Pezzi da novanta come il capogruppo alla Camera Barelli, il governatore Cirio e altri “big” sono tra i “morosi” del partito
ITALIA – Mentre Forza Italia serra i ranghi per la grande battaglia sulla separazione delle carriere, festeggiando un boom di tesseramenti che fa ben sperare per il referendum, nelle stanze della tesoreria l’atmosfera è decisamente meno festosa. Dietro l’entusiasmo di facciata si nasconde infatti una grana contabile non indifferente: un disavanzo di oltre 300mila euro e una “lista nera” di eletti che non versano il dovuto.
Stando a indiscrezioni interne, circa una dozzina di parlamentari, inclusi due viceministri e vertici del partito, risulterebbero non in regola con il versamento della quota mensile di 900 euro. Una situazione che ha costretto il tesoriere Fabio Roscioli a richiamare tutti all’ordine già dalla scorsa estate, minacciando sanzioni che potrebbero arrivare fino all’esclusione dalle future liste elettorali per chi non sana la propria posizione.
Scorrendo i nomi, però, la situazione appare sfumata.
Tra chi non ha versato quote personali nel 2025 o alla fine del 2024 figurano pezzi da novanta come il capogruppo alla Camera Paolo Barelli, il governatore piemontese Alberto Cirio o deputati di lungo corso come Fabrizio Sala e Ugo Cappellacci.
Tuttavia, etichettarli tutti come semplici “morosi” sarebbe impreciso. La linea difensiva di molti big è chiara: il contributo alla causa non passa necessariamente dal bonifico personale, ma dalla capacità di attrarre finanziatori esterni. “Portiamo investitori privati”, è la replica di chi sostiene di garantire al partito risorse ben superiori ai 900 euro mensili richiesti dallo statuto.
Il vero allarme rosso, in realtà, sembra provenire dalla periferia e dalle “porte girevoli”.
A pesare sui conti sarebbero soprattutto i mancati versamenti dei consiglieri regionali, in particolare nelle roccaforti del Sud, e di quei parlamentari ormai con un piede fuori dal partito, che hanno ufficiosamente chiuso i rubinetti.
La questione è tutt’altro che formale. Con una campagna referendaria alle porte e le elezioni politiche che si profilano all’orizzonte (obiettivo 2027), la liquidità è ossigeno vitale. E mentre si attendono segnali anche dalla famiglia Berlusconi sul rinnovo del contributo annuale, dai vertici azzurri sta per partire un giro di vite: lettere formali e solleciti per trasformare i crediti in cassa reale. Perché le riforme si fanno con le idee, ma le campagne elettorali si pagano con i bonifici.

