Napoli – Bambino con cuore danneggiato, il legale: “Non è più trapiantabile”

NAPOLI – Il bambino di due anni ricoverato al Monaldi di Napoli con un cuore danneggiato “non è più trapiantabile”. A dichiararlo è stato il legale della famiglia, Francesco Petruzzi, riferendo il parere “dell’ospedale Bambino Gesù” di Roma.

Il cuore impiantato in precedenza sarebbe risultato danneggiato durante il trasporto da Bolzano, dove si trovava il piccolo donatore. Secondo quanto emerso, l’organo sarebbe stato compromesso – definito “bruciato” – prima dell’intervento.

Vista la situazione la madre aveva lanciato un appello disperato: “Spero che arrivi presto un altro cuore. Oggi potrebbe essere sottoposto a un secondo trapianto, domani non sappiamo se sarà ancora possibile. Se non arriva un nuovo cuoricino entro quarantotto ore, potrebbe non farcela”.

L’inchiesta e i provvedimenti

Intanto la Procura di Napoli ha aperto un’inchiesta per fare piena luce sulla vicenda. Nei prossimi giorni verranno nominati esperti in trapiantologia e cardiologia per verificare il rispetto dei protocolli e accertare eventuali responsabilità, anche in relazione all’uso del ghiaccio secco per il trasporto dell’organo.

L’Azienda Ospedaliera dei Colli ha sospeso il servizio di trapianti pediatrici, insieme alla primaria e ai due chirurghi coinvolti. Sei sanitari risultano iscritti nel registro degli indagati.

La malattia e l’attesa durata due anni

La storia di Francesco inizia molto prima del 23 dicembre. “Abbiamo scoperto che soffriva di cardiomiopatia dilatativa quando aveva quattro mesi – racconta la madre -. Erano due anni che aspettavamo un cuore compatibile”.

Nonostante la malattia, fino al giorno della chiamata per il trapianto il bambino conduceva una vita quasi normale. «Seguiva una terapia farmacologica, giocava, mangiava regolarmente. Era a casa con noi». Poi l’intervento e l’inizio di un incubo.

Dopo l’operazione, i medici avrebbero spiegato alla famiglia che il nuovo cuore non riusciva a ripartire né a pompare sangue in modo adeguato. Il piccolo è stato quindi posto in coma farmacologico e collegato all’Ecmo, un macchinario che supporta temporaneamente le funzioni vitali.