A Porcomondo!, il più importante festival italiano sul mondo del suino, arriva la Festa del Museto

Il campionato del mondo che mette in competizione i migliori norcini nella produzione del Museto, insaccato che utilizza la carne del muso del maiale

TREVISO – Entra nel vivo l’ottava edizione della Festa del Museto, è la quinta volta per il campionato del mondo che mette in competizione i migliori norcini, all’interno di Porcomondo!, il più importante festival italiano sul mondo del suino.

Il grande evento il 17 gennaio nel comune veneto di Riese Pio X, oltre trecento persone alla cena-show.

75 norcini in competizione provenienti da 4 regioni e 10 province diverse. Dal Veneto ci sono rappresentanti da Treviso, Vicenza, Padova, Belluno e Venezia; Udine e Pordenone dal Friuli Venezia Giulia; Trento per il Trentino Alto Adige; ma anche Cremona e Pavia dalla Lombardia.

I finalisti sono già stati scelti nelle prime semifinali, disputate alla Caneva dei Biasio di Riese Pio X. A presenziare alla serata della finalissima del 17 gennaio anche la Confraternita del Sguazet (di Albiano, in provincia di Trento), la Confraternita del Gnoco co la fioreta (di Recoaro Terme, nel Vicentino) e la Confraternita del Clinto, sempre vicentina.

La finalissima sarà ospitata da Casa Riese, struttura che permetterà di accogliere a cena oltre trecento persone (evento sold out in pochissime ore) che si diletteranno degustando i migliori museti in attesa di conoscere il vincitore in un evento-show in cui si alterneranno momenti di conoscenza gastronomica a pura goliardia. In giuria, ci saranno volti noti ed esperti che giudicheranno i finalisti.

La Festa del Museto è uno dei 15 appuntamenti che compongono il calendario di Porcomondo!, il festival sul mondo del maiale più importante d’Italia: da 7 anni Porcomondo! promuove la cultura enogastronomica attraverso degustazioni, competizioni, convegni e altri appuntamenti che richiamano ogni anno centinaia di appassionati e cultori (www.porcomondo.org).

“Il valore del Museto risiede nella sua capacità di fare comunità”, dice il Gran Norcino, Matteo Guidolin.

Partecipare a una cena dove il Museto è protagonista significa immergersi in un dialogo tra generazioni, dove il viceministro siede accanto all’allevatore e il giovane appassionato ascolta i racconti del vecchio macellaio. In un mondo globalizzato, questo insaccato “povero” è diventato un simbolo di lusso autentico: quello del tempo necessario per produrlo, della pazienza per cuocerlo e della gioia di condividerlo attorno a una tavola imbandita, celebrando una cultura che, nonostante le trasformazioni sociali, continua a trovare nella propria terra e nei propri riti la forza per rinnovarsi ogni anno”.

Tornando alla competizione, prima di Davide Mion, aveva vinto Luigi Fabian ha 62 anni, che ora è in pensione ma ha dedicato la propria vita all’allevamento di animali e all’agricoltura. Barba bianca da Babbo Natale, mani nodose: negli anni ha lavorato con i bachi da seta, coltivato tabacco, allestito un vivaio, prodotto carne e latte e adesso ha una piccola produzione locale, per la macellazione lo aiuta il norcino Giorgio Squizzato.

Va detto che per la prima volta quest’anno la Confraternita ha organizzato delle pre-selezioni tra Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Lombardia, estendendo così in questa stagione 2026 la passione per il museto in chiave interregionale, trasformando un evento locale in un vero e proprio laboratorio di confronto tra le migliori tradizioni norcine del Nord Italia.

Cos’è il museto

Nel cuore dell’inverno, quando le nebbie avvolgono le pianure del Veneto e del Friuli, emerge un prodotto gastronomico che va ben oltre la semplice nutrizione: il Museto. Questo insaccato, spesso confuso con il cotechino dai palati meno avvezzi, rappresenta il vessillo di una civiltà contadina che ha fatto del “non buttare nulla” una vera e propria arte della sopravvivenza e, successivamente, della convivialità. Il Museto deve il suo nome proprio alla materia prima principale con cui viene prodotto, ovvero la carne del muso del maiale, una parte povera ma estremamente saporita e ricca di collagene, che conferisce al prodotto la sua tipica e inconfondibile consistenza “appiccicosa” e vellutata al palato.

La storia del Museto è intrinsecamente legata al rito della “maialata”, il periodo invernale dedicato alla macellazione del maiale, che tradizionalmente trovava il suo culmine attorno alla festa di Sant’Antonio Abate, il diciassette gennaio. Sebbene le varianti locali siano innumerevoli, la base rimane fedele a un disciplinare non scritto ma tramandato oralmente: un impasto di cotenna, carne del muso, lingua e talvolta guanciale, sapientemente bilanciato con una miscela di spezie che costituisce il segreto di ogni norcino. Pepe, cannella, chiodi di garofano, noce moscata e talvolta un pizzico di coriandolo vengono mescolati per contrastare la grassezza della carne, creando un profilo aromatico che riscalda lo spirito nelle giornate più rigide dell’anno.

A differenza del cotechino, che spesso presenta una grana più grossolana e una componente magra più marcata, il Museto si distingue per la sua “dolcezza” e per quella sensazione di legame che lascia sulle labbra, segno distintivo della qualità delle cotenne e della muscolatura del muso utilizzate. La preparazione richiede pazienza: la cottura deve essere lenta, a fuoco bassissimo, per evitare che il budello si rompa, permettendo al collagene di sciogliersi gradualmente e alle spezie di penetrare profondamente nell’impasto. Tradizionalmente, viene servito accompagnato dalla “brovada” in Friuli – rape fermentate nelle vinacce – o con il cren, il purè di patate e la polenta bianca nel Veneto, abbinamenti pensati per ripulire la bocca e bilanciare la succulenza del grasso.

Oggi, il Museto vive una nuova stagione di gloria grazie all’opera di valorizzazione di realtà come la Confraternita del Museto, nata a Riese Pio X, che ha saputo trasformare un prodotto di nicchia in un fenomeno culturale. Eventi come il “Campionato del Mondo del Museto” o le rassegne locali viste recentemente a Bannia di Fiume Veneto e ad Albiano non sono semplici gare, ma laboratori di resistenza culturale. In questi contesti, norcini artigiani e giovani agricoltori si confrontano per mantenere viva una tecnica che rischiava di essere schiacciata dall’omologazione industriale.

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