Termovalorizzatore San Vittore, il caso della “Quarta Linea” al Consiglio di Stato: ecco perché il TAR non ha deciso

I giudici di Latina avevano dichiarato improcedibile il ricorso dei Comuni per un vizio di forma: la mancata impugnazione del bando di gara. Ora la palla passa a Palazzo Spada per il giudizio di merito

SAN VITTORE DEL LAZIO – La complessa battaglia legale per il potenziamento del termovalorizzatore di San Vittore del Lazio ha vissuto un passaggio fondamentale con la sentenza del TAR Lazio (Sede di Latina) n. 00502/2025.

Il tribunale amministrativo, chiamato a pronunciarsi sulla legittimità della quarta linea di incenerimento voluta da Acea Ambiente, ha chiuso il primo grado di giudizio senza entrare nel merito delle pesanti accuse ambientali sollevate dal territorio.

Il progetto della discordia: uno dei più grandi d’Europa

L’impianto, attivo dal 2002 e attualmente dotato di tre linee, è autorizzato a trattare circa 397.000 tonnellate l’anno di CSS (Combustibile Solido Secondario) derivante dai rifiuti. Il progetto approvato dalla Regione Lazio prevede l’aggiunta di una quarta linea da ulteriori 180.000 tonnellate annue.

Se realizzata, l’infrastruttura arriverebbe a bruciare quasi 580.000 tonnellate l’anno, diventando uno degli impianti di incenerimento più grandi d’Italia e d’Europa. Proprio questa espansione ha spinto al ricorso i Comuni di Rocca D’Evandro, Mignano Monte Lungo e San Pietro Infine, insieme all’associazione Fare Verde Onlus.

Le preoccupazioni per la salute

Nel ricorso, gli enti locali hanno citato dati allarmanti:

  • Vicinanza ai centri sensibili: L’impianto dista circa 600 metri dalla scuola dell’infanzia di San Cesareo.

  • Impatto sanitario: I ricorrenti hanno richiamato uno studio ERAS del 2013 secondo cui, già con le linee precedenti, si registrava un eccesso di ospedalizzazioni per malattie respiratorie (+26%) e polmonari (+86%) nella zona.

  • Uso del suolo: È stata contestata la realizzazione dell’opera in un’area agricola in assenza di adeguati strumenti urbanistici.

Lo “scoglio” processuale: perché il TAR si è fermato

Nonostante la gravità delle censure, il TAR di Latina ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse.

La motivazione è strettamente tecnica: Acea ha indetto la gara d’appalto per i lavori (valore CIG 949261735C) il 15 novembre 2022. I Comuni, pur avendo impugnato le autorizzazioni ambientali (VIA e AIA), non hanno impugnato il bando di gara né i successivi atti di aggiudicazione. Secondo i giudici, poiché i lavori sono iniziati il 17 giugno 2024 e sono in fase avanzata, la mancata opposizione diretta al bando rende inutile l’annullamento delle sole autorizzazioni ambientali.

Lo scontro finale a maggio

È proprio contro questa “ghigliottina” processuale che i Comuni si sono rivolti al Consiglio di Stato. Mentre l’ordinanza del 5 febbraio 2026 ha negato la sospensione immediata dei lavori, la partita vera si giocherà all’udienza di merito fissata per maggio. In quella sede, i giudici di secondo grado dovranno stabilire se il TAR abbia sbagliato a fermarsi davanti al bando di gara e se, finalmente, si debba fare chiarezza sulla legittimità ambientale di un’opera che segnerà il futuro della gestione rifiuti nel Lazio.

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