VITERBO – Un silenzio profondo, quasi innaturale, ha avvolto il sagrato dell’Abbazia di San Martino al Cimino al termine dell’ultimo saluto a Giovanni Bernabucci.
La frazione viterbese si è fermata per rendere omaggio all’uomo di 53 anni, brutalmente ucciso lo scorso 13 febbraio nel quartiere Santa Lucia, vittima di una furia cieca che ha lasciato un’intera città nello sgomento.
L’omelia di Don Fabrizio: “Silenzio davanti alla morte”
La maestosa chiesa di San Martino, nonostante le sue imponenti dimensioni, non è riuscita a contenere la folla oceanica accorsa per l’esequie. All’interno, un’atmosfera di dolore e smarrimento, descritta con delicatezza da Don Fabrizio Pacelli durante l’omelia.
“La sua famiglia vive dolore e smarrimento — ha affermato il sacerdote — Dinnanzi alla morte, sempre, è necessario fare tacere tutto e lasciare spazio solo alla parola di Dio. La speranza per noi ha un volto, è quello di Gesù. Non dobbiamo fermarci, perché non abbiamo perduto per sempre Giovanni. Lo ritroveremo con Dio”.
Parole volte a lenire una ferita ancora aperta, rivolte in particolare ai familiari stretti e al figlio più grande, che in prima fila è rimasto come un baluardo accanto alla bara del padre, lo sguardo fisso sulla foto posta sopra il feretro.
Accanto alla famiglia, una rappresentanza massiccia degli Ultras della Lazio. Giovanni era un pilastro del tifo organizzato, e i suoi compagni di gradinata hanno voluto onorarlo con una presenza composta ma vibrante. Tra sciarpe tese e sguardi lucidi, il mondo della curva si è stretto attorno al suo “fratello”, testimoniando un legame che va oltre il tempo.
Poi, improvviso, quel silenzio carico di rispetto che ha unito amici d’infanzia, ex compagni di scuola e semplici cittadini.
Mentre la comunità di San Martino piange la sua perdita, l’attenzione resta alta anche sul fronte delle indagini. David Ernesti, l’unico accusato dell’omicidio di Bernabucci, resta in stato di fermo.
L’uomo è stato recentemente trasferito presso la casa circondariale di Ferrara: uno spostamento deciso dalle autorità per questioni di sicurezza, segno del clima di fortissima tensione e indignazione che l’omicidio ha generato nel capoluogo viterbese.
“Ce lo hanno strappato via”
Resta l’amarezza per una vita spezzata in modo assurdo. Giovanni Bernabucci viene ricordato da tutti come un uomo dedito al lavoro e alla famiglia, la cui esistenza è stata interrotta bruscamente da chi condivideva con lui la quotidianità del vicinato e della professione. Una tragedia che San Martino non dimenticherà facilmente.









