Residenti esasperati: «Invece di controlli e sicurezza, spacciano per artistiche delle recinzioni»
VITERBO – Auto che continuano a imboccare contromano via Caduti del IX Stormo, ormai ogni giorno. Rifiuti sempre più ingombranti abbandonati accanto ai contenitori per la raccolta degli abiti destinati ai più bisognosi. Spazzatura che galleggia nella poca acqua piovana rimasta nella Fontanasfera. Largo Monti Cimini lasciato al degrado e occupato in larga parte dalle roulotte “spodestate” dal parcheggio del Palamalé, con inevitabili disagi per residenti e attività commerciali. E una pista ciclabile interrotta da quasi due anni da una transenna, posizionata per una voragine mai realmente sistemata.

È questa l’immagine che, quotidianamente, si presenta agli occhi dei residenti del quartiere Murialdo. Un’area che un tempo rappresentava una delle zone “alte” di Viterbo e che oggi fatica a ritrovare identità e decoro, schiacciata tra inciviltà diffusa e una percepita assenza dell’amministrazione comunale. A questo si aggiungono promesse rimaste sulla carta e nuove scelte che preoccupano i cittadini, come l’ipotesi – annunciata da Palazzo dei Priori – di recintare la Fontanasfera con una barriera che molti definiscono tutto fuorché artistica.

«A questo punto – ci dice un gruppo di residenti – tanto vale recintare l’intero quadrante, piscina comunale compresa». Una provocazione, certo, ma che fotografa bene il livello di esasperazione di chi vive nei pressi della chiesa del Murialdo, un luogo che dovrebbe essere tutelato e valorizzato, non sacrificato. «Da quando in qua – si chiedono ancora – la lotta all’inciviltà si risolve alzando muri? Cosa dovrebbe impedire quella recinzione? I rifiuti continueranno a essere buttati allungando semplicemente una mano. Anzi, rischia di diventare perfino una sfida».

La richiesta che arriva dal quartiere è un’altra: controlli reali, presenza sul territorio e strumenti adeguati. Telecamere, in primis. Un’ipotesi che però, più volte, è stata raffreddata dallo stesso assessore Emanuele Aronne, che ha ribadito come “più telecamere significhi più occhi da controllare”, quasi fosse una missione impossibile. «Eppure siamo nel 2026 – ribattono i residenti – e dovrebbero esistere sistemi di videosorveglianza attivabili con il movimento, un’illuminazione adeguata e soprattutto verifiche serie su chi occupa il suolo pubblico con case mobili da anni».

«Siamo ovviamente favorevoli ai lavori di riqualificazione annunciati per la piscina comunale – proseguono – ma non possiamo accettare una recinzione di quel tipo. È un pugno nell’occhio, non un intervento artistico, e rischia di diventare il simbolo della resa dell’amministrazione di fronte a chi degrada e delinque. Quello che chiediamo è che Palazzo dei Priori, la sindaca, l’assessore e l’intera città tornino ad accendere i riflettori su questo quartiere, che continua lentamente a scivolare verso il basso».
Il paradosso, infine, è sempre lo stesso: «Ogni giorno – concludono – vediamo auto che, nonostante i cambiamenti alla viabilità, imboccano ancora via Caduti del IX Stormo contromano. Da mesi. Cosa facciamo ora? Recintiamo anche la strada? Cos’altro deve accadere prima che qualcuno metta in campo soluzioni concrete e sensate?».


