LATINA – Un sistema di scambi illeciti, tangenti promesse e controlli omessi per favorire progetti immobiliari e ampliamenti industriali. È questo lo scenario delineato dall’inchiesta della Procura di Latina che ha portato oggi ai domiciliari un consigliere e un dirigente comunale.
La città di Cisterna di Latina si risveglia scossa da un’operazione del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza. Su ordine della GIP Barbara Cortegiano, i militari hanno eseguito stamane misure cautelari che colpiscono i vertici politici e amministrativi del Comune pontino, a seguito di un’indagine coordinata dal pubblico ministero Valentina Giammaria.
Gli arresti e le misure
Al centro dell’inchiesta ci sono due nomi di peso: Renio Monti, consigliere provinciale e comunale, e Luca De Vincenti, dirigente del settore Urbanistica del Comune di Cisterna. Per entrambi sono stati disposti gli arresti domiciliari.
L’ordinanza ha colpito anche altri professionisti: l’architetto Eleonora Boccacci e Domenico Monti sono stati destinatari dell’obbligo di firma (presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria). Risultano invece indagati, ma senza l’applicazione di misure restrittive, gli imprenditori Gabriele Califano e David D’Ercole.
I due filoni dell’inchiesta: dai progetti “pilotati” alle mazzette
L’indagine, nata da un esposto e sviluppatasi attraverso complesse attività di verifica, si divide in due filoni principali che mettono a nudo presunte condotte corruttive nell’ufficio urbanistico.
1. Lo studio di architettura “consigliato”
Il primo episodio riguarda la realizzazione di un fabbricato a destinazione mista (commerciale e servizi). Secondo l’ipotesi accusatoria, un imprenditore sarebbe stato indotto da funzionari comunali a rivolgersi a uno specifico studio di architettura per ottenere l’approvazione del progetto. Il “prezzo” dell’accordo sarebbe stato una tangente di 75.000 euro, di cui 20.000 già effettivamente versati, per garantirsi il via libera amministrativo.
2. L’ampliamento industriale con il “trucco”
Il secondo filone coinvolge direttamente il dirigente De Vincenti. L’accusa ipotizza il pagamento di una mazzetta da 40.000 euro da parte di un imprenditore per sbloccare la pratica di ampliamento di un sito produttivo. In questo caso, il dirigente avrebbe firmato il parere favorevole di regolarità tecnica nonostante fosse consapevole della presenza di gravi irregolarità edilizie negli edifici esistenti, omettendo deliberatamente i controlli dovuti.
Il contesto delle indagini
L’operazione odierna arriva dopo una serie di interrogatori preventivi svoltisi nei giorni scorsi, segno di un quadro probatorio che la Procura ritiene solido e “grave”. Tuttavia, come ricordato dalle stesse autorità in ossequio all’Articolo 27 della Costituzione, il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari: per tutti gli indagati vige il principio di presunzione di non colpevolezza fino a un’eventuale sentenza definitiva.
Cisterna si trova ora ad affrontare una nuova tempesta giudiziaria che mette sotto la lente d’ingrandimento la gestione del territorio e la trasparenza degli uffici tecnici, un tema sensibilissimo per la comunità pontina.

