Montalto di Castro – Addio al visconte Giulio Cesare Guglielmotti, ultimo nobile guascone

Questa mattina cerimonia nella Cappella di Famiglia nel cimitero monumentale di Civitavecchia

MONTALTO DI CASTRO – Si è spento nel giorno dell’Epifania, nella sua residenza di Montalto di Castro, il visconte Giulio Cesare Guglielmotti: un personaggio iconico, affascinante, irripetibile.

Bello come pochi, capace di far girare la testa alle donne, cavaliere elegante e fantino appassionato, ha attraversato il suo tempo con uno stile personale che mescolava nobiltà antica, mondanità romana e amore autentico per la terra e per i cavalli.

 

La camera ardente, allestita nella grande Sala delle Armi, ha accolto decine di persone tra parenti e amici. Accanto al feretro, i figli Ferdinando, Selvaggia e Pietro, insieme alla sorella Francesca: una famiglia unita nel saluto a un padre e a un fratello che è stato molto più di un titolo nobiliare.

Il cavaliere e il fantino

Guglielmotti è stato un nobile cavaliere nel senso pieno del termine. Ha vinto decine di corse in tutta Italia, allevando e possedendo cavalli campioni. Le scuderie non erano solo un luogo di sport, ma il cuore pulsante di una vita trascorsa in campagna, tra tenute, allenamenti e gare. La passione ippica era disciplina, eleganza, competizione: il suo modo di stare al mondo.

La Dolcevita e la discrezione

Nato nel 1942, grazie alla posizione sociale e allo sport praticato, divenne presto protagonista della mondanità romana della Dolcevita, senza mai rinunciare a una riservatezza che lo rendeva ancora più magnetico. Sposò Maria Rita Bagarani, figlia del grande caseario Fernando Bagarani (la cui storica attività è ancora oggi della famiglia). Dal matrimonio nacquero Ettore, Ferdinando, Selvaggia e Pietro.

Un casato antico, una storia che attraversa i secoli

Giulio Cesare Guglielmotti apparteneva a una delle famiglie più antiche e importanti di Civitavecchia. Nel solco del casato spicca Alberto Magno Guglielmotti, padre domenicano, uomo d’armi e di Chiesa, poeta e scrittore: persino Gabriele D’Annunzio trasse ispirazione da alcune sue intuizioni gergali.

Il fratello di padre Alberto, Pietro Guglielmotti, fu il primo sindaco di Civitavecchia. Nel 1996, in una cerimonia rimasta nella memoria cittadina, venne donata alla città la prima fascia tricolore con lo stemma sabaudo.

Da Ettore Guglielmotti e dalla bellissima Donna Angela Caravani nacquero cinque figli: Anna Maria, Maria Vittoria, Giuliana, Francesca e l’unico maschio Giulio Cesare, il visconte scomparso oggi.

L’altro Giulio Cesare: il Sindaco della Grande Guerra

Nel 2016 Montalto di Castro ha intitolato una parte del suo centro storico a Giulio Cesare Guglielmotti (1859–1920), Sindaco della Grande Guerra: una figura diversa nel tempo, ma centrale nella storia della famiglia. Amministratore illuminato, guidò il paese dal 1910 al 1920, affrontando gli anni del conflitto con presenza costante accanto ai concittadini. Avviò l’elettrificazione urbana, la riorganizzazione dell’acquedotto e una modernizzazione che traghettò Montalto oltre secoli di immobilismo latifondista. Una via, oggi, porta il suo nome davanti a Palazzo Guglielmotti.

Memoria, guerra e un filo invisibile

La storia dei Guglielmotti si intreccia anche con quella d’Italia. Alberto Guglielmotti, figlio del Sindaco della Grande Guerra, cadde a vent’anni sul Carso il 29 ottobre 1916, decorato con due Medaglie d’Argento al Valor Militare, una concessa alla memoria. Nato a Civitavecchia nel 1896, visse a Montalto e guidò uomini in battaglia con coraggio e sangue freddo.
Un curioso filo invisibile lo lega a Eugenio Scalfari: entrambi, in epoche diverse, nacquero nello stesso palazzo affacciato sul porto di Civitavecchia, Palazzo Guglielmotti, poi distrutto nel 1943 e ricostruito nel dopoguerra.

L’ultimo nobile guascone

Il visconte Giulio Cesare Guglielmotti che oggi salutiamo era l’erede di tutto questo: storia, carisma, passione. Un ultimo nobile un po’ guascone, capace di vincere in pista e di affascinare fuori, fedele alle proprie radici e al proprio tempo. Con la sua scomparsa se ne va un pezzo di eleganza italiana, ma resta una memoria viva, fatta di corse vinte, di sguardi, di famiglia e di una nobiltà che non era solo titolo, ma stile di vita.