Monterazzano, l’ennesima resa: Viterbo sommersa dai rifiuti mentre la sindaca colleziona ricorsi

Pubblicata sul Burl l’autorizzazione all’ampliamento di ulteriori 550mila metri cubi di rifiuti (quasi tutti provenienti da Roma)

C’erano le dichiarazioni roboanti, le promesse di “battaglia”, le accuse alla “politica romana”. C’erano i pugni battuti sul tavolo e i comunicati infuocati. Ma oggi, davanti ai fatti, resta una sola, amara verità: Viterbo è stata lasciata sola e la discarica di Monterazzano continua a crescere come una montagna di rifiuti alle porte della città.

La Regione Lazio ha appena autorizzato ufficialmente l’entrata in esercizio dell’invaso VT4, altri 550 mila metri cubi di rifiuti, dopo che il precedente spazio si è esaurito in tempi record. Un esaurimento tutt’altro che casuale: oltre 170 mila metri cubi sono arrivati solo da Roma, divorando in pochi mesi una capienza che doveva garantire tre-cinque anni di conferimenti per l’intero nord del Lazio.

Altro che pianificazione. Altro che autosufficienza territoriale.

Le proteste? Solo parole

Per mesi la sindaca Chiara Frontini ha assicurato “battaglia legale”, ha promesso che Viterbo non sarebbe stata “la pattumiera del Lazio”, ha invocato il rispetto del territorio. Ma alla prova dei fatti non è cambiato nulla.
Gli invasi si aprono. I camion entrano. La discarica cresce. E Roma continua a scaricare.

I ricorsi al Tar, sbandierati come strumenti di difesa, non hanno prodotto alcun effetto concreto. Nessuna sospensione. Nessun blocco. Nessuna inversione di rotta. Solo una lunga sequenza di atti amministrativi regionali che avanzano come un rullo compressore, mentre il Comune resta a guardare.

Copia-1454

Il grande inganno delle volumetrie

Nel 2025 si era parlato di “dimezzamento”: da un milione di metri cubi a 550 mila. Venduta come una vittoria politica, è stata in realtà un’operazione cosmetica. Perché quei 550 mila metri cubi, sommati agli invasi precedenti, portano Monterazzano a sfiorare i cinque milioni di metri cubi di rifiuti complessivi.

Una delle più grandi discariche del Centro Italia. Altro che impianto “proporzionato alle esigenze della Tuscia”.

E il dato più grave è un altro: non esiste alcuna garanzia reale che quei volumi non vengano divorati di nuovo dai rifiuti romani, esattamente come è già successo.

L’eredità Zingaretti e il silenzio del presente

È vero: il disastro nasce dal vecchio piano rifiuti regionale, figlio della stagione Zingaretti, che ha scaricato per anni il peso dell’immondizia su Viterbo. Ma oggi non governa più Zingaretti. Oggi ci sono Rocca, Fratelli d’Italia, e una sindaca civica che aveva promesso discontinuità.

Dov’è questa discontinuità?

La Regione accelera per garantire una soluzione tampone a Roma in attesa del termovalorizzatore di Gualtieri. Viterbo paga il prezzo politico di questa transizione, senza contropartite, senza tutele aggiuntive, senza una vera strategia alternativa.

Una città sacrificata, ancora una volta

Il risultato è sotto gli occhi di tutti:
– territorio consumato
– paesaggio compromesso
– falde e ambiente sotto pressione
– comunità locale ignorata

E una classe dirigente che si limita a denunciare dopo aver perso, invece di prevenire, bloccare, incidere.

La verità, per quanto scomoda, è che Viterbo continua a essere considerata periferia sacrificabile, e l’attuale amministrazione non è riuscita – o non ha saputo – cambiare questo destino.

Mentre la sindaca parla di battaglie, la montagna di rifiuti cresce davvero. E quella, purtroppo, non è propaganda: è cemento, percolato e immondizia che resteranno lì per decenni.