Tarquinia – “Capolavoro” del sindaco Sposetti: 200mila euro per una duna “usa e getta” e il premio al tecnico “30 Denari”

Un progetto che sfida il senso del ridicolo: si spendono soldi pubblici per proteggere ciò che va demolito e si costruiscono barriere destinate a sparire in poche settimane. Al centro dell’operazione, l’architetto Sacconi, l’ex fedelissimo di AVS folgorato sulla via del PD

TARQUINIA – C’è un limite a tutto, tranne che all’audacia (o alla spregiudicatezza) della Giunta Sposetti. L’ultima delibera, la numero 21 del 16 febbraio 2026>, è un vero e proprio insulto alla logica e alle tasche dei cittadini di Tarquinia.

Con il pretesto della “salvaguardia del litorale”, l’amministrazione ha dato il via libera a un progetto da 200.000 euro che sembra scritto da un autore di teatro dell’assurdo.

La Duna del Paradosso: fatta per essere rimossa

Il cuore dell’intervento, progettato dall’architetto Roberto Sacconi, prevede la realizzazione di una duna artificiale temporanea per proteggere il Lido dalle mareggiate. Ma leggendo le carte, emerge l’incredibile: approvato a metà febbraio, il progetto stabilisce che la duna debba essere completamente rimossa e l’arenile spianato entro il 1° maggio 2026.

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In pratica, si spendono decine di migliaia di euro per un’opera che, tra burocrazia e cantieri, rischia di essere smantellata quasi contemporaneamente alla sua ultimazione. Un “mordi e fuggi” ingegneristico che ha il solo scopo di non perdere i fondi regionali, ma che si traduce in uno spreco di risorse per un lavoro che durerà quanto un battito di ciglia.

Proteggere le macerie: il caso “Cale”

Ma il culmine del non-senso si raggiunge alla ex base Cale. Qui il progetto prevede una barriera mobile “anti-mareggiata” in pali di castagno e lastre metalliche per proteggere la struttura. Peccato che, come noto, lo stabilimento sia destinato alla demolizione con fondi PNRR che scadono a marzo 2026.

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Perché spendere soldi oggi per proteggere un edificio che tra poche settimane dovrà essere abbattuto? È questo il modo di gestire il denaro pubblico? O forse la protezione serve solo a nascondere il fallimento dei tempi burocratici della Giunta?

Un “premio” da 20.000 euro per il voltagabbana?

E poi c’è il capitolo delle “spese tecniche”. Per un lavoro che storicamente a Tarquinia veniva risolto con un paio di trattori e poche migliaia di euro per qualche pannello, oggi spunta una parcella esosa.

Il quadro economico parla chiaro: oltre 20.000 euro (più oneri) per progettazione, direzione lavori e sicurezza, affidati allo Studio Sacconi.

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Negli ambienti politici il nome di Sacconi solleva più di un malumore. Ex militante di spicco di AVS (Alleanza Verdi e Sinistra), l’architetto è recentemente passato sotto l’ala del PD, sostenendo proprio quella giunta che oggi lo gratifica con questo incarico. Una coincidenza? O è il “prezzo” del tradimento politico, tanto da far guadagnare al tecnico l’impietoso soprannome di “30 denari”?

Mai in passato un sindaco aveva pagato cifre simili per la progettazione di una duna di sabbia e qualche palizzata.

Domani il Consiglio Comunale: l’opposizione batta un colpo

Domani si riunisce il Consiglio Comunale e l’occasione è troppo ghiotta per essere sprecata. L’opposizione ha il dovere di chiedere conto di questo scempio:

  1. Perché si pagano 20.000 euro di progettazione per opere che devono essere rimosse dopo poche settimane?

  2. Perché si protegge con barriere costose uno stabilimento (il Cale) già destinato alla ruspa?

  3. L’affidamento a Sacconi è figlio di competenze uniche o è un semplice premio fedeltà post-elettorale?

Il sindaco Sposetti risponda, se ne ha il coraggio. Tarquinia non è un bancomat per gli amici degli amici.