Viterbo – Autotrasporto, la “tempesta perfetta” sul Lazio: nella Tuscia persa un’impresa su quattro in dieci anni

Il contesto in cui si muove la Tuscia è infatti quello di una regione in profondo rosso. Negli ultimi dieci anni, il Lazio ha visto sparire complessivamente 2.238 imprese, passando da quasi settemila a poco più di 4.600 unità attive

VITERBO – L’avvio del 2026 si è rivelato una vera e propria doccia fredda per il settore dell’autotrasporto, colpito da quella che l’Ufficio Studi della CGIA di Mestre definisce una situazione di grave affanno. Tra rincari dei carburanti e l’aumento dei pedaggi autostradali, il comparto logistico sta subendo una selezione naturale durissima, che nel Lazio assume contorni particolarmente allarmanti, posizionando la regione tra le aree più colpite d’Italia per numero di chiusure, seconda solo a Valle d’Aosta e Marche per intensità della crisi.

Scendendo nel dettaglio della provincia di Viterbo, i numeri descrivono una lenta ma inesorabile emorragia imprenditoriale. Se nel 2015 la Tuscia contava 345 imprese di autotrasporto attive, oggi il numero è sceso a 259 unità: in un decennio sono sparite 86 aziende, pari a una contrazione del 24,9%. In pratica, un’impresa viterbese su quattro ha abbassato la saracinesca, un dato che, seppur leggermente migliore della media regionale, testimonia la difficoltà di sopravvivenza per le piccole realtà in un territorio dove la logistica è essenziale per il comparto manifatturiero e agroalimentare.

Il contesto in cui si muove la Tuscia è infatti quello di una regione in profondo rosso. Negli ultimi dieci anni, il Lazio ha visto sparire complessivamente 2.238 imprese, passando da quasi settemila a poco più di 4.600 unità attive. La maglia nera spetta alla Capitale: Roma registra la seconda perdita più alta in Italia in termini assoluti e una delle peggiori in percentuale, con un crollo del 39,4%, seguita a ruota da Rieti che perde il 32,4% del proprio tessuto imprenditoriale. Vanno solo leggermente meglio le province del basso Lazio, con Frosinone e Latina che contengono le perdite rispettivamente al 16,1% e al 12,5%, dati che risultano tra i più resilienti della regione ma che confermano comunque un trend negativo generalizzato.

A determinare questa moria di imprese non è solo la congiuntura economica, ma un meccanismo che penalizza soprattutto i piccoli “padroncini”. L’anno si è aperto con un aumento dei pedaggi dell’1,5% e del gasolio del 3,6%, rincari che per un mezzo pesante possono tradursi in migliaia di euro di costi aggiuntivi l’anno. Il paradosso denunciato dalla CGIA è che gli aiuti statali restano un miraggio per la gran parte delle aziende locali: i rimborsi sui pedaggi sono riservati a chi spende oltre 200mila euro l’anno, mentre il credito d’imposta sul carburante spetta solo ai mezzi Euro V o superiori con massa oltre le 7,5 tonnellate. Il risultato è che circa il 40% delle imprese italiane, ossatura del trasporto locale anche a Viterbo, resta escluso da qualsiasi sostegno, dovendo assorbire interamente i rincari.

Se a questo scenario economico si aggiungono le criticità strutturali, come la cronica carenza di autisti – un mestiere sempre meno appetibile per i giovani – e la concorrenza spietata dei vettori dell’Est Europa, il quadro complessivo risulta drammatico. Per un territorio come quello di Viterbo, dove il “Made in Italy” deve raggiungere rapidamente i mercati, la tenuta del sistema di trasporto su gomma, che in Italia movimenta ancora l’80% delle merci, resta un nodo strategico vitale che rischia di strangolare la ripresa economica proprio nel momento del bisogno.