La sorella di Federica: «Claudio Carlomagno l’ha uccisa perché non voleva separarsi. Suo figlio? Non l’avrebbe mai tolto al padre»
ANGUILLARA SABAZIA – Il legale della famiglia Torzullo, l’avvocato Carlo Mastropaolo, ha respinto con decisione le dichiarazioni rilasciate da Claudio Carlomagno, definendo del tutto falsa l’immagine di Federica come una madre intenzionata a ostacolare il rapporto tra padre e figlio.
Al contrario, secondo la difesa, la donna era profondamente grata per il legame che il marito aveva costruito con il bambino.
Sulla stessa linea la posizione della difesa di Stefania, sorella della vittima, che giudica la confessione dell’uomo “scomposta” e finalizzata a tutelare la propria immagine, sollecitando l’accertamento di una verità diversa da quella finora rappresentata davanti al Gip.
«Non era intenzione di Federica escludere il padre dalla relazione con il figlio – sottolineano i legali – anzi, era riconoscente al marito per il rapporto instaurato con il bambino e per il suo ruolo di padre».
Un momento particolarmente delicato, spiegano gli avvocati, anche perché la priorità della famiglia è ora quella di chiudere un primo cerchio, garantendo a Federica una degna sepoltura.
Sul movente, l’avvocato Nicodemo Gentile, presidente dell’associazione Penelope e legale dei genitori di Torzullo, richiama quanto indicato dal giudice nell’ordinanza: la volontà di soffocare ogni autonomia decisionale della donna, all’interno di una relazione che stava assumendo connotati sempre più opprimenti.
Grande attenzione è rivolta anche ai dati della cosiddetta “scatola nera” dell’auto di Carlomagno.
«È uno strumento fondamentale – spiega Gentile – per ricostruire movimenti e contatti. Potrà chiarire cosa è accaduto realmente, dal momento che il racconto dell’indagato non è ancora ritenuto soddisfacente dalla Procura. Se non emergerà la verità dalle sue parole, la cercheremo attraverso ciò che la scienza oggi mette a disposizione».
Intanto non è stato ancora ritrovato il coltello bilama che, secondo la confessione dell’uomo, sarebbe stato utilizzato per uccidere Federica la mattina del 9 gennaio e successivamente gettato lungo la statale Braccianese, in zona Osteria Nuova. Le ricerche, finora, non hanno dato esito.
Parallelamente all’inchiesta per il femminicidio, proseguono gli accertamenti sulla morte dei genitori di Carlomagno, Pasquale e Maria. Le autopsie eseguite presso l’Istituto di Medicina Legale della Sapienza hanno confermato per entrambi l’asfissia da impiccagione.
Sebbene il quadro sembri delineare un duplice suicidio avvenuto nella villetta di Anguillara Sabazia, la Procura di Civitavecchia ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio, atto dovuto per verificare l’eventuale presenza di responsabilità esterne o pressioni legate al gesto del figlio.
Le indagini vanno avanti con una nuova e ampia attività istruttoria affidata ai carabinieri del Nucleo investigativo di Ostia e agli specialisti del Ris. Nei prossimi giorni è previsto un nuovo sopralluogo nella villetta teatro del delitto, il primo dopo la confessione resa dall’indagato davanti al Gip. Gli accertamenti – in parte irripetibili – riguarderanno non solo l’abitazione, ma anche l’auto e l’azienda di Carlomagno, con particolare attenzione ai dati Gps registrati dalla “black box”, utili a ricostruire gli spostamenti nelle ore successive all’omicidio.
L’obiettivo degli inquirenti è colmare le lacune presenti nel racconto dell’uomo e verificare se il delitto sia stato preceduto o seguito da movimenti o contatti mai riferiti. Le discrepanze tra le dichiarazioni dell’indagato e i riscontri oggettivi, già evidenziate anche da recenti ricostruzioni giornalistiche, rendono centrale l’analisi dei dati digitali e dei nuovi rilievi scientifici attesi nelle prossime ore.
Intanto, proseguono anche gli accertamenti sulla morte dei genitori di Carlomagno. I carabinieri hanno acquisito materiale nella loro abitazione, posta sotto sequestro, ora al vaglio degli investigatori. Nella lettera lasciata al figlio minore, Davide, i due fanno riferimento anche alla “gogna” social seguita al femminicidio, con messaggi di minaccia e pesanti allusioni su un loro presunto coinvolgimento. La Procura valuta ora eventuali verifiche per risalire agli autori di tali messaggi.
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