Roma – Grottaferrata, il TAR frena il cemento: sotto scacco la lottizzazione “Cartabrutta”

I giudici amministrativi accolgono il ricorso dei residenti. Al centro della disputa i rischi idrogeologici, la tutela dei Castelli Romani e pareri ambientali vecchi di vent’anni

GROTTAFERRATA – Una sentenza che profuma di vittoria per la tutela del territorio e che mette in discussione anni di procedure urbanistiche.

Il TAR del Lazio, con la pronuncia n. 02183/2026 pubblicata il 5 febbraio, ha assestato un colpo durissimo al Piano di Lottizzazione “Cartabrutta”, l’ambizioso progetto edilizio che avrebbe dovuto ridisegnare un’area strategica di Grottaferrata, a ridosso di via del Casalaccio.

Una battaglia legale lunga quattro anni

La vicenda nasce dal ricorso presentato da due cittadini, Roberto Andreani e Floriana Azzimonti, proprietari di un terreno e di un’abitazione ricadenti proprio all’interno del comparto edilizio. I ricorrenti, difesi dagli avvocati Francesco Paoletti ed Ettore Nesi, si erano opposti alla delibera del Commissario ad acta (che nel 2022 aveva approvato il piano con i poteri della Giunta) denunciando un “assalto” alla loro proprietà — destinata in parte all’esproprio per l’allargamento stradale — ma soprattutto una serie di gravi lacune ambientali.

Vincoli paesaggistici e tutela dei laghi

L’area in questione non è un terreno qualunque. Secondo quanto riportato in sentenza, il sito è:

  • Soggetto a vincolo paesaggistico (D.Lgs. 42/2004).

  • Classificato come area protetta regionale (Parco dei Castelli Romani).

  • Inserito nel Piano di Assetto Idraulico (PAI) del bacino del fiume Tevere.

Proprio l’impatto ambientale è stato il grimaldello dei ricorrenti. I giudici hanno passato sotto lente d’ingrandimento i pareri utilizzati per dare il via libera al cemento, scoprendo un “anacronismo” procedurale: molti dei nulla osta (come quello dell’ASL e quello sull’esclusione dalla V.I.A. – Valutazione di Impatto Ambientale) risalivano addirittura al 2005 e 2006.

Il nodo del rischio idrogeologico

Il cuore del contendere riguarda la tenuta del suolo. I ricorrenti hanno contestato la decisione della Regione Lazio di non sottoporre il progetto a una nuova V.I.A., nonostante il Piano di Lottizzazione fosse stato modificato sostanzialmente nel corso di quasi vent’anni.

Particolarmente critica è apparsa la gestione dei rischi idrogeologici. Nel 2023, lo stesso ufficio tecnico comunale aveva sollevato dubbi sulla sicurezza dell’intervento, dubbi che il Commissario ad acta aveva tentato di superare appellandosi a “regole pattizie” inserite nella convenzione tra Comune e Consorzio. Una motivazione che non ha convinto i giudici, i quali hanno evidenziato la necessità di una valutazione ambientale strategica (VAS) più rigorosa, specialmente per quanto riguarda la capacità di infiltrazione dei suoli e la tutela degli acquiferi dei Colli Albani (come previsto dalla DGR 445/2009).

Cosa succede ora?

La sentenza rappresenta un punto di arresto significativo per la Cartabrutta Società Consortile a r.l. e per le amministrazioni coinvolte (Comune, Regione e Città Metropolitana). Il TAR ha infatti accolto i motivi aggiunti dei ricorrenti, evidenziando come l’iter istruttorio fosse carente e basato su presupposti superati dal tempo e dalle nuove normative ambientali.

Per Grottaferrata, questa decisione riapre il dibattito sul consumo di suolo in zone di pregio naturalistico. La parola passa ora alle amministrazioni, che dovranno decidere se impugnare la sentenza al Consiglio di Stato o se ridisegnare completamente il futuro urbanistico dell’area, questa volta con un occhio più attento alla salvaguardia del paesaggio dei Castelli.