Un gesto carico di significato, che intreccia memoria storica, valori democratici e gratitudine civile
ORVIETO – La città rende omaggio a una delle sue figure più luminose e simboliche. Nella Sala consiliare del Comune, il sindaco, alla presenza del questore di Terni, ha consegnato le chiavi della città a Michelangelo Onigi, appuntato della Polizia di Stato in pensione, come segno di profondo riconoscimento per una vita lunga e onorata al servizio delle istituzioni.
Un gesto carico di significato, che intreccia memoria storica, valori democratici e gratitudine civile. Michelangelo Onigi, infatti, non è soltanto un servitore dello Stato: è anche una testimonianza vivente del Novecento. Sopravvissuto al campo di concentramento nazista di Buchenwald, ha conosciuto la negazione assoluta dei diritti umani prima di scegliere, nel dopoguerra, di dedicare la propria esistenza alla tutela della legalità e della collettività nella nascente Repubblica italiana.
L’iniziativa rientra in un progetto condiviso tra la Questura di Terni e l’amministrazione comunale di Orvieto, pensato per celebrare il 105° compleanno di Onigi proprio il 16 gennaio, trasformando l’anniversario in un momento pubblico di riflessione e valorizzazione della memoria, del servizio e dei valori fondanti dello Stato democratico.
Classe 1921, Michelangelo Onigi è entrato nel Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza il 16 dicembre 1946. Collocato in congedo nel 1979, nel corso della sua carriera e della sua vita ha ricevuto numerose onorificenze militari e civili: due Croci al Merito di Guerra, la Medaglia d’Argento al Merito di Servizio conferita dal Ministero dell’Interno nel 1962 e, nel 2021, l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
A chiudere la cerimonia, le parole del questore Abenante, che ha sottolineato come «iniziative come questa rafforzano il legame tra la Polizia di Stato e il territorio e rappresentano un doveroso atto di gratitudine verso chi, dopo aver conosciuto la negazione assoluta dei diritti umani, ha scelto di servire lo Stato democratico».
Un omaggio che va oltre la celebrazione personale e che parla a tutta la comunità: la storia di Michelangelo Onigi diventa così patrimonio collettivo, esempio di resilienza, memoria e impegno civile.

