A Ciampino la salma di Riccardo Minghetti, studente romano.
Quaranta le vittime, tra loro chi non doveva essere lì, chi è tornato perché aveva dimenticato una giacca, tanti ancora minorenni
Si chiude con la certezza più dolorosa l’attesa delle famiglie dei ragazzi italiani coinvolti nell’incendio scoppiato nella notte di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera. Con il completamento delle procedure di identificazione, le autorità elvetiche hanno confermato il decesso dei sei giovanissimi italiani dispersi nella tragedia. Nella giornata di oggi le salme faranno rientro in Italia a bordo di un volo dell’Aeronautica militare, messo a disposizione dallo Stato.
Il velivolo C-130 decollerà dall’aeroporto di Sion in mattinata e atterrerà a Milano Linate. Da qui i feretri proseguiranno via terra verso le rispettive città di origine: a Milano arriveranno quelli dei sedicenni Achille Barosi e Chiara Costanzo, a Bologna quello di Giovanni Tamburi, mentre Genova accoglierà il corpo di Emanuele Galeppini, che avrebbe compiuto 17 anni a breve. Il volo proseguirà poi verso Roma Ciampino per il rientro del sedicenne Riccardo Minghetti, studente del Liceo Scientifico “Stanislao Cannizzaro” di Roma.
Diversa la scelta per Sofia Prosperi, anche lei sedicenne, cittadina italo-svizzera residente a Lugano: per lei le esequie si svolgeranno in Svizzera. L’ambasciatore d’Italia a Berna, Gian Lorenzo Cornado, ha annunciato che anche i funerali sono stati offerti alle famiglie a spese dello Stato.
I sei ragazzi avevano tutti tra i 15 e i 17 anni e si trovavano in Svizzera per una vacanza sulla neve con amici o familiari per festeggiare l’arrivo del nuovo anno. La notte del 31 dicembre si erano recati al locale Le Constellation, dove il fuoco, scaturito in pochi minuti dal contatto di piccole fontane pirotecniche con il soffitto infiammabile, ha provocato il rogo mortale.
Prosegue intanto il rientro in Italia dei giovani rimasti feriti, molti dei quali in condizioni gravi. Dall’inizio dell’anno undici ragazzi italiani sono stati trasferiti all’ospedale Niguarda di Milano, sette dei quali ricoverati nel centro grandi ustionati. Nelle ultime ore è arrivato anche un sedicenne studente del liceo Virgilio di Milano, trasferito da Zurigo e sottoposto a cure specialistiche per ustioni estese.
Proprio il liceo Virgilio è una delle scuole più colpite dal dramma: quattro studenti dell’istituto facevano parte del gruppo coinvolto nell’incendio. Alcuni di loro lottano ancora tra la vita e la morte. La scuola ha sospeso le normali attività didattiche per attivare supporto psicologico a studenti e docenti e ha organizzato momenti di raccoglimento e silenzio. In molte classi, raccontano insegnanti e genitori, il clima è di sgomento e incredulità.
In Svizzera restano ancora tre pazienti italiani, le cui condizioni sono considerate delicate: il trasferimento in Italia sarà valutato nei prossimi giorni in base alla stabilità clinica e all’idoneità al trasporto.
Nel frattempo le autorità elvetiche hanno completato l’identificazione di tutte le quaranta vittime dell’incendio, tra cui giovani di diverse nazionalità. Al termine delle procedure relative ai cittadini italiani, l’ambasciatore Cornado ha espresso parole durissime sull’accaduto, parlando di una tragedia che si sarebbe potuta evitare con maggiori misure di prevenzione e controlli più rigorosi.
Le dichiarazioni sono arrivate a margine della messa e della marcia silenziosa organizzate per le strade di Crans-Montana in ricordo delle vittime. La Confederazione Svizzera ha inoltre proclamato per venerdì 9 gennaio una giornata di lutto nazionale, mentre proseguono le indagini per accertare eventuali responsabilità nella gestione del locale e nel rispetto delle norme di sicurezza.
Chi erano
Tra le sei vittime italiane, i ragazzi avevano tutti tra i 15 e i 17 anni e provenivano da diverse città italiane. Da Milano arrivano Achille Barosi e Chiara Costanzo, entrambi sedicenni, studenti e in vacanza sulla neve con amici e familiari. Sempre sedicenne, ma di Bologna, era Giovanni Tamburi, appassionato di sport, mentre Emanuele Galeppini, quasi 17enne di Genova, stava per compiere il compleanno e amava trascorrere il tempo con i suoi amici.
Dalla capitale, Riccardo Minghetti, 16 anni, studente del Liceo Scientifico “Stanislao Cannizzaro”, residente nel quartiere Eur e praticante tennis, rappresenta la vittima romana: era in Svizzera con la famiglia per la vacanza e la serata di Capodanno. Infine, Sofia Prosperi, anche lei sedicenne, è italo-svizzera: nata a Roma ma residente a Lugano, frequentava una scuola internazionale vicino a Como; per lei le esequie si svolgeranno in Svizzera.
Oltre ai deceduti, tra i feriti gravi ci sono undici ragazzi italiani trasferiti in Italia, principalmente al centro grandi ustionati dell’ospedale Niguarda di Milano. Tra loro, quattro studenti del liceo Virgilio di Milano hanno riportato ustioni estese e si trovano tuttora in condizioni delicate. Tutti erano parte della stessa comitiva di amici che ha partecipato alla serata nel locale Le Constellation, mentre altri coetanei, rimasti in Italia per vari motivi, hanno fortunatamente evitato l’incidente.
Questo racconto restituisce non solo le città di provenienza e le età dei ragazzi, ma anche uno scorcio della loro vita quotidiana e delle passioni che li caratterizzavano, restituendo al lettore il senso di una generazione di giovani travolta dalla tragedia.

