Assolto invece l’addetto alla sorveglianza perché “il fatto non sussiste”
CIVITAVECCHIA – Si è concluso con una condanna e un’assoluzione il processo sulla morte di Simone Roca, il detenuto romano di 63 anni che il 16 settembre 2018 si tolse la vita nel carcere di Civitavecchia.
Il tribunale ha inflitto a un agente di polizia penitenziaria una pena di dieci mesi di reclusione per omicidio colposo – a fronte della richiesta del pubblico ministero di un anno e quattro mesi – oltre al pagamento di una provvisionale di 160mila euro in favore dei familiari della vittima. Responsabile civile è stato indicato il Ministero della Giustizia. È stato invece assolto con formula piena, “perché il fatto non sussiste”, l’addetto alla sorveglianza generale e coordinatore dell’istituto penitenziario.
La vicenda si inserisce in un 2018 particolarmente drammatico per le carceri di Viterbo e Civitavecchia, dove in pochi mesi si registrarono tre suicidi: a Mammagialla persero la vita Andrea Di Nino e Hassan Sharaf, mentre a Civitavecchia fu Simone Roca a impiccarsi nella cella di isolamento.
Roca, detenuto in attesa di giudizio e affetto da fragilità psichiche, fu trovato senza vita dopo essersi legato un lenzuolo alle sbarre della finestra. Secondo l’impianto accusatorio, in base a disposizioni interne adottate nei giorni precedenti, il detenuto avrebbe dovuto essere sottoposto a sorveglianza costante per prevenire gesti autolesivi.
La vigilanza prevedeva un controllo continuo, sia con presenza fisica davanti alla cella sia attraverso il monitoraggio delle telecamere interne, con particolare attenzione ai comportamenti del recluso. Il tribunale ha ora stabilito le responsabilità individuali, chiudendo uno dei procedimenti nati da quella stagione segnata da più tragedie negli istituti penitenziari del territorio.

