Tarquinia Lido – Bonita Beach Club spazzato via dal degrado e dalle onde del mare

In una sola stagione, tra debiti e mancati lavori, il gestore Angelo Massone ha mandato all’aria una struttura tanto ambita quanto sfortunata

TARQUINIA – Non è solo una questione di conti in rosso o di promesse mancate. Quello che oggi appare al Bonita Beach Club di Tarquinia Lido è un vero e proprio caso di abbandono di un bene pubblico, sotto gli occhi di tutti.

Strutture danneggiate, palme piegate e sradicate, guaine di catrame esposte, segni evidenti di vandalismo e un’area ormai impraticabile: il risultato concreto di una gestione che, nei fatti, ha smesso da tempo di esistere.

Le forti mareggiate degli ultimi giorni hanno fatto il resto, colpendo uno stabilimento già fragile a causa delle mancate manutenzioni e degli interventi mai eseguiti, nonostante fossero chiaramente previsti dal capitolato d’appalto. Senza le consuete opere di protezione stagionale, il mare ha raggiunto le strutture, causando danni ingenti, in particolare alle palme e alle aree più esposte del complesso.

Le immagini raccolte dalla nostra redazione, anche grazie alle riprese effettuate con il drone, sono l’esempio lampante di una situazione ormai fuori controllo. Dall’alto emerge un dato che non lascia spazio a interpretazioni: il Bonita Beach Club è oggi l’unico stabilimento di Tarquinia Lido non più praticabile, almeno allo stato attuale. Un’anomalia evidente che chiama in causa responsabilità precise.

Questa immagine è molto eloquente. Sulla sinistra il Bonita Beach Club senza protezione invaso dall’acqua, quello adiacente perfettamente conservato

La struttura era stata affidata dal Comune a una nuova società facente capo ad Angelo Massone, personaggio noto negli ambienti romani, presentato inizialmente come il perno di un progetto di rilancio ambizioso. L’inaugurazione ufficiale del primo giugno 2025, tra tagli del nastro e dichiarazioni ottimistiche, sembrava sancire l’inizio di una nuova fase per il litorale.

La realtà, però, si è rivelata ben diversa nel giro di poche settimane. Alla gestione Massone sono stati attribuiti mancati pagamenti diffusi che ancora oggi pesano come un macigno: fornitori di cibi e bevande, servizi di animazione, grafici, pubblicitari, dipendenti e persino gli altri soci, che figuravano anche come lavoratori, attendono le loro spettanze a quasi un anno di distanza. Il buco economico complessivo ammonterebbe a circa 250mila euro, includendo anche la parte del canone di gestione che avrebbe dovuto essere versata al Comune e che non risulta saldata integralmente.

Oggi, però, il problema non è più soltanto economico. L’abbandono della struttura ha favorito episodi di vandalismo e ha reso lo stabilimento vulnerabile all’azione del mare, con danni che rischiano di diventare irreversibili se non si interviene rapidamente.

Alla luce di questo quadro, l’azione dell’amministrazione comunale non può più essere rinviata. La revoca dell’affidamento al titolare principale dell’ATI, Angelo Massone, appare ormai una scelta obbligata, non solo per il rispetto delle regole contrattuali, ma per la tutela del patrimonio pubblico, dell’ambiente costiero e dell’immagine di Tarquinia Lido alle porte della prossima stagione turistica.

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