Viterbo – «Le difficoltà sono opportunità per mostrare il nostro cuore»: il vescovo Piazza rilancia la Tuscia tra Giubileo, giovani e territorio

Dalla povertà invisibile al boom del gioco d’azzardo fino alla chiusura dei negozi: le emergenze della Tuscia

Viterbo – Un confronto aperto, privo di retorica, che guarda al territorio con realismo ma anche con una visione chiara. È questo il clima che ha caratterizzato l’annuale appuntamento “Un caffè con il Vescovo”, ospitato questa mattina alla Curia della Diocesi di Viterbo, occasione con cui il vescovo Francesco Orazio Piazza ha incontrato i giornalisti per inaugurare simbolicamente il nuovo anno e rispondere alle domande sull’attualità diocesana e sociale.

Al centro del dialogo, la chiusura del Giubileo, che ha visto una partecipazione ampia di diocesi, famiglie e associazioni. «Il territorio è stato rivitalizzato da tante belle iniziative – ha spiegato Piazza – e molte realtà hanno dato un contributo concreto». Tra le esperienze più significative, quella della tenda nel luogo simbolico di San Faustino, pensata come spazio di accoglienza e integrazione “gentile” per persone di culture e religioni diverse. «È un lavoro che prosegue – ha annunciato – la tenda tornerà nel periodo di Quaresima e sarà anche itinerante».

Ampio spazio è stato dedicato al mondo giovanile, considerato una priorità imprescindibile. «Abbiamo cercato di trasformare una Chiesa di servizi in una Chiesa di esperienze – ha sottolineato il vescovo – coinvolgendo direttamente i giovani». In quest’ottica si inserisce la scelta di incontrare personalmente tutti i cresimandi prima delle celebrazioni. Restano però alcune difficoltà nel dialogo con le scuole superiori: «L’estensione della diocesi non aiuta, ma per il 2026 vorrei avviare un percorso di incontri in ogni scuola, partendo dalle realtà più lontane per tornare a Viterbo».

Un’interazione che, secondo Piazza, deve diventare strutturale, anche attraverso il coinvolgimento delle istituzioni. Da qui la nascita di un osservatorio comune con i sindaci, «ben accolto – ha spiegato – perché mette in rete comunità civile ed ecclesiale per rispondere insieme a bisogni concreti come impoverimento, integrazione e spopolamento».

Nel corso dell’incontro è stato affrontato anche il legame tra Giubileo, povertà e grandi cicli celebrativi che interessano il territorio, dal recente ottocentenario dell’Abbazia di San Martino al Cimino a quello legato alla morte di San Francesco, profondamente connesso alla Tuscia. Un tema su cui il vescovo ha offerto una riflessione ampia, capace di intrecciare memoria e futuro.

«Queste opportunità celebrative devono rimettere in movimento il territorio e ridargli entusiasmo nell’esprimere ciò che è davvero – ha affermato Piazza –. Penso, ad esempio, al tema della città ideale legato a San Martino al Cimino: non è solo memoria storica, ma un’occasione per riflettere sulla qualità della vita e sul rapporto tra centro e periferia. In questo caso San Martino non è periferia, ma può diventare il centro attorno a cui far ruotare tutto il territorio».

Una lettura che supera l’evento in sé: «Memoria storica, qualità della vita e progettualità futura sono elementi che queste celebrazioni possono tenere insieme. Non devono essere fini a se stesse, ma capaci di rafforzare il senso di appartenenza e di condividere la bellezza dell’identità su tutta la Tuscia». Da qui il richiamo al progetto pastorale diocesano: «Lo abbiamo definito campanile in rete: ognuno suona la propria campana, ma è il concerto di tutte insieme a creare armonia».

Il vescovo è tornato poi con forza sul tema delle povertà, spesso invisibili: «La chiusura di molte attività economiche ci impone di pensare a progetti comuni per trovare risposte e risorse». Fondamentale, in questo senso, il dialogo tra parroci e amministrazioni locali, anche alla luce di un dato emblematico: «La mensa per i poveri è presente solo a Viterbo».

«Povertà non significa degrado – ha chiarito Piazza – ma diventa degrado quando la società non consente di recuperare ciò che si è perduto». Un riferimento diretto anche alle sensibilità emerse in alcune zone della città, come Santa Lucia, per l’apertura di strutture di accoglienza: «Parliamo di persone che hanno bisogno di sentirsi accolte».

Tra i segnali positivi, il Centro di ascolto diocesano al Sacrario, che grazie alla collaborazione con enti e sindacati ha permesso l’inserimento lavorativo di 23 giovani. «Un risultato di cui siamo fieri», ha detto il vescovo. Preoccupazione, invece, per il gioco d’azzardo, definito «un’emergenza grave che galoppa insieme alla povertà», come dimostra l’aumento delle richieste di denaro alla Caritas.

Uno sguardo è stato infine rivolto al patrimonio culturale e spirituale della città. «San Lorenzo è il patrono di Viterbo, la cattedrale è a lui dedicata eppure la cappella è chiusa – ha osservato Piazza –. Avvierò un dialogo con la Soprintendenza per capire come rendere visibile una ricchezza artistica e architettonica che appartiene a tutta la comunità e che può essere valorizzata anche dal punto di vista turistico».

A chiudere l’incontro, il messaggio che il vescovo affida al nuovo anno: «Le difficoltà sono le opportunità per dimostrare il cuore che abbiamo». Una frase che sintetizza lo spirito con cui la diocesi guarda al 2026, tra sfide aperte e possibilità da costruire insieme.