Fratelli d’Italia e Lega ai ferri corti. Incontro tra i vertici regionali dove ci sarà (ovviamente) l’avvocato
FROSINONE – L’analisi della crisi che ha spaccato la maggioranza di centrodestra al Comune di Frosinone è corretta nei fatti e nella ricostruzione degli eventi, ma resta incompleta se non si aggiunge il tassello decisivo: la strategia personale e politica dell’ex sindaco Nicola Ottaviani.
È lì che va cercata la vera chiave di lettura di ciò che sta accadendo. Perché la crisi non nasce solo da un malfunzionamento amministrativo o da rapporti deteriorati tra alleati. Nasce da una resa dei conti politica che ha come posta in gioco il controllo del capoluogo e il futuro di chi, più di tutti, non ha mai smesso di considerare il Comune come “cosa propria”.
Mastrangeli, un sindaco mai diventato leader
Riccardo Mastrangeli ha dimostrato, fin dall’inizio del mandato, di non essere un politico. Non nel senso nobile del termine, almeno. È apparso come un amministratore privo di autonomia politica, incapace di esercitare quel ruolo di sintesi, mediazione e leadership che un sindaco di un capoluogo dovrebbe avere.
Il suo limite non è stato solo amministrativo, ma soprattutto politico: non ha mai governato davvero la maggioranza, si è limitato a subirla. E quando la crisi è esplosa, invece di tentare una mediazione vera, ha scelto la strada peggiore: alzare il livello dello scontro, revocando le deleghe agli assessori di Fratelli d’Italia. Un atto che ha il sapore della rappresaglia, non della guida istituzionale.
Ma Mastrangeli non è la causa profonda della crisi. È, piuttosto, il terminale di una strategia più ampia, costruita altrove.
Ottaviani e il tempo che stringe
Il punto centrale è uno: Nicola Ottaviani sa di non avere più i numeri per essere rieletto in Parlamento in quota Lega al prossimo giro delle elezioni politiche. Il mutato quadro nazionale, il peso crescente di Fratelli d’Italia e il ridimensionamento proprio della Lega rendono il suo futuro romano tutt’altro che garantito.
Da qui nasce la vera mossa: riaprire la partita su Frosinone, puntare a tornare alla guida del Comune per altri dieci anni e blindare così una roccaforte che, per tre lustri, è rimasta saldamente nelle mani della Lega.
Il problema è che, nel frattempo, i rapporti di forza sono cambiati. E Fratelli d’Italia non è più disposta a fare da comparsa. Rivendica legittimamente un ruolo centrale, rivendica quella poltrona che per anni è stata appannaggio esclusivo della Lega, quando i numeri – oggi – raccontano una storia diversa.
La colpa politica di Fratelli d’Italia
C’è però una responsabilità che Fratelli d’Italia non può eludere. Non aver staccato prima la spina.
Avrebbe dovuto farlo mesi fa, quando era già chiaro che Mastrangeli non era in grado di governare e che l’amministrazione procedeva senza una rotta politica condivisa.
Non aver avuto il coraggio di interrompere prima la consiliatura ha consentito a Ottaviani di guadagnare tempo, di alzare il livello dello scontro e di portare tutti – oggi – a un tavolo di trattativa su questioni che erano chiarissime fin dall’elezione del sindaco.
Il risultato è paradossale: si discute ora di assetti, rimpasti, azzeramenti, quando la crisi era strutturale e irreversibile già da tempo.
Il corto circuito istituzionale
La seduta del 30 dicembre è stata solo la certificazione plastica di un fallimento politico. Una maggioranza senza numeri, un’aula consegnata alle opposizioni, delibere approvate da chi dovrebbe stare fuori dal perimetro di governo e, infine, la rottura definitiva tra Lega e Fratelli d’Italia.
Quel passaggio ha mostrato una verità scomoda: il centrodestra a Frosinone non esiste più come progetto unitario. Esiste una somma di interessi divergenti, di carriere personali da salvare, di paure elettorali. Non a caso, l’ipotesi delle elezioni anticipate spaventa molti: in pochi sarebbero rieletti, in molti nemmeno ricandidati.
Il vertice di Montecitorio e l’illusione della ricomposizione
L’incontro previsto domani a Montecitorio tra i vertici nazionali e locali dei partiti è il tentativo estremo di rimettere insieme i cocci. Ma l’impressione è che si tratti più di una gestione ordinata del conflitto che di una reale possibilità di ricomposizione.
Perché manca l’elemento fondamentale: la fiducia reciproca. Sul piano locale nessuno si fida più dell’alleato. E senza fiducia, nessun azzeramento di giunta può funzionare.
All’incontro saranno presenti per Fratelli d’Italia i deputati Paolo Trancassini (coordinatore regionale) e Massimo Ruspandini (presidente provinciale). Per la Lega il senatore Claudio Durigon (sottosegretario di Stato e vicesegretario nazionale) e il deputato Nicola Ottaviani (coordinatore provinciale).
Una stagione chiusa
La verità, forse scomoda ma necessaria, è che una stagione politica si è chiusa. Quella che ha visto Ottaviani dominare la scena cittadina per quattordici anni consecutivi non può semplicemente ripartire come se nulla fosse cambiato. Le lancette della politica sono andate avanti.
O si prende atto di questo dato, aprendo una fase nuova, oppure Frosinone resterà prigioniera di una guerra di logoramento che non ha più nulla di amministrativo e tutto di personale.

