In un Paese dove la difesa del suolo resta spesso terreno di emergenze e ritardi, Civita di Bagnoregio punta a proporsi come caso virtuoso di prevenzione e collaborazione inter-istituzionale
BAGNOREGIO – Le piogge eccezionali di gennaio 2026 hanno messo a dura prova il territorio nazionale e anche la Tuscia non è rimasta immune. Nel solo comune di Bagnoregio, secondo quanto comunicato dall’amministrazione, è caduto “circa un terzo della pioggia media annuale”, un dato che spiega l’intensità dei fenomeni franosi e delle criticità registrate in diverse aree della provincia di Viterbo.
Nel Lazio settentrionale, però, c’è un luogo che più di altri vive da sempre in equilibrio precario con la propria natura: Civita di Bagnoregio. Un osservato speciale permanente, “in ragione delle sue peculiari condizioni geologiche e morfologiche”. Fragilità note, studiate e monitorate, che hanno trasformato il borgo sospeso in uno dei contesti più analizzati a livello nazionale.
Dal 2021 il Comune ha istituito un Comitato Tecnico-Scientifico per la Tutela e Conservazione del Paesaggio Culturale di Civita di Bagnoregio, composto – viene sottolineato – da “molti tra i più autorevoli esperti italiani nel campo della geologia, della geotecnica e della difesa del suolo”, coordinati dal professor Claudio Margottini, presidente del gruppo italiano dell’International Association for Engineering Geology and the Environment e profondo conoscitore delle dinamiche geomorfologiche del sito.
“Si tratta di un’esperienza probabilmente unica nel panorama nazionale: esperti di altissimo profilo che mettono gratuitamente a disposizione le proprie competenze per il bene comune”, evidenziano l’amministrazione e il coordinatore del Comitato.
Il lavoro non è rimasto sulla carta. Uno studio condotto dal gruppo tecnico ha infatti messo in luce come, tra il 2016 e il 2022, si sia registrata “una significativa concentrazione di crolli e colate nell’area di arrivo del Ponte di Civita (lato Civita)”. Una criticità che il Comune ha recepito formalmente nel 2024, informando il Governo attraverso l’onorevole Mauro Rotelli.
La risposta è arrivata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri che, tramite il Commissario Straordinario per il Giubileo 2025, ha stanziato 3 milioni di euro destinati alla risoluzione del problema. Sono ora in corso “le indagini e gli studi propedeutici alla redazione del progetto esecutivo”, sempre sotto il coordinamento esclusivo del Comitato scientifico.
Il modello rivendicato dall’amministrazione è chiaro: “La comunità scientifica individua e analizza le aree a potenziale rischio; l’Amministrazione Comunale recepisce e struttura le proposte; il Governo centrale sostiene e finanzia la progettazione e l’attuazione degli interventi”.
In un Paese dove la difesa del suolo resta spesso terreno di emergenze e ritardi, Civita di Bagnoregio punta a proporsi come caso virtuoso di prevenzione e collaborazione inter-istituzionale. Senza negare le fragilità strutturali del territorio. “La consapevolezza delle fragilità non implica l’assenza futura di problemi – concludono – ma garantisce che ogni criticità sarà affrontata con il massimo livello di competenza scientifica e responsabilità istituzionale che il nostro Paese è in grado di esprimere”.
Un messaggio che, dopo le piogge record di gennaio, suona come una promessa ma anche come un impegno pubblico.

