Umbria – Educazione sessuale nelle scuole, Pillon: “Spetta alle famiglie, così torniamo al Fascismo”

“Non spetta alle Regioni legiferare su materie che il Parlamento sta già affrontando con una norma nazionale”

PERUGIA – “L’approvazione, da parte del campo largo di sinistra, della mozione che impegna la Regione Umbria ad avviare percorsi strutturati di educazione affettiva e sessuale nelle scuole rappresenta un atto grave e profondamente scorretto sul piano istituzionale e culturale”.

A intervenire è il responsabile delle politiche familiari della Lega Umbria, Simone Pillon che prosegue: “È bene ribadirlo con chiarezza: non rientra nelle competenze regionali intervenire su materie che il Parlamento sta già affrontando con una norma nazionale. Non si comprende perché le Regioni governate dalla sinistra debbano sistematicamente tentare fughe in avanti per mettere pressione sul legislatore nazionale, che è l’unico organo democraticamente legittimato a decidere su questo tipo di contenuti.

Trovo inoltre particolarmente spiacevole che la presidente della Regione, Stefania Proietti, che si definisce cattolica, abbia scelto di allinearsi a posizioni che nulla hanno a che vedere con una corretta educazione e molto, invece, con un uso strumentale dell’educazione sessuale da parte di una certa sinistra. Una sinistra che, dietro parole apparentemente neutre, punta a veicolare contenuti ideologici e lontani da quella che è la naturale crescita affettiva e relazionale di bambini e ragazzi.

La Costituzione italiana è chiarissima e all’articolo 30 afferma che spetta ai genitori educare i figli. Non è un caso se quella norma fu scritta all’indomani della dittatura fascista, che aveva espropriato alle famiglie il loro ruolo e imposto un’educazione unica di Stato. E oggi cosa fa la sinistra? Si schiera proprio su quella stessa strada, pretendendo di introdurre una nuova ‘educazione di Stato’, imponendo tematiche delicate anche a bambini piccolissimi, senza tener conto del loro livello di maturazione, della loro capacità di comprensione e, soprattutto, senza coinvolgere le famiglie, che sono le uniche titolate a decidere tempi e modalità con cui affrontare certi argomenti. Ci muoveremo in ogni sede possibile per fermare questa follia. Chi insiste a tirare troppo la corda, soprattutto su temi fondamentali come la genitorialità, dovrebbe ricordare che, alla fine, le corde si rompono“.