Il presidente di Federalberghi Viterbo risponde alla sindaca, che aveva chiesto agli imprenditori di farsi avanti per il bene della città e sottolinea come per la Città dei papi manchi ancora un brand forte
VITERBO – I numeri del 2025 sorridono alla Città dei Papi (+10% di arrivi, musei in crescita del 25%), ma la vera partita si gioca ora sul campo delle infrastrutture. Se da un lato la Sindaca Chiara Frontini ha lanciato un appello agli investitori lamentando la carenza di grandi strutture ricettive capaci di gestire i flussi crescenti, dall’altro arriva la risposta pragmatica del mercato, per voce di chi l’accoglienza la gestisce ogni giorno.
Pier Luca Balletti, presidente di Federalberghi Viterbo, ribalta il paradigma: non sono gli hotel a creare la destinazione, è la destinazione forte a chiamare gli hotel. In questa intervista esclusiva, Balletti traccia una “road map” chiara per il futuro turistico del capoluogo, indicando nel brand “Viterbo Medioevale” non solo uno slogan suggestivo, ma un asset economico imprescindibile e un “presupposto essenziale” per la candidatura a Capitale della Cultura 2033.
Ma la crescita ha un nemico silenzioso. Commentando i recenti dati della Guardia di Finanza sull’abusivismo ricettivo nella Tuscia, il presidente lancia un allarme che va ben oltre l’evasione fiscale, toccando il tasto delicatissimo della sicurezza e dell’antiterrorismo. Ecco il pensiero di Federalberghi sulle sfide che attendono Viterbo.
Presidente, la Sindaca Frontini ha lanciato un appello agli investitori lamentando la mancanza di grandi strutture ricettive per fare il salto di qualità. Ma parlando da imprenditore: è l’hotel che crea la destinazione, o è la destinazione – intesa come programmazione di eventi fissi e brand forte – che convince una catena ad aprire a Viterbo? Cosa manca davvero per convincere un grande gruppo a investire qui domani mattina?
Esiste un rapporto di stretta interdipendenza tra la qualità dell’accoglienza e l’attrattività del territorio. Per incentivare la nascita di nuovi alberghi, capaci di garantire servizi completi e una gestione professionale oltre la frammentazione delle locazioni brevi, occorre una visione strategica di lungo periodo. Viterbo possiede un potenziale immenso, ma l’imprenditore investe con fiducia solo quando percepisce un brand territoriale solido e una destinazione capace di essere competitiva in ogni stagione. Solo consolidando l’identità della città si può passare da un’offerta parcellizzata a un sistema ricettivo strutturato e di ampie dimensioni.
Proprio in questi giorni è arriva la notizia che tutti sospettavano. L’80% delle strutture extraalberghiere nella Tuscia sarebbe “fuorilegge” per la Finanza. Il sospetto è che questa altissima percentuale rifletta anche i dati di Viterbo città. Qual è il suo commento? Come si è potuti giungere a questo?
Si tratta di dati talmente esagerati che lasciano quasi increduli, sarebbe necessario approfondire con ulteriori indagini per avere contezza della reale entità del fenomeno. La situazione in ogni caso è molto preoccupante e richiede interventi che affrontino il problema in maniera radicale. L’irregolarità diffusa non rappresenta solo un’evasione fiscale, ma un colpo durissimo alla professionalità di tutto il comparto. Chi gestisce attività regolari, siano esse alberghiere o extralberghiere, deve rispettare standard normativi e costi di gestione rigorosi; la concorrenza sleale derivante dall’abusivismo abbassa la qualità percepita dell’accoglienza, penalizzando gli operatori onesti. Ma c’è un aspetto ancora più grave: il mancato rispetto delle norme antiterrorismo e dell’obbligo di comunicazione degli ospiti alle autorità. Non dobbiamo dimenticare quanto accaduto in occasione dell’ultimo trasporto della Macchina di Santa Rosa, quando l’arresto di potenziali terroristi fu possibile solo grazie alla prontezza del gestore di una locazione turistica regolare. Chi opera nell’ombra elude questi controlli vitali, mettendo a rischio la sicurezza dell’intera comunità.
I dati 2025 ci dicono che gli ingressi ai musei sono cresciuti del 25%, segno che il turista cerca contenuti culturali forti. Viterbo punta a Capitale della Cultura 2033, un titolo prestigioso ma generico. Dal punto di vista commerciale, non sarebbe più efficace vendere Viterbo all’estero con un’identità ‘monopolista’, ovvero come ‘Capitale del Medioevo’, sfruttando asset unici come il Palazzo Papale, il Primo e più lungo Conclave della storia e San Pellegrino che nessuna altra città candidata possiede?
Il forte incremento nelle visite ai musei conferma che il turista è alla ricerca di un’identità storica definita. Il Medioevo è il nostro tratto distintivo più potente, un asset unico che ci permette di distinguerci nettamente. Identificare Viterbo come la Capitale del Medioevo è senza dubbio presupposto essenziale su cui puntare per la candidatura a Capitale Europea della Cultura 2033 e le dà una forza commerciale immediata. È altrettanto fondamentale, però, caratterizzare la città con eventi culturali costanti e di qualità che diano vitalità al territorio, trasformandolo in un centro culturale attivo e non solo in un museo a cielo aperto.
Il Comune ha incassato quasi 600.000 euro di tassa di soggiorno nel 2025, un record. Voi albergatori siete i primi esattori di questa imposta. Come Federalberghi, siete soddisfatti di come vengono reinvestiti questi soldi? Preferireste che venissero usati per micro-eventi sparsi o per finanziare un unico, grande progetto di marketing territoriale che posizioni Viterbo definitivamente sulle mappe internazionali?
Questo risultato è anche frutto del lavoro eseguito quotidianamente dalle strutture ricettive, che si impegnano nell’accoglienza e nella promozione del territorio e svolgono la funzione di esattori dell’imposta. Una volta affrontate le criticità più immediate, crediamo fermamente che i proventi debbano essere concentrati su progetti di ampio respiro e di marketing territoriale di alto livello, piuttosto che frammentati in piccoli interventi disarticolati. Questa è la strada corretta per posizionare stabilmente la città sui circuiti internazionali più prestigiosi e generare un ritorno reale per le attività produttive e l’occupazione.
I numeri sono ottimi: 184mila arrivi e 280mila presenze. Tuttavia, resta l’annoso problema delle permanenze ancora troppo corte. Il turista ‘mordi e fuggi’ riempie le strade ma lascia poco indotto. Qual è la ricetta degli albergatori per trattenere l’ospite per 3 notti? Non crede che manchi un’offerta esperienziale notturna (es. visite teatralizzate, eventi serali nel centro storico) che giustifichi il pernottamento in più?
Per superare il limite delle permanenze brevi, la ricetta vincente è la capacità di fare rete con l’intero territorio provinciale. Dobbiamo presentare Viterbo come l’hub naturale per scoprire la Tuscia. Integrando l’offerta del capoluogo con le eccellenze diffuse in tutta la provincia, dai siti archeologici ai borghi, offriamo al visitatore un motivo reale per prolungare il soggiorno. Se il turista percepisce Viterbo come la porta d’accesso a un’esperienza vasta e multiforme, che richiede tempo per essere esplorata integralmente, il pernottamento aggiuntivo diventa una conseguenza logica e necessaria. In ogni caso, sono ovviamente auspicabili eventi serali di qualità che integrino l’offerta esperienziale della città.

