Diario di un immobilismo lungo 40 anni e la nuova rotta dell’urbanistica cittadina spiegata dall’Assessore Emanuele Aronne in video da lui pubblicato via social
VITERBO – La comunicazione politica passa sempre più spesso dai social, e a Viterbo l’assessore all’Urbanistica, Emanuele Aronne, ne ha fatto un vero e proprio format. Con la sua rubrica “Carta Canta”, Aronne utilizza video brevi, grafiche chiare e documenti d’archivio per spiegare ai cittadini le complessità della macchina amministrativa. L’ultima puntata affronta un tema cruciale per il capoluogo della Tuscia: la storia (e il futuro) urbanistica del Centro Storico.
Dal video emerge un quadro spietato delle passate amministrazioni, ma anche una promessa imminente di cambiamento radicale. Ecco cosa sta per succedere.
La paralisi del 1979: quando San Faustino e San Pellegrino erano “la stessa cosa”
Il video ripercorre le tappe di un vero e proprio stallo burocratico. Le regole con cui oggi si gestisce il cuore di Viterbo risalgono al Piano Regolatore del 1979. All’epoca, per il centro storico, si rimandava semplicemente a una “successiva pianificazione”. Il risultato? Un paradosso normativo che dura da decenni: quartieri con anime, architetture e necessità completamente diverse, come il rione popolare di San Faustino e quello medievale di San Pellegrino, vengono trattati dalla legge esattamente allo stesso modo.
Aronne non risparmia stoccate alla politica del passato, ricordando le occasioni perse:
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1990: Viene redatto un “Piano Quadro del Centro Storico”, ma la politica di allora fa marcia indietro all’ultimo, declassandolo a semplice indicazione di massima. Tutto rimane come prima.
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2018: L’amministrazione Michelini, ormai a fine mandato, approva un Masterplan redatto dall’Università “La Sapienza”. Un ottimo punto di partenza, sottolinea Aronne, che però nasce già con l’etichetta di “lettera morta” a causa delle tempistiche politiche.
2023: La svolta e la divisione in “Zone Omogenee”
La rinascita del centro – sostiene l’assessore – non può prescindere da regole certe e al passo coi tempi. Ed è qui che si inserisce l’azione dell’attuale amministrazione. Nel 2023, il Comune ha commissionato nuovamente all’Università La Sapienza il supporto scientifico per redigere un vero Piano di Recupero del Centro Storico.
Secondo quanto riportato nel video, la stesura del documento è ormai “quasi terminata” e si basa su un principio di buonsenso finora ignorato: la divisione del centro in zone omogenee.
Cosa cambia per i cittadini e gli investitori?
L’approvazione di questo nuovo strumento urbanistico promette di essere un punto di svolta per l’economia e la vivibilità di Viterbo dentro le mura. I vantaggi chiave presentati nel video sono tre:
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Regole su misura: Ogni zona omogenea avrà le proprie regole specifiche, rispettando finalmente le diverse vocazioni dei vari quartieri.
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Via libera alle ristrutturazioni: Fino ad oggi le maglie strette del ’79 permettevano quasi esclusivamente opere di “manutenzione edilizia”. Con il nuovo piano, si potranno finalmente effettuare vere e proprie ristrutturazioni, sbloccando il recupero di immobili fatiscenti o inutilizzati.
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Attrarre investimenti: Procedure più chiare e un nuovo portale digitale / GIS a supporto di tecnici e cittadini renderanno molto più semplice (e sicuro) investire nel centro storico.
Il video dell’assessore Aronne si ferma all’aspetto tecnico e burocratico, ma offre – forse involontariamente – un assist per una riflessione politica più ampia. Soprattutto oggi.
Anche nelle ultime settimane abbiamo assistito a un forte dibattito cittadino sulle priorità di questa amministrazione, culminato con le critiche agli eventi dell’ultimo weekend come “Viterbo città del bacio”. Iniziative spot che mirano a portare gente in centro, certo, ma che si scontrano con la realtà di mura che cadono a pezzi.
Ecco, il paradosso è tutto qui: le spiegazioni urbanistiche di Aronne ci ricordano esattamente quale dovrebbe essere il vero punto di partenza. Per far rivivere i palazzi storici, le piazze e le vie medievali di Viterbo non bastano le luminarie, i baci o le buone intenzioni del weekend: servono le fondamenta, servono gli strumenti urbanistici.
Ben venga quindi il nuovo Piano di Recupero. La speranza è che l’amministrazione intera capisca che il rilancio del centro storico passa prima dai cantieri e dalle ristrutturazioni, e solo dopo dai festeggiamenti. Altrimenti, continueremo a organizzare bellissimi eventi in un salotto che cade a pezzi.

Il video:

