18.356 euro è lo stipendio lordo medio annuo dei lavoratori del Viterbese. Nessuno fa peggio nel Lazio e nemmeno in gran parte d’Italia
VITERBO – È la provincia di Viterbo a registrare gli stipendi più bassi del Lazio per i lavoratori del settore privato. Nel 2024 la retribuzione media annua lorda si è fermata a 18.356 euro, un valore nettamente inferiore rispetto a quello della Capitale, dove supera i 26 mila euro, e anche a quello della Ciociaria, che si avvicina ai 21 mila. A fotografare la situazione è il dossier sulle disparità retributive di genere elaborato dalla Uil Lazio insieme all’istituto di ricerca Eures.
L’analisi evidenzia un divario marcato anche tra uomini e donne. Nella Tuscia il reddito medio annuo maschile raggiunge i 21.853 euro, mentre quello femminile si ferma a 14.459 euro, con una differenza di oltre 7.300 euro. Un gap che, rispetto al 2019, risulta addirittura aumentato, collocando Viterbo al secondo posto regionale dopo Frosinone per ampiezza della forbice salariale. Nonostante una crescita nominale degli stipendi femminili, il potere d’acquisto delle lavoratrici è diminuito del 3,7% negli ultimi cinque anni.
Il rapporto si sofferma anche sulla qualità dell’occupazione, mettendo in luce una diffusione particolarmente elevata del lavoro precario tra le donne. Oltre un terzo delle lavoratrici è impiegato con contratti atipici, contro circa un quarto degli uomini. “L’aumento dell’occupazione femminile – sottolinea Giancarlo Turchetti, segretario generale della Uil di Viterbo e dell’Alto Lazio – è stato sostenuto soprattutto dal lavoro precario”. I numeri parlano chiaro: le assunzioni instabili tra le donne sono cresciute di oltre il 31%, mentre quelle stabili hanno registrato un incremento decisamente più contenuto.
A incidere ulteriormente sul divario retributivo è il ricorso al part time. Nella provincia di Viterbo quasi due lavoratrici su tre sono occupate a tempo parziale, la percentuale più alta del Lazio. Una condizione che riguarda sia chi ha un contratto stabile sia chi lavora in forma precaria. Tra gli uomini, invece, il part time è molto meno diffuso. Le disuguaglianze emergono anche ai livelli più alti: le donne con ruoli di quadro o dirigente percepiscono stipendi medi sensibilmente inferiori rispetto ai colleghi uomini.
“Il quadro che emerge è quello di un lavoro fragile e sottopagato – conclude Turchetti – frutto di un modello di sviluppo che continua a scaricare i costi sociali ed economici soprattutto sulle donne. Serve un cambio di passo deciso, a partire dal contrasto alla precarietà”.

