. Sopravvisse miracolosamente e, in un gesto straordinario di misericordia, incontrò e perdonò il suo aggressore due anni dopo in carcere. Il suo pontificato si caratterizzò anche per il costante impegno nel dialogo interreligioso. Nel 1986 fu il primo Papa a visitare una Sinagoga, a Roma, mentre nel 2001 pregò nella Moschea degli Omayyadi a Damasco, segnando una tappa storica nei rapporti tra cristianesimo e islam.

Il 27 maggio 1984, Giovanni Paolo II giunse nella città dei papi per incontrare la comunità locale e celebrare la messa in Piazza San Lorenzo. Fu un evento storico che richiamò migliaia di fedeli e rafforzò il legame tra la Chiesa e il territorio viterbese. Durante la visita, il Pontefice ricordò l’importanza della spiritualità e della tradizione della città, esortando i fedeli a rimanere saldi nella fede e a costruire una società basata sulla solidarietà e sulla pace.

Giovanni Paolo II fu anche il Papa dei giovani, istituendo nel 1985 le Giornate Mondiali della Gioventù, eventi che avrebbero poi coinvolto milioni di ragazzi in tutto il mondo. Il Giubileo del 2000 fu un altro momento cruciale del suo pontificato, segnato dalla richiesta di perdono per gli errori della Chiesa nel passato e dalla volontà di rinnovamento spirituale per il nuovo millennio.

Oltre alla sua straordinaria missione religiosa e politica, Giovanni Paolo II fu una figura carismatica e ricca di aspetti sorprendenti. Amante dello sport, era appassionato di montagna e sci, attività che continuò a praticare anche da Papa. Prima di diventare sacerdote, si dedicò al teatro e alla poesia, mostrando un lato artistico che influenzò anche il suo modo di comunicare. Parlava più di dieci lingue e durante i suoi viaggi apostolici si sforzava sempre di salutare i fedeli nelle loro lingue madri. Il suo pontificato fu anche il più itinerante della storia: visitò ben 129 Paesi, percorrendo oltre un milione di chilometri.

La sua canonizzazione, avvenuta il 27 aprile 2014 per volontà di Papa Francesco, ha ufficialmente consacrato Giovanni Paolo II tra i santi della Chiesa cattolica. Tuttavia, la sua eredità va ben oltre la sfera religiosa: è stato un simbolo di speranza, coraggio e fede in un periodo di grandi cambiamenti.

Vent’anni dopo la sua morte, il mondo continua a ricordare Karol Wojtyła non solo come un grande Papa, ma come una figura che ha segnato la storia con il suo messaggio di pace, dialogo e amore per l’umanità. Oggi, le sue parole e il suo esempio restano più attuali che mai.