ANGUILLARA – Una chiesa gremita ha dato l’ultimo saluto a Federica Torzullo, vittima di femminicidio per mano del marito Claudio Carlomagno.
A parlare, poco prima della cerimonia Elisabetta, collega e amica di Federica; “Il giorno prima che sparisse abbiamo preso il caffè insieme e parlato di lavoro e delle vacanze di Natale – racconta-. Venerdì mattina poi la aspettavamo ma quando non l’abbiamo vista non ci siamo preoccupati. Mai avremmo pensato a una tragedia del genere”.
Federica non parlava della sua sfera privata, dice. “Parlavamo del figlio, di come ha
gestito la sua carriera ma non ha mai parlato del marito, né in bene né in male”. Non si sapeva della separazione. “Era molto riservata, allegra, sensibile. E custodiva quel grande segreto.
Ricordo il suo grande sorriso”.
La sorella della vittima, Stefania Torzullo, ha letto una lettera: “Ti sarebbe piaciuto vedere tutte queste persone venire verso di te. Avresti inclinato la testa, fatto un sorriso, avresti detto: ‘Hai visto quanti mi vogliono bene?’ Tanti hanno goduto tutto della tua energia, del tuo sorriso e della tua bellezza. Ma chissà se sapevano davvero tutto di te”.
“Se sapevano – prosegue – che ti chiamavamo Terminator, perché con la tua delicatezza riuscivi a rompere tutto. Se sapevano quanto eri severa, di quanto eri puntigliosa e precisa, un ingegnere gestionale dalla nascita, di quanto sapevi essere pressante e sfibrante. Io lo sapevo bene. Chi mi conosce sa di quanto mi lamentavo di te, di tutte le volte che alzavo gli occhi al cielo, quando mi chiamavi: ‘Oddio, adesso che gli serve?’ Ma quest’oggi non te l’hanno più permesso, non te l’hanno più concesso. Si sono permessi di spegnere la tua luce, di spegnere quel sorriso”.
“E allora oggi sono qui perché ti prometto che sarò io a litigare con papà e a farlo innervosire, ma soprattutto sarò io a insegnare il bello della vita al tuo bimbo bellissimo. Una cosa però non la saprò fare: farmi amare come riuscivi a fare tu, a portare tutta quell’energia nella vita delle persone anche appena conosciute, ad essere sempre così allegra e piena di vita, ad avere sempre il sorriso stampato in faccia, anche quando, io lo so, dentro di te tutto era cupo. E allora sai che c’è – conclude la donna fra i singhiozzi – che forse non è vero che non ti sopportavo, perché adesso darei di tutto per alzare nuovamente gli occhi al cielo. Saremo sempre io e te su quella transenna, a un concerto dei Subsonica”.

