Viterbo tra sogno digitale e realtà di cartone. Il “caso” dell’evento “Un Bacio a Viterbo”

ROMA – Una città che ha una fame atavica di vivere il proprio centro storico. Lo hanno dimostrato i tanti cittadini che, richiamati dall’inaugurazione dell’iniziativa “Un Bacio a Viterbo”, hanno affollato le vie pronti a farsi coinvolgere. È la prova plastica di una comunità non rassegnata, che cova un desiderio latente di riappropriarsi dei propri spazi e aspetta solo l’innesco giusto.

Il miraggio dell’Intelligenza Artificiale

Per il lancio dell’evento, dall’ amministrazione, sono stati utilizzati video promozionali realizzati con l’Intelligenza Artificiale: immagini spettacolari che mostravano una Viterbo letteralmente invasa da installazioni monumentali, con Corso Italia sommerso da cuori in una cornice da fiaba. Un’operazione di hype potentissima che ha centrato l’obiettivo di attirare l’attenzione, ma che ha finito per ritorcersi contro gli organizzatori non appena i cittadini si sono scontrati con la realtà.

La Viterbo reale di questa mattina appariva infatti ben diversa da quella digitale. Le installazioni “monumentali” si sono rivelate, alla prova dei fatti, di dimensioni modeste, quasi invisibili nel contesto urbano.

a sinistra l’immagine IA a destra la realtà

Il peso della realtà: tra cadute e mimetismi

Il confronto tra i rendering e il posizionamento reale è impietoso. Un esempio su tutti: il Sagittario a Piazza della Repubblica. Nel video AI dominava la piazza; nella realtà si è rivelato una sagoma discreta che, ieri mattina, finiva nascosta dietro un’auto in sosta per poi, poco dopo, cadere rovinosamente a terra (rendendo necessario un intervento di riparazione).

Non va meglio in Via Saffi: il tripudio di colori e punti “instagrammabili” promessi virtualmente ha lasciato spazio a una via desolatamente spoglia. Persino il Cupido all’inizio del Corso soffre di un errore di posizionamento elementare: essendo rosso su uno sfondo di palloncini dello stesso colore, e relegato in un angolo, finisce per scomparire alla vista dei passanti.

a sinistra l’immagine IA a destra la realtà

L’ironia dei social e la piaga dell’inciviltà

Mentre sui social l’ironia corre veloce tra foto di palloncini già scoppiati e strutture precarie, resta l’amarezza per la mancanza di sorveglianza notturna. Tuttavia, c’è poco da ridere: se da un lato l’errore organizzativo è evidente, dall’altro emerge l’inciviltà di una parte della cittadinanza. Le segnalazioni di palloncini fatti scoppiare deliberatamente e di vandalismi ai danni delle installazioni confermano che l’educazione civica, in città, sembra ormai un ricordo sepolto.

Concretezza, non illusioni

In un centro storico che soffre una crisi profonda – tra saracinesche abbassate, botteghe storiche che chiudono, spopolamento e microcriminalità – giocare con le aspettative è un lusso che Viterbo non può permettersi. “Questa città ha già sopportato tanto, merita verità e non illusioni”, commenta un residente. Un commerciante storico rincara la dose: “La gente è uscita perché ci crede, ma non può essere presa in giro”.

Questa analisi non vuole essere un attacco fine a se stesso, ma una critica propositiva. Martina Campanella ha appena iniziato il suo complesso incarico come manager di Spazio Viterbo: a lei va data fiducia e il tempo necessario per operare. Nessuno pretende miracoli immediati, ma è fondamentale che l’amministrazione impari a “frenare l’entusiasmo” comunicativo quando non supportato dai fatti.

Una lezione per il futuro

“Un Bacio a Viterbo” deve servire da lezione. La comunicazione aggressiva e patinata dell’IA è uno strumento potente, ma se il prodotto reale non è all’altezza, l’unico risultato è l’erosione della fiducia.

I cittadini oggi hanno fatto la loro parte, uscendo di casa in massa. Ora tocca a chi gestisce il rilancio della città fare la propria: promettere solo ciò che si può realmente mantenere.

Meglio un evento piccolo ma curato nei minimi dettagli, piuttosto che un sogno digitale che svanisce non appena si mette piede sul selciato di Corso Italia. Viterbo ha bisogno di concretezza, non di miraggi.