Viterbo – Tuscia sedicesima provincia in Italia per crescita del Pil, Frontini: “Il territorio ritrova la centralità che merita”

Secondo le stime, la provincia di Viterbo dovrebbe registrare nel 2026 una crescita del Pil pari a +0,80%

TUSCIA – Viterbo si colloca al sedicesimo posto a livello nazionale per prospettive di crescita del Prodotto interno lordo nel 2026. È quanto emerge dall’ultima analisi dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, che fotografa un quadro di moderata ma diffusa ripresa economica, con il Lazio tra le regioni più dinamiche del Paese.

Secondo le stime, la provincia di Viterbo dovrebbe registrare nel 2026 una crescita del Pil pari a +0,80%, un dato che la colloca nella fascia alta della graduatoria nazionale, composta da 107 province. Un risultato significativo soprattutto se inserito nel contesto di una crescita italiana complessivamente contenuta, che in termini reali non dovrebbe superare lo 0,7%

Nel confronto regionale, il Lazio si conferma una delle aree più solide, con una previsione di crescita del Pil regionale pari a +0,78% nel 2026, seconda solo all’Emilia-Romagna. All’interno della regione, Viterbo risulta seconda soltanto a Roma per prospettive di incremento economico, superando molte realtà tradizionalmente più forti sotto il profilo produttivo.

A sottolineare il valore del risultato è la sindaca di Viterbo Chiara Frontini, che parla di un segnale chiaro di fiducia verso il territorio: «I risultati dell’indagine della CGIA di Mestre ci parlano di una città e di una provincia che crescono e di imprese che credono nel territorio. Viterbo è seconda solo a Roma nel Lazio per prospettiva di crescita del Pil, con previsioni positive anche per il 2026. Il nostro territorio sta ritrovando la centralità che merita e continueremo a lavorare per dare ancora una maggiore spinta alla sua crescita».

Il dato viterbese appare ancora più rilevante se letto alla luce delle criticità strutturali evidenziate dalla CGIA a livello nazionale: la fine dell’effetto trainante del Pnrr, il rallentamento degli investimenti e le difficoltà storiche legate a burocrazia, fisco e produttività. In questo scenario, la tenuta di alcune province del Centro Italia, Viterbo compresa, rappresenta un elemento di controtendenza.

Secondo gli analisti, la crescita territoriale sarà sempre più legata alla capacità di valorizzare il tessuto delle piccole e medie imprese, all’attrattività per nuovi investimenti e alla qualità dei servizi pubblici. Fattori che, nel caso della Tuscia, sembrano oggi offrire prospettive più solide rispetto al recente passato.

Pur trattandosi di previsioni, la posizione raggiunta da Viterbo nella classifica nazionale indica un potenziale di sviluppo concreto, che potrebbe consolidarsi anche oltre il 2026 se accompagnato da politiche locali e regionali coerenti. Un segnale positivo, dunque, in un quadro economico che resta complesso ma non privo di opportunità.